Da una terra vocata ai grandi vini il “3 Carati” 2014 di Avide
La famiglia Demostene, ragusana, vanta una pletora di avvocati e notai, insomma di persone di legge, magari inconsciamente influenzata dall’omonimia con Demostene, famoso oratore e avvocato dell’antica Grecia
Come tante famiglie siciliane da secoli possiede terreni agricoli da cui fin dal 1882 ricava vino. Dopo esattamente 100 anni questa azienda, che produceva principalmente olio di oliva e vino come si faceva una volta senza alcuna nozione enologica, si trasforma. Nasce così il marchio “Avide” e per prima cosa si decide di abbandonare il vecchio palmento all’antica che era a Chiaramonte Gulfi. Se ne realizza a Comiso uno nuovo che una volta era lontano dal centro abitato che oggi l’ha inglobato, si acquistano nuovi terreni e si razionalizza la produzione estirpando i vecchi vigneti con molto Trebbiano e se ne impiantano nuovi a controspalliera. L’ultima dei Demostene ad occuparsi dell’azienda è Maria Stella che ormai ha abdicato in favore dei figli, specialmente Marco Calcaterra, agronomo ed enologo che se ne occupa a tempo pieno ricoprendo anche la carica di amministratore delegato.

Oggi sono 25 ettari a Chiaramonte Gulfi, 30 a Vittoria, 25 ad Acate: Nero d’Avola, Frappato, Insolia, poco Cabernet Sauvignon e ancor meno Grillo e Syrah. Dodici etichette di cui dal 2008 anche 2 spumanti metodo Classico da uve Frappato. Il nocciolo duro è chiaramente costituito dal Cerasuolo di Vittoria, unico Docg siculo, e dal Nero d’Avola, il vitigno più noto della Sicilia, che in questa parte dell’isola avrebbe origine e dove a detta di molti viene particolarmente bene. I vigneti sono ormai in biologico che sarà riportato in etichetta con la futura vendemmia. Marco ha avuto l’intelligenza e la modestia di non fidarsi solo delle sue capacità per cui dal 2014 quando ha deciso di trasformare l’azienda in bio si è servito di un consulente: Carlo Ferrini, nome tra i più noti dell’enologia.

Le direttive di Ferrini si sono concentrate per prima cosa sul vigneto, niente di nuovo per carità, ma poiché è da lì che nasce il vino buono non sono mai troppe le attenzioni e le cure per ottenere uve le più sane e con meno trattamenti. Si sono iniziate un’accurata irrigazione di soccorso atta a mantenere le viti in stress idrico controllato, la vendemmia in cassette da soli 10 kg e il trasporto in cantina nella maniera più accurata e veloce; un’uva ed un mosto sani non hanno bisogno di particolari processi fisico-chimici, che quindi sono ridotti al lumicino. Poi l’uso maniacale delle basse temperature durante tutte le fasi, regolate per varietà e per obiettivo, chiarifiche statiche sotto zero, quando effettuate, e non uso di coadiuvanti o di prodotti enologici, per altro assolutamente leciti, ma che modificano la naturalità e le caratteristiche intrinseche dei vitigni. Ormai Marco conduce la produzione con le sue capacità, forte dell’esperienza acquisita.

Della produzione di 180mila bottiglie recensiamo l’unico Nero d’Avola in purezza, il 3 Carati, il cui nome è già un omaggio al territorio, caratterizzato dalla paesaggistica presenza degli alberi del carrubo, dal cui seme è stato stabilito il carato quale unità di misura delle gemme e dell’oro. Le uve provengono dalla contrada Bastonaca in Vittoria, terreni sabbiosi con argille a quote sui 220 metri. Quando serve selezione attenta dei grappoli, fermentazione a temperatura controllata e lieviti selezionati, 2 rimontaggi al giorno; dopo la pressatura soffice un affinamento per un anno in acciaio, poi la metà va in legni piccoli di 2° e 3° passaggio, niente chiarifica, filtrazione e pochissimi solfiti aggiunti, molto meno della quantità permessa in biologico.

Degustiamo l’annata 2014, che Marco definisce eccezionale, la prima con Ferrini. Nel calice il colore è rubino con riflessi porpora. All’olfatto ha bisogno di prendere aria, di respirare per poi esprimere un equilibrio composto da sensazioni di frutta rossa, amarene e prugne su tutte, di spezie, di caffè, di erba secca. Coinvolgente. Al palato si rivela ancora giovane, fresco, di buona struttura ed armonia tannico-acida, un finale leggermente e piacevolmente amarognolo. Un bel Nero d’Avola capace di affrontare al meglio ancora parecchi anni. Sono 7.200 le bottiglie che potete trovare a 19 euro. Abbinatelo con salsiccia di maiale alla griglia e con un formaggio ragusano Dop non troppo invecchiato.
Per informazioni: www.avide.it

Marco Calcaterra
Oggi sono 25 ettari a Chiaramonte Gulfi, 30 a Vittoria, 25 ad Acate: Nero d’Avola, Frappato, Insolia, poco Cabernet Sauvignon e ancor meno Grillo e Syrah. Dodici etichette di cui dal 2008 anche 2 spumanti metodo Classico da uve Frappato. Il nocciolo duro è chiaramente costituito dal Cerasuolo di Vittoria, unico Docg siculo, e dal Nero d’Avola, il vitigno più noto della Sicilia, che in questa parte dell’isola avrebbe origine e dove a detta di molti viene particolarmente bene. I vigneti sono ormai in biologico che sarà riportato in etichetta con la futura vendemmia. Marco ha avuto l’intelligenza e la modestia di non fidarsi solo delle sue capacità per cui dal 2014 quando ha deciso di trasformare l’azienda in bio si è servito di un consulente: Carlo Ferrini, nome tra i più noti dell’enologia.

Le direttive di Ferrini si sono concentrate per prima cosa sul vigneto, niente di nuovo per carità, ma poiché è da lì che nasce il vino buono non sono mai troppe le attenzioni e le cure per ottenere uve le più sane e con meno trattamenti. Si sono iniziate un’accurata irrigazione di soccorso atta a mantenere le viti in stress idrico controllato, la vendemmia in cassette da soli 10 kg e il trasporto in cantina nella maniera più accurata e veloce; un’uva ed un mosto sani non hanno bisogno di particolari processi fisico-chimici, che quindi sono ridotti al lumicino. Poi l’uso maniacale delle basse temperature durante tutte le fasi, regolate per varietà e per obiettivo, chiarifiche statiche sotto zero, quando effettuate, e non uso di coadiuvanti o di prodotti enologici, per altro assolutamente leciti, ma che modificano la naturalità e le caratteristiche intrinseche dei vitigni. Ormai Marco conduce la produzione con le sue capacità, forte dell’esperienza acquisita.

Della produzione di 180mila bottiglie recensiamo l’unico Nero d’Avola in purezza, il 3 Carati, il cui nome è già un omaggio al territorio, caratterizzato dalla paesaggistica presenza degli alberi del carrubo, dal cui seme è stato stabilito il carato quale unità di misura delle gemme e dell’oro. Le uve provengono dalla contrada Bastonaca in Vittoria, terreni sabbiosi con argille a quote sui 220 metri. Quando serve selezione attenta dei grappoli, fermentazione a temperatura controllata e lieviti selezionati, 2 rimontaggi al giorno; dopo la pressatura soffice un affinamento per un anno in acciaio, poi la metà va in legni piccoli di 2° e 3° passaggio, niente chiarifica, filtrazione e pochissimi solfiti aggiunti, molto meno della quantità permessa in biologico.

Degustiamo l’annata 2014, che Marco definisce eccezionale, la prima con Ferrini. Nel calice il colore è rubino con riflessi porpora. All’olfatto ha bisogno di prendere aria, di respirare per poi esprimere un equilibrio composto da sensazioni di frutta rossa, amarene e prugne su tutte, di spezie, di caffè, di erba secca. Coinvolgente. Al palato si rivela ancora giovane, fresco, di buona struttura ed armonia tannico-acida, un finale leggermente e piacevolmente amarognolo. Un bel Nero d’Avola capace di affrontare al meglio ancora parecchi anni. Sono 7.200 le bottiglie che potete trovare a 19 euro. Abbinatelo con salsiccia di maiale alla griglia e con un formaggio ragusano Dop non troppo invecchiato.
Per informazioni: www.avide.it

