Ammazza, direbbero i romani! Sempre da etichetta, si legge che è una Doc del 2016 controllata dal Ccpb organismo del Mipaaf. Nulla da eccepire sulle sigle, qualche dubbio sulla descrizione del vino che ho bevuto con una certa soggezione vista cotanta prosa.

(Trebbiano di Lugana, etichetta da urlo Ma la qualità scarseggia)

Assieme ad un paio di amici ho tentato di capire dove sentire il retrogusto di mela Golden, ma anche di anice, ma anche di mandorla e pure rintracciare alcuni minerali -quali? - con l'immancabile sapidità. Un amico ha sentito addirittura il retrogusto di mela Marlene... suvvia. A tal proposito mi viene alla mente quanto disse alla Rocca di Lonato il padre-scopritore della Lugana Michele Vescia al convegno per i 50 anni del Consorzio: «Adesso avete il vento in poppa, il mercato è vostro, il o la Lugana svuota le cantine dei produttori in direzione soprattutto Germania. Non avete insomma problemi di vendite perché la domanda è superiore alla produzione. Ma attenzione: basta un errore, un mancato controllo, un livellamento verso il basso della qualità e un eccesso di superbia per rimanere in cantina invenduti.15 milioni di bottiglie sono bel traguardo, ma si fa presto a passare dagli altari alla polvere».

E alla Lugana potrebbe calzare a pennello, con una acrobazia letteraria, una frase di Oscar Wilde: “La felicita non è tutto ciò che si desidera, ma desiderare ciò che si ha (…) alcuni portano felicità ovunque essi vadano, altri ogni volta che se ne vanno”. Varrà anche per un buon bicchiere di vino bianco?