Forse per la gioia del brindisi? Anche. Ho iniziato con il brindare assieme a Mario Busso, curatore con Alessandro Scorsone, della guida Vinibuoni d’Italia edita dal Touring, alla splendida notizia comunicata sul palco del teatro di Merano alla presentazione ufficiale della suddetta guida. Una rappresentate dell’editore ci ha sorpreso tutti dichiarando che la guida è in ristampa. Ma come? Appena presentata e già in ristampa?

(Poche degustazioni ma mirate Così gli eventi enologici cambiano gusto)

Si parla tanto di crisi della carta stampata e ancora di più della crisi delle guide e invece questa guida, che è rivolta solo ai vitigni autoctoni, è addirittura in ristampa. Con cosa abbiamo brindato? Con due Trento Doc che mi ammaliano costantemente. Il primo di Maso Martis Trento Doc Riserva Brut Madame Martis 2008. Che eleganza, che corpo seducente e muscoloso, che lunghezza, che piacevolezza. Il secondo, altro 2008, il Trento Doc Riserva Brut 976 Riserva del Fondatore di Lucia Letrari. L’evoluzione fatta bollicine con quella giusta ossidazione che crea una cremosità incomparabile.

Il giorno successivo non mi sono fatta scappare l’orizzontale di Bruno Paillard guidata da uno dei più grandi conoscitori di champagne mondiale, Costantino Antonio Gabardi, che ci ha portato a spasso per i vari cru di quel territorio unico. Sono rimasta affascinata da tutti ma due resteranno per sempre impressi nella memoria. Il Cuvée 72, che deriva da 36+36 ovvero 72 mesi di affinamento prima di essere venduto. Questo prodotto è limitato al mercato italiano ed è stato presentato nel gennaio 2017. Costantino l’ha definito «la quintessenza della pazienza dove la decadenza è una rinascita». Il suo naso è un tripudio di frutta secca, funghi essiccati, ostriche, castagne e zafferano. La complessità olfattiva fatta champagne.

(Poche degustazioni ma mirate Così gli eventi enologici cambiano gusto)

Il secondo Bruno Paillard, stratosferico, il nuovo Dosaggio Zero portato al Merano Wine Festival in anteprima. Composto da vini di più di 30 cru, provenienti dalla parte nord della montagna di Reims, composto da 50% Pinot Meunier, 25% Pinot Noire e il rimanente Chardonnay. Il 50% dei vini è di riserva in parte fermentati in botte e conservati in acciaio. Ancora giovane ma con delle prospettive di altissima potenza. Grande è la sua cremosità con tantissime spezie, cannella e chiodi di garofano e cardamomo, dove però l’anice stellato la fa da padrone. Sentori che cambiano ad ogni olfazione. Immensa la persistenza e il carattere e la burrosità che crescono con l’aumento della temperatura. Che dire se non che le masterclass del Merano Wine Festival sono una vera goduria e fanno anche del bene.

(Poche degustazioni ma mirate Così gli eventi enologici cambiano gusto)

Ogni anno gli introiti vanno ad enti benefici. Altro giorno, altra degustazione. Questa volta al nuovo spazio denominato The Circle, vicino al ponte dei giardini di Sissi, dove la padrona di casa, Manuela Popolizio, ha deliziato i partecipanti con proposte intriganti. Io mi sono fatta “intrigare” da “Durello e ostriche”. Poco da dire, per quasi la totalità dei Durello metodo classico degustati, l’abbinamento con le ostriche è risultato armonico e di grande piacevolezza. Devo anche dire che ho utilizzato il metodo, non so se canonico, di versare poche gocce di spumante direttamente all’interno dell’ostrica per poi assaporarla. Mai mi era successo di essere così soddisfatta dal matrimonio spumante/ostriche. Il Durello metodo classico, che tra un poco si chiamerà solo Monti Lessini, sta crescendo di giorno in giorno. Anche perché gli affinamenti si allungano e il carattere risulta essere sempre più spiccato e seducente.

Per informazioni: www.masomartis.it
www.champagnebrunopaillard.com
www.montilessini.com