Gli storici saloni di Palazzo Altieri a Roma hanno ospitato l’evento organizzato da Le Famiglie dell’Amarone d’Arte per presentare un progetto volto a promuovere il vino icona della Valpolicella nel mondo. Varie iniziative si svolgeranno nel corso di un tour che, dopo la prima tappa nella Capitale, si sposterà in Piemonte e a Venezia, per poi varcare l’Oceano e proseguire per il Canada e gli Stati Uniti.

(È partito da Roma il tour de Le Famiglie dell’Amarone d’Arte)

Non è stata casuale la scelta della prestigiosa sede romana, perché proprio qui nel 2009 Sandro Boscaini dell’azienda Masi annunciò la nascita dell’associazione Le Famiglie dell’Amarone d’Arte su iniziativa di 10 produttori storici. Oggi i soci sono diventati 13: Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato. Presidente dallo scorso anno è Maria Sabrina Tedeschi, affiancata dai vicepresidenti Pierangelo Tommasi e Alberto Zenato.

Scopo dell’iniziativa annunciata è quello di rafforzare il posizionamento dell’Amarone sia nei principali mercati extraeuropei che in quello nazionale, con un programma di appuntamenti in collaborazione con la Bottega del Vino di Verona e con l’Accademia del Barolo. Il tour italiano si concluderà a Venezia a marzo del prossimo anno. Nell’occasione è stato anche fatto il punto sulla vendemmia che malgrado i problemi climatici si dimostra promettente.

«Le premesse - ha detto Maria Sabrina Tedeschi - sono del tutto positive ed evidenziano in filigrana l’impronta tipica di una buona annata. Le nostre uve, sottoposte ad un’accurata cernita, hanno un livello qualitativo paragonabile a quello del 2015. Non ci sono state gelate primaverili e lo sviluppo vegetativo è stato normale».

Alberto Zenato, Maria Sabrina Tedeschi e Pierangelo Tommasi (È partito da Roma il tour de Le Famiglie dell’Amarone d’Arte)
Alberto Zenato, Maria Sabrina Tedeschi e Pierangelo Tommasi

Le escursioni termiche e la ventilazione rendono particolarmente vocate le zone collinari dove le Famiglie dell’Amarone hanno da sempre investito. Sono 2mila su 8mila gli ettari di riferimento delle Famiglie in Valpolicella, terra che rivela anime diverse secondo le varie zone vitate. Fin dalla nascita dell’associazione le cantine aderenti per garantire alti standard qualitativi si sono date precise regole produttive e uno speciale ologramma esclusivo ne garantisce alta qualità e autenticità.

«Dei 13 milioni di bottiglie della nostra Docg vendute nel mondo - ha detto il vicepresidente Pierangelo Tommasi - 2,2 milioni provengono dalle nostre cantine e si posizionano nei canali più esclusivi su una fascia di prezzo premium e superpremium».

La degustazione delle etichette - una per ogni produttore - è stata accompagnata da un menu tipico veronese proposto dalla Bottega del Vino: Tartare di filetto di cervo con biscotto ai mirtilli e fiori, Guancia di manzo brasato all’Amarone con purea di patate e una selezione formaggi veneti. A conclusione una croccante Sbrisolona con scaglie di cioccolato e mandorle.

Per Alberto Zenato, Roma per l’Amarone è un mercato importante: «Proprio a Palazzo Altieri dove nel 2009 era stata ufficializzata la nascita dell’Associazione - ha detto - abbiamo voluto portare l’eccellenza del nostro territorio facendo degustare 13 diverse espressioni di questo grandissimo rosso italiano declinato nelle annate attualmente in commercio, così come in quelle più indietro nel tempo, in un gioco di comparazioni di cru e confronti di annate».

(È partito da Roma il tour de Le Famiglie dell’Amarone d’Arte)

In Valpolicella nasceva quel Reticum, antenato dell’Amarone, che piaceva all’imperatore Augusto e che fu molto apprezzato nei secoli successivi. Il nome si deve tuttavia a Simone Maffei che lo definì “amaro” ma nello stesso tempo “di particolare grazia”. All’inizio del secolo scorso apparvero il Recioto (nelle versioni secco e dolce) il Recioto-Amarone e finalmente l’Amarone tout court. La prima bottiglia commercializzata porta la data del 1953. Tappe successive, il disciplinare e la Doc (1968) e, nel 2010, insieme al Recioto, a questa punta di diamante dei vini veronesi viene riconosciuta la Docg. I vitigni che compongono il blend sono la Corvina (45-95%), il Corvinone, la Rondinella, la Molinara, l’Oseleta e altre varietà a bacca rossa. Dopo una selezione in vigna le uve vengono poste nei fruttai per l’appassimento, ed è questo forse il passaggio più delicato. Le Famiglie tendono a prolungare il periodo fino a gennaio-febbraio. Poi arriva il tempo della pigiatura dei grappoli, che hanno perduto metà del loro peso. La fase dell’invecchiamento deve durare non meno di 2 anni per la versione base e 4 per la riserva. Ma anche in questo la filosofia dell’associazione si distingue, con la tendenza a prolungarne l’affinamento in botte.

Per informazioni: www.amaronefamilies.it

Foto: Stefano Segati