La dolce sorpresa delle bollicine inglesi. Bonera ne rivela tutti i segreti
Grazie ad una serata organizzata dall’Ais Bergamo il sommelier Nicola Bonera ha fatto conoscere i vini spumanti prodotti nella terra della Regina, molto apprezzati dai numerosi presenti nella sala de La Corte del Noce
Quando si parla di bollicine viene spontaneo pensare al famoso Champagne, al rinomato “metodo classico” della Franciacorta, al classico spumante Moscato d’Asti, al più semplice Prosecco oppure al pregiato Trento Doc di comprovata qualità.

Pochi sanno, al di fuori dei professionisti del settore, che è possibile associare le bollicine anche ad alcune zone dell’Inghilterra: ebbene sì, anche nella terra della Regina, si producono spumanti di qualità. I quali, non solo negli ultimi anni hanno conquistato ampie ed apprezzabili fette di mercato, ma hanno anche ottenuto numerosi riconoscimenti a livello internazionale, guadagnandosi un meritato, se non inaspettato, successo in tutto il mondo.
L’occasione per scoprire meglio questa nicchia di produzione è stata la serata organizzata lo scorso 26 giugno presso il ristorante La Corte del Noce di Villa D’Adda (Bg). La bellissima location del patron/chef Graziano Foresti, ha fatto da sfondo all’evento organizzato dall’Ais di Bergamo, capitanata dall’abile Roberta Agnelli, che tramite l’ingaggio dell’esperto e pluripremiato sommelier Nicola Bonera, ha permesso ad esperti ed amanti del vino di approfondire meglio questa zona di produzione di spumanti, tramite la degustazione di sei vini spumanti UK.

Bonera racconta che ha condiviso la conoscenza di questi vini spumanti anche con il grande Tom Stevenson, considerato oggi un'autorità internazionale del mondo Champagne, con il quale ha contribuito a riconoscere, in varie degustazioni, qualità e premi agli spumanti d’Oltre Manica.
L’Inghilterra, si sa, è conosciuta fin dalla notte dei tempi per la produzione di birra o di whiskey di straordinaria fattura, ma negli anni dopo la seconda guerra mondiale, iniziano le prime produzioni vitivinicole sul proprio territorio. Il merito si può attribuire a Sir Guy Salisbury Jones, Generale dell’esercito militare inglese, che nel 1951 fondò un’importante casa vinicola, la Hambledon Vineyard che fu per decenni punto di riferimento dei migliori vini fermi inglesi ed i cui primi vigneti piantati furono di Seyval Blanc. Ma già nel 1662 si possono trovare alcuni manoscritti in cui Christofer Merret descrive l’aggiunta di zuccheri al vino Sparkling, ancor prima del francese Mousseux, per arrivare alla metà degli anni 2000, quando nascono le prime aziende “potenti” dal lato economico, che possono dare maggiori investimenti nella produzione vinicola su vasta scala.

Le zone di produzione principali sono situate nella fascia meridionale dell’isola, a sud ovest e sud est: qui il clima è un po’ più caldo e secco e le regioni migliori sono lungo la fascia meridionale della costa dell’Inghilterra, dalla Cornovaglia al Kent, dal Sussex al Surrey che condividono climi e terreni simili. Terreni che presentano diversi affioramenti di gesso alternati a terreni calcarei, terreni che contribuiscono alla capacità della regione di produrre uva di qualità sempre maggiore per il vino spumante.
I terreni di gesso, che troviamo in queste zone, sono altresì simili ai suoli di gesso e marne della Côte de Blanc di terra francese, sono quindi vagamente familiari perché questi sono gli stessi tipi di suoli che notoriamente si trovano in Champagne. Ed è per questo, come spiega con molto fervore Bonera, che in tante degustazioni alla cieca, gli spumanti inglesi vengono “confusi” con i cugini francesi, sinonimo di grande qualità, ma con un vantaggio non indifferente per il consumatore finale: il prezzo, decisamente più basso, a discapito dei famosi vigneron di Ay.

Qui le grandi piantagioni di uva sono Bacchus, Ortega, Seyval Blanc, Reichensteiner e le uve classiche della Champagne, Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier, che ben si adattano anche ai climi più freschi. Non per nulla verso la fine del 2015, la maison Champagne Taittinger ha annunciato l’acquisto di terreni nel Kent con l’intenzione di piantare Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier ed è stato il primo produttore di Champagne ad investire nella fiorente industria vinicola del paese emergente nel settore bollicine.
La prima maison in degustazione con due spumanti è Ridgeview, casa fondata nel 1995 da Mike e Chris Roberts, dedicata alla creazione di vini spumanti di classe mondiale nel South Downs of England, che nel 1996 importò 13 cloni di Chardonnay dalla Champagne.
Il primo è un Blanc de Blancs Brut 2013, Chardonnay in purezza con 30 mesi sui lieviti, che si presenta decisamente meglio al naso che in bocca: sentori di alga, ostrica ne caratterizzano il profumo delicato mentre al palato si esprime con una netta sapidità e viva acidità, con una bolla molto presente ma semplice. A seguire un Blanc de Noirs Brut sempre del 2013, 55% di Pinot noir e 45% di Petit Meunier, decisamente più completo rispetto al primo, con una bolla equilibrata, una fine acidità, più secco e con note di idrocarburi e vegetali ben presenti.

Una caratteristica dei vini spumanti inglesi è una presenza di zuccheri elevata rispetto allo standard, ovvero tra i 9/12 gr.l. spumanti più raffinati quelli di Nyetimber, azienda vinicola del West Sussex & Hampshire, il cui nome probabilmente è un toponimo che si riferisce a una casa nuova in legno o piccola piantagione di legname. Tutta la produzione dell’azienda è dedicata a Chardonnay, Pinot Meunier e Pinot Noir, per un totale di 170 ettari di vigna, vinificati con il metodo champenoise.
Il Classic Cuvée Brut presenta un’effervescenza magistrale ed un armonia equilibrata in bocca, uno spumante elegante con sentori di agrumi, toni speziati e profumi floreali. Il salto di qualità lo si avverte quando viene versato il Nyetimber Classic Cuvée Brut del 2009, sempre da uve Chardonnay, Pinot Meunier e Pinot Noir, che denota la sua piena maturità ed un salto stilistico deciso rispetto ai vini di Ridgeview. Le bollicine sono belle, tonde, i profumi freschi che portano ad un equilibrio netto in bocca con sentori di cioccolato bianco e varie cremosità.
Da sottolineare il fatto che Nyetimber, attraverso il suo sito web, grazie ad un codice presente sul retro di ogni bottiglia, permette di identificare non solo il momento della sboccatura ma anche di risalire alle date di imbottigliamento e di inizio remuage di ogni bottiglia prodotta e immessa sul mercato. Bonera è abile nel presentare questi spumanti e la sua capacità consiste nel presentare questi spumanti per quello che sono senza tanti fronzoli ma con molta semplicità e concretezza, facendo ben capire la progressione qualitativa degli stessi in un percorso ben definito.
Percorso che porta all’assaggio di due spumanti Rosè. Il primo un Coates & Seely Rosé Brut, azienda fondata recentemente nel 2007 e situata nel North Hampshire Downs. Tom Stevenson in una sua recente degustazione l’ha definito «Sbalorditivo, semplicemente sensazionale! L'acidità è elettrizzante, pura e infinita…. questo Rosé è uno dei più grandi vini spumanti d'Inghilterra». Vinificato con 65% di Pinot Nero e 35% di Petit Meunier, presenta 9 gr.l. di zuccheri con 30 mesi sui lieviti. Il profumo è di arancia, sanguinella, sentori di bergamotto ed in bocca sprigiona sapori di miele caramellato: uno spumante davvero “gradevole” sentenzia Bonera.
Il secondo Rosé è un Mayfield Expression Rosè Brut del 2013: da una piccola impresa familiare di proprietà dell’east Sussex viene prodotto questo spumante in uvaggio con 56% di Pinot Noir, 19% Pinot Gris, 16 % di Chardonnay e 9% di Meunier, con 24 mesi sui lieviti. Un ritorno al singolo vigneto, Hobdens, un uso della fermentazione malolattica completano i sapori e bilanciano il vino in modo da mantenere elevati standard. Uno spumante dalla forte personalità, con profumi conchigliferi, di lampone, ciliegia e con un gusto leggermente tannico, dalla pungente sapidità.
Accanto al buon bere c’è sempre un buon cibo e quindi veniamo conquistati da un piatto prelibato dello chef di casa Graziano Foresti che delizia i palati dei presenti con Paccheri alla crema di piselli e gamberi. Ma non mancano le sorprese come in un tam tam finale di fuochi d’artificio: un assaggio di Balfour Rosé Brut, una torta per festeggiare il compleanno di due sommelier (brava Roberta!)... e due chicche enologiche in chiusura, un Torcolato ed un Greco di Bianco.
La serata volge al termine, la coppia Bonera-Agnelli funziona e molto bene. Lo si capisce dalla presenza in sala non solo di professionisti enogastronomici, come Elio Ghisalberti, ma anche di addetti ai lavori di altre organizzazioni del vino a livello nazionale, a dimostrazione che non si finisce mai di scoprire il mondo enologico mondiale nei suoi vari contesti. Non sappiamo dare una risposta al quesito/tema iniziale della serata, ovvero se gli spumanti inglesi sono davvero una novità o meno: di sicuro hanno qualità per farsi apprezzare e sfondare in tutto il mondo.

Pochi sanno, al di fuori dei professionisti del settore, che è possibile associare le bollicine anche ad alcune zone dell’Inghilterra: ebbene sì, anche nella terra della Regina, si producono spumanti di qualità. I quali, non solo negli ultimi anni hanno conquistato ampie ed apprezzabili fette di mercato, ma hanno anche ottenuto numerosi riconoscimenti a livello internazionale, guadagnandosi un meritato, se non inaspettato, successo in tutto il mondo.
L’occasione per scoprire meglio questa nicchia di produzione è stata la serata organizzata lo scorso 26 giugno presso il ristorante La Corte del Noce di Villa D’Adda (Bg). La bellissima location del patron/chef Graziano Foresti, ha fatto da sfondo all’evento organizzato dall’Ais di Bergamo, capitanata dall’abile Roberta Agnelli, che tramite l’ingaggio dell’esperto e pluripremiato sommelier Nicola Bonera, ha permesso ad esperti ed amanti del vino di approfondire meglio questa zona di produzione di spumanti, tramite la degustazione di sei vini spumanti UK.

Bonera racconta che ha condiviso la conoscenza di questi vini spumanti anche con il grande Tom Stevenson, considerato oggi un'autorità internazionale del mondo Champagne, con il quale ha contribuito a riconoscere, in varie degustazioni, qualità e premi agli spumanti d’Oltre Manica.
L’Inghilterra, si sa, è conosciuta fin dalla notte dei tempi per la produzione di birra o di whiskey di straordinaria fattura, ma negli anni dopo la seconda guerra mondiale, iniziano le prime produzioni vitivinicole sul proprio territorio. Il merito si può attribuire a Sir Guy Salisbury Jones, Generale dell’esercito militare inglese, che nel 1951 fondò un’importante casa vinicola, la Hambledon Vineyard che fu per decenni punto di riferimento dei migliori vini fermi inglesi ed i cui primi vigneti piantati furono di Seyval Blanc. Ma già nel 1662 si possono trovare alcuni manoscritti in cui Christofer Merret descrive l’aggiunta di zuccheri al vino Sparkling, ancor prima del francese Mousseux, per arrivare alla metà degli anni 2000, quando nascono le prime aziende “potenti” dal lato economico, che possono dare maggiori investimenti nella produzione vinicola su vasta scala.

Le zone di produzione principali sono situate nella fascia meridionale dell’isola, a sud ovest e sud est: qui il clima è un po’ più caldo e secco e le regioni migliori sono lungo la fascia meridionale della costa dell’Inghilterra, dalla Cornovaglia al Kent, dal Sussex al Surrey che condividono climi e terreni simili. Terreni che presentano diversi affioramenti di gesso alternati a terreni calcarei, terreni che contribuiscono alla capacità della regione di produrre uva di qualità sempre maggiore per il vino spumante.
I terreni di gesso, che troviamo in queste zone, sono altresì simili ai suoli di gesso e marne della Côte de Blanc di terra francese, sono quindi vagamente familiari perché questi sono gli stessi tipi di suoli che notoriamente si trovano in Champagne. Ed è per questo, come spiega con molto fervore Bonera, che in tante degustazioni alla cieca, gli spumanti inglesi vengono “confusi” con i cugini francesi, sinonimo di grande qualità, ma con un vantaggio non indifferente per il consumatore finale: il prezzo, decisamente più basso, a discapito dei famosi vigneron di Ay.

Qui le grandi piantagioni di uva sono Bacchus, Ortega, Seyval Blanc, Reichensteiner e le uve classiche della Champagne, Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier, che ben si adattano anche ai climi più freschi. Non per nulla verso la fine del 2015, la maison Champagne Taittinger ha annunciato l’acquisto di terreni nel Kent con l’intenzione di piantare Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier ed è stato il primo produttore di Champagne ad investire nella fiorente industria vinicola del paese emergente nel settore bollicine.
La prima maison in degustazione con due spumanti è Ridgeview, casa fondata nel 1995 da Mike e Chris Roberts, dedicata alla creazione di vini spumanti di classe mondiale nel South Downs of England, che nel 1996 importò 13 cloni di Chardonnay dalla Champagne.
Il primo è un Blanc de Blancs Brut 2013, Chardonnay in purezza con 30 mesi sui lieviti, che si presenta decisamente meglio al naso che in bocca: sentori di alga, ostrica ne caratterizzano il profumo delicato mentre al palato si esprime con una netta sapidità e viva acidità, con una bolla molto presente ma semplice. A seguire un Blanc de Noirs Brut sempre del 2013, 55% di Pinot noir e 45% di Petit Meunier, decisamente più completo rispetto al primo, con una bolla equilibrata, una fine acidità, più secco e con note di idrocarburi e vegetali ben presenti.

Nicola Bonera e Roberta Agnelli
Una caratteristica dei vini spumanti inglesi è una presenza di zuccheri elevata rispetto allo standard, ovvero tra i 9/12 gr.l. spumanti più raffinati quelli di Nyetimber, azienda vinicola del West Sussex & Hampshire, il cui nome probabilmente è un toponimo che si riferisce a una casa nuova in legno o piccola piantagione di legname. Tutta la produzione dell’azienda è dedicata a Chardonnay, Pinot Meunier e Pinot Noir, per un totale di 170 ettari di vigna, vinificati con il metodo champenoise.
Il Classic Cuvée Brut presenta un’effervescenza magistrale ed un armonia equilibrata in bocca, uno spumante elegante con sentori di agrumi, toni speziati e profumi floreali. Il salto di qualità lo si avverte quando viene versato il Nyetimber Classic Cuvée Brut del 2009, sempre da uve Chardonnay, Pinot Meunier e Pinot Noir, che denota la sua piena maturità ed un salto stilistico deciso rispetto ai vini di Ridgeview. Le bollicine sono belle, tonde, i profumi freschi che portano ad un equilibrio netto in bocca con sentori di cioccolato bianco e varie cremosità.
Da sottolineare il fatto che Nyetimber, attraverso il suo sito web, grazie ad un codice presente sul retro di ogni bottiglia, permette di identificare non solo il momento della sboccatura ma anche di risalire alle date di imbottigliamento e di inizio remuage di ogni bottiglia prodotta e immessa sul mercato. Bonera è abile nel presentare questi spumanti e la sua capacità consiste nel presentare questi spumanti per quello che sono senza tanti fronzoli ma con molta semplicità e concretezza, facendo ben capire la progressione qualitativa degli stessi in un percorso ben definito.
Percorso che porta all’assaggio di due spumanti Rosè. Il primo un Coates & Seely Rosé Brut, azienda fondata recentemente nel 2007 e situata nel North Hampshire Downs. Tom Stevenson in una sua recente degustazione l’ha definito «Sbalorditivo, semplicemente sensazionale! L'acidità è elettrizzante, pura e infinita…. questo Rosé è uno dei più grandi vini spumanti d'Inghilterra». Vinificato con 65% di Pinot Nero e 35% di Petit Meunier, presenta 9 gr.l. di zuccheri con 30 mesi sui lieviti. Il profumo è di arancia, sanguinella, sentori di bergamotto ed in bocca sprigiona sapori di miele caramellato: uno spumante davvero “gradevole” sentenzia Bonera.
Il secondo Rosé è un Mayfield Expression Rosè Brut del 2013: da una piccola impresa familiare di proprietà dell’east Sussex viene prodotto questo spumante in uvaggio con 56% di Pinot Noir, 19% Pinot Gris, 16 % di Chardonnay e 9% di Meunier, con 24 mesi sui lieviti. Un ritorno al singolo vigneto, Hobdens, un uso della fermentazione malolattica completano i sapori e bilanciano il vino in modo da mantenere elevati standard. Uno spumante dalla forte personalità, con profumi conchigliferi, di lampone, ciliegia e con un gusto leggermente tannico, dalla pungente sapidità.
Accanto al buon bere c’è sempre un buon cibo e quindi veniamo conquistati da un piatto prelibato dello chef di casa Graziano Foresti che delizia i palati dei presenti con Paccheri alla crema di piselli e gamberi. Ma non mancano le sorprese come in un tam tam finale di fuochi d’artificio: un assaggio di Balfour Rosé Brut, una torta per festeggiare il compleanno di due sommelier (brava Roberta!)... e due chicche enologiche in chiusura, un Torcolato ed un Greco di Bianco.
La serata volge al termine, la coppia Bonera-Agnelli funziona e molto bene. Lo si capisce dalla presenza in sala non solo di professionisti enogastronomici, come Elio Ghisalberti, ma anche di addetti ai lavori di altre organizzazioni del vino a livello nazionale, a dimostrazione che non si finisce mai di scoprire il mondo enologico mondiale nei suoi vari contesti. Non sappiamo dare una risposta al quesito/tema iniziale della serata, ovvero se gli spumanti inglesi sono davvero una novità o meno: di sicuro hanno qualità per farsi apprezzare e sfondare in tutto il mondo.


