Lacrima di Morro, il profumo di una terra. Vitigno autoctono citato nel “Purgatorio”
Lacrima di Morro, insieme al Verdicchio di Jesi sono due vitigni autoctoni rappresentativi delle Marche. Del primo ne ha parlato anche Federico Barbarossa e Dante in un passo del “divino” Purgatorio
Lacrima di Morro d’Alba e Verdicchio di Jesi due vitigni autoctoni rappresentativi di una parte di territorio delle Marche da cui si ottengono due Doc locali, dalla personalità molto precisa e uniti da “Il complesso della longevità”: con l’invecchiamento questi due vini acquistano una incredibile raffinatezza ed una particolare godibilità.
Il Verdicchio, il più noto dei due, sta vivendo un momento di grande apprezzamento nazionale e internazionale in vetta ai bianchi italiani secondo le principali guide enologiche del paese. La Lacrima, un vino unico, colore tendente al prugna, profumo di rosa e frutti rossi, sapore intenso, asciutto e al contempo rotondo. Un vino e un vitigno ancora da valorizzare con grandi possibilità di crescita e che rappresenta una sfida quotidiana.

L’Istituto marchigiano di tutela vini, consorzio volontario di tutela nato nel 1999 che associa 480 produttori vitivinicoli dei territorio di Pesaro-Urbino, Macerata, Ancona e Fermo ha organizzato a Palazzo Baleani di Jesi un focus sui questi vitigni con una degustazione guidata con la partecipazione di quindici produttori locali che hanno aderito al programma di promozione.

Con l’occasione è stata presentata la bottiglia istituzionale del Lacrima di Morro d’Alba vestita con un’etichetta che rappresenta una delle caratteristiche inconfondibili del vitigno, il suo profumo di rosa antica accompagnato dal claim “il profumo di una terra”. La Lacrima di Morro d’Alba è la terza denominazione rossa delle Marche coltivata in oltre 250 ettari da 59 viticoltori, perlopiù piccole aziende vitivinicole, poche superano le 5mila bottiglie l'anno e qualche grande. La prima citazione storica si deve a Federico Barbarossa, che già nel 1167, durante l’assedio di Ancona, scelse le mura di Morro d’Alba come dimora e riparo; ed ancora da Dante nel Purgatorio e presente sulla tavola dei Papi, come ricorda Sante Lancerio, bottigliere di papa Paolo III nel 1500.

Il direttore del consorzio, Alberto Mazzoni, ha illustrato i numeri della viticoltura nelle Marche: una superficie di 17mila ettari, su cui lavorano 14.190 aziende con 20 denominazioni di origine (5 Docg e 15 Doc) ed una Igp. Un fatturato di 138milioni di euro ed un valore commerciale all’esportazione di 47.400 milioni. Significativo il buon ricambio generazionale, grazie al fatto che le Marche sono la seconda regione d'Italia per sostegno a giovani imprenditori in agricoltura.

Protagonista della prima degustazione guidata l’annata 2016 espressione di 15 produttori presenti: Badiali e Candelaresi di Ronconi Samuele; Conti di Buscareto; Giovanni e Francesca Marotti Campi; Giusti Piergiovanni; Landi Luciano; Lucchetti Mario; Marica di Moirconi Monica; Mezzanotte Sandrino; Podere Santa Lucia di Stefano Balducci; Romagnoli Renato; Cantina Sarò di Rossi Pia; Società agricola e forestale San Marcello; Società Agricola Vigna degli Estensi; Stefano Mancinelli; Vicari. In generale abbiamo riscontrato grandi profumi floreali, dalla rosa alla viola. Note fruttate in cui è sempre presente il lampone, mora, ribes con leggere striature di spezie. Tannini giovani, decisi. Ottima persistenza. Grande morbidezza.
Molto interessanti i vini degustati in occasione della cena e delle successive visite presso i produttori, con annate fino alla 2003. E le sorprese non sono mancate: i sentori floreali di viola e rosa seppure presenti si sono attenuati, quelli fruttati sono diventati più ricchi, sono comparsi i sentori speziati. Al palato un vino carezzevole, con tannini maturi, supportati da una freschezza ben presente in perfetto equilibrio con la morbidezza. Anche il colore ha subito una bella evoluzione arrivando ad un rosso granato, mai aranciato.
Il Verdicchio, il più noto dei due, sta vivendo un momento di grande apprezzamento nazionale e internazionale in vetta ai bianchi italiani secondo le principali guide enologiche del paese. La Lacrima, un vino unico, colore tendente al prugna, profumo di rosa e frutti rossi, sapore intenso, asciutto e al contempo rotondo. Un vino e un vitigno ancora da valorizzare con grandi possibilità di crescita e che rappresenta una sfida quotidiana.

L’Istituto marchigiano di tutela vini, consorzio volontario di tutela nato nel 1999 che associa 480 produttori vitivinicoli dei territorio di Pesaro-Urbino, Macerata, Ancona e Fermo ha organizzato a Palazzo Baleani di Jesi un focus sui questi vitigni con una degustazione guidata con la partecipazione di quindici produttori locali che hanno aderito al programma di promozione.

Con l’occasione è stata presentata la bottiglia istituzionale del Lacrima di Morro d’Alba vestita con un’etichetta che rappresenta una delle caratteristiche inconfondibili del vitigno, il suo profumo di rosa antica accompagnato dal claim “il profumo di una terra”. La Lacrima di Morro d’Alba è la terza denominazione rossa delle Marche coltivata in oltre 250 ettari da 59 viticoltori, perlopiù piccole aziende vitivinicole, poche superano le 5mila bottiglie l'anno e qualche grande. La prima citazione storica si deve a Federico Barbarossa, che già nel 1167, durante l’assedio di Ancona, scelse le mura di Morro d’Alba come dimora e riparo; ed ancora da Dante nel Purgatorio e presente sulla tavola dei Papi, come ricorda Sante Lancerio, bottigliere di papa Paolo III nel 1500.

Il direttore del consorzio, Alberto Mazzoni, ha illustrato i numeri della viticoltura nelle Marche: una superficie di 17mila ettari, su cui lavorano 14.190 aziende con 20 denominazioni di origine (5 Docg e 15 Doc) ed una Igp. Un fatturato di 138milioni di euro ed un valore commerciale all’esportazione di 47.400 milioni. Significativo il buon ricambio generazionale, grazie al fatto che le Marche sono la seconda regione d'Italia per sostegno a giovani imprenditori in agricoltura.

Protagonista della prima degustazione guidata l’annata 2016 espressione di 15 produttori presenti: Badiali e Candelaresi di Ronconi Samuele; Conti di Buscareto; Giovanni e Francesca Marotti Campi; Giusti Piergiovanni; Landi Luciano; Lucchetti Mario; Marica di Moirconi Monica; Mezzanotte Sandrino; Podere Santa Lucia di Stefano Balducci; Romagnoli Renato; Cantina Sarò di Rossi Pia; Società agricola e forestale San Marcello; Società Agricola Vigna degli Estensi; Stefano Mancinelli; Vicari. In generale abbiamo riscontrato grandi profumi floreali, dalla rosa alla viola. Note fruttate in cui è sempre presente il lampone, mora, ribes con leggere striature di spezie. Tannini giovani, decisi. Ottima persistenza. Grande morbidezza.
Molto interessanti i vini degustati in occasione della cena e delle successive visite presso i produttori, con annate fino alla 2003. E le sorprese non sono mancate: i sentori floreali di viola e rosa seppure presenti si sono attenuati, quelli fruttati sono diventati più ricchi, sono comparsi i sentori speziati. Al palato un vino carezzevole, con tannini maturi, supportati da una freschezza ben presente in perfetto equilibrio con la morbidezza. Anche il colore ha subito una bella evoluzione arrivando ad un rosso granato, mai aranciato.


