Trentodoc, le bollicine di montagna per nove giorni in degustazione a Milano
Lo spumante Metodo Classico di montagna è protagonista nel capoluogo lombardo fino al 6 ottobre. Un evento che vuole raccontare con la testimonianza dei produttori una storia di passione e promozione di un territorio
Durante i nove giorni dell’evento una ventina di locali ospita aperitivi, cene e degustazioni che mettono in primo piano le etichette delle case spumantistiche associate all’Istituto Trentodoc che hanno aderito all’iniziativa, il loro stile, le caratteristiche e l’identità territoriale.

Uve selezionate, territorio trentino con vigneti fino a 900 metri sul livello del mare, rifermentazione in bottiglia, contatto prolungato con i lieviti e una metodologia preservata da generazioni di viticoltori sono le caratteristiche che conferiscono unicità ai Metodo Classico Trentodoc.
Questo appuntamento vuole essere l’occasione per conoscere meglio Trentodoc, fra i primi al mondo e il primo in Italia (1993) - come Metodo Classico - ad aver ottenuto la Denominazione di origine controllata. Oggi sono 51 le case spumantistiche trentine che fanno parte dell’Istituito. Grandi e piccole realtà che propongono circa 130 etichette.
Nell’ambito della manifestazione, di rilievo l’appuntamento dedicato agli operatori professionali che l’1 ottobre si sono dati appuntamento al The Westin Palace, dove 31 aziende, in collaborazione con l’Ais Milano, hanno presentato in degustazione le proprie bottiglie, circa 90 referenze. Nel corso della giornata, Roberto Anesi, Miglior Sommelier Ais 2017, ha condotto un seminario che ha approfondito il tema “Trentodoc, viaggio nei vigneti di montagna”.
«Il Trentino - ha spiegato Anesi - vanta una superficie vitata di 10mila ettari, il 70% dei quali con uve a bacca bianca, per una produzione spumantistica annua di circa 8 milioni di bottiglie. Un territorio molto variegato, 100 terre in una, dal nord del lago di Garda alle vette innevate delle Dolomiti, con vigneti che si arrampicano su quote che oscillano dagli 80 ai 900 metri».

Le condizioni geoclimatiche favoriscono l’escursione termica tipica dell’ambiente alpino. In questo particolare contesto, agevolate anche dalla natura del terreno, soprattutto porfido e calcare dolomitico, maturano le uve Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco e Meunier che costituiscono la base spumante per i Trentodoc. Vini che dopo la rifermentazione in bottiglia sanno esprimere sapidità, freschezza, intensità ed eleganza, mantenendo un equilibrio stabile tra morbidezza e misurata acidità.
Al workshop di Anesi ha fatto seguito una degustazione di sette bottiglie rappresentative di un’identità territoriale ormai ben definita. I sommelier, nell’ordine, hanno servito i Trentodoc Ferrari Perlé Zero Cuvée Zero 11 s.a., Bellaveder Brut Nature Riserva 2013, Revì Paladino 2012, Abate Nero Domini 2012, Altemasi Riserva Graal 2011, Maso Martis Extra Brut Rosé Bio 2014, +4 Rosé Riserva Letrari 2010.
Per informazioni: www.trentodoc.com

Uve selezionate, territorio trentino con vigneti fino a 900 metri sul livello del mare, rifermentazione in bottiglia, contatto prolungato con i lieviti e una metodologia preservata da generazioni di viticoltori sono le caratteristiche che conferiscono unicità ai Metodo Classico Trentodoc.
Questo appuntamento vuole essere l’occasione per conoscere meglio Trentodoc, fra i primi al mondo e il primo in Italia (1993) - come Metodo Classico - ad aver ottenuto la Denominazione di origine controllata. Oggi sono 51 le case spumantistiche trentine che fanno parte dell’Istituito. Grandi e piccole realtà che propongono circa 130 etichette.
Nell’ambito della manifestazione, di rilievo l’appuntamento dedicato agli operatori professionali che l’1 ottobre si sono dati appuntamento al The Westin Palace, dove 31 aziende, in collaborazione con l’Ais Milano, hanno presentato in degustazione le proprie bottiglie, circa 90 referenze. Nel corso della giornata, Roberto Anesi, Miglior Sommelier Ais 2017, ha condotto un seminario che ha approfondito il tema “Trentodoc, viaggio nei vigneti di montagna”.
«Il Trentino - ha spiegato Anesi - vanta una superficie vitata di 10mila ettari, il 70% dei quali con uve a bacca bianca, per una produzione spumantistica annua di circa 8 milioni di bottiglie. Un territorio molto variegato, 100 terre in una, dal nord del lago di Garda alle vette innevate delle Dolomiti, con vigneti che si arrampicano su quote che oscillano dagli 80 ai 900 metri».

Roberto Anesi
Le condizioni geoclimatiche favoriscono l’escursione termica tipica dell’ambiente alpino. In questo particolare contesto, agevolate anche dalla natura del terreno, soprattutto porfido e calcare dolomitico, maturano le uve Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco e Meunier che costituiscono la base spumante per i Trentodoc. Vini che dopo la rifermentazione in bottiglia sanno esprimere sapidità, freschezza, intensità ed eleganza, mantenendo un equilibrio stabile tra morbidezza e misurata acidità.
Al workshop di Anesi ha fatto seguito una degustazione di sette bottiglie rappresentative di un’identità territoriale ormai ben definita. I sommelier, nell’ordine, hanno servito i Trentodoc Ferrari Perlé Zero Cuvée Zero 11 s.a., Bellaveder Brut Nature Riserva 2013, Revì Paladino 2012, Abate Nero Domini 2012, Altemasi Riserva Graal 2011, Maso Martis Extra Brut Rosé Bio 2014, +4 Rosé Riserva Letrari 2010.
Per informazioni: www.trentodoc.com


