Il medico ed autorevole conoscitore delle viti valdostane affermava che la varietà fosse originaria della Borgogna introdotta in Valle d’Aosta tramite il Barone di Champorcher. Fino alla fine dell'800 era uno dei vitigni più diffusi in Valle, purtroppo la filossera e l'introduzione di nuovi vitigni lo hanno quasi portato all’estinzione, confuso spesso con il Petit Rouge e coltivato solo da alcuni anziani viticoltori.

(Le radici valdostante del Cornalin Dall’estinzione alla rinascita degli anni ‘80)
(foto: www.valais.ch)

Solo all'inizio degli anni Ottanta, grazie all'Istituto agricolo regionale, è stato recuperato insieme alle altre varietà autoctone minori. Oggi la sua coltivazione si estende fino ad una altezza di 700 metri sulla destra e, in parte, sulla sinistra orografica della Dora Baltea, tra i comuni di Arnad ad Arvier. Diffuso soprattutto nei vecchi vigneti di Aymavilles, molto spesso in associazione con il Petit rouge ed il Fumin: non esistono vigneti a coltura specializzata, ma le sue uve concorrono alla produzione di alcuni grandi rossi Valle d'Aosta Doc.

ll termine dialettale per identificare questo vitigno è Broblanc tradotto significa tralcio bianco, una delle caratteristiche vegetative del Cornalin. Il vino ha un colore rosso rubino intenso tendente al granato se invecchiato. Profumo intenso, sensazioni di frutti di bosco, floreale di violetta e rosa rossa, una chiusura speziata accentuata dall’invecchiamento. Piacevolmente tannico, si accompagna a primi piatti strutturati, secondi di carni bianche e rosse, formaggi stagionati, salumi e, se invecchiato, con selvaggina e formaggi erborinati.