Nei quarant’anni di attività della distilleria Santa Teresa di Alba è racchiusa la storia della grappa piemontese ed un pezzo importante di quella del territorio delle Langhe. Da bevanda alcolica abbastanza scadente, nata dagli scarti della vinificazione, grazie alla volontà di molti, la grappa ha cambiato volto diventando un prodotto di eccellenza, frutto di rigore ed attenzione alla freschezza della materia prima.

Marolo, 40 anni di grappa Tutto iniziò dai vitigni autoctoni

Nel 1977 Paolo Marolo fonda la sua distilleria utilizzando da subito i vitigni autoctoni del territorio, Dolcetto e Nebbiolo, con un alambicco discontinuo a bagnomaria introducendo l’idea dell’invecchiamento. Anno dopo anno nascono le grappe di monovigna, dalla prima nel 1989 del cru Villero e via via altri nel corso degli anni. Bottiglie uniche vestite con un abito molto riconoscibile, le etichette sono state realizzare da un incisore di Dogliani, Gianni Gallo, poliedrico ed eclettico, dalle linee pulite che rappresentano la flora, la fauna delle Langhe. Icona quella con il Martin Pescatore su tife ed erbe palustri per la prima grappa di Barolo nel 1980 che divenne il simbolo della distilleria. Per celebrare i 40 anni di attività viene utilizzata una versione in volo del Martin Pescatore, realizzata più tardi.

I festeggiamenti si sono tenuti presso l’Enologica di Alba, la scuola della passione, come ricorda la preside, che ha visto Paolo Marolo prima studente poi docente di Erboristeria e Liquoreria sulle orme di un altro grande personaggio langarolo, Pinot Gallizio, oltre ad essere farmacista, fu appassionato di tradizioni storiche, inventore del palio degli Asini, insegnante di Aromateria presso la Scuola stessa, come ha sottolineato Lorenzo, figlio di Paolo entrato in azienda nel 2014.

Alessandro Revel Chion, vice presidente Istituto Grappa Piemonte ha tracciato il lungo iter cominciato nel 1989 per ottenere il riconoscimento dell’Indicazione Geografica della grappa di Barolo. Tutto il processo produttivo della Grappa di Barolo, ottenuta soltanto da vinacce di nebbiolo destinate a Barolo Docg, deve avvenire esclusivamente in Piemonte, compresa la distillazione e l’imbottigliamento. L’istituto Grappa Piemonte nato nel 1993 con 12 distillerie, oggi ne conta 19 ha raccolto l’eredità della settecentesca Corporazione dei Confettieri e Distillatori di Acquavite di Torino che adottava norme e regolamentazioni specifiche rivolte a coloro che praticavano l'arte della distillazione, i quali dovevano sostenere un lungo apprendistato per superare l'esame e diventare bravi mastri distillatori.

Imperdibile la verticale di Grappe di Barolo invecchiate 27 anni da vinacce di diversi millesimi, 1983, 1987 e 1989, condotta da Luigi Odello, presidente del Centro studi Assaggiatori di Brescia e Paolo Marolo. In anteprima la grappa di Barolo invecchiata 10 anni in botti da Barolo Chinato, edizione limitata, 2mila bottiglie da collezione.

1983, prima annata messa in bottiglia. Colore ambrato, profumi intensi di spezie, note di cacao, cuoio. In seguito profumi fruttati di mela cotta, di prugna e noce. Non mancano accenni di miele. Resa morbida dal tempo, ricca al palato. Elegante, perfetta. 1987, meno pungenza da alcol, sentori di tabacco, cuoio, vaniglia. Leggermente più sapida, vegetale, molto essenziale, meno complessa. 1989, ricalca le caratteristiche della 1983. Frutto dolce, meno spigolosa, ampia e fragrante.

Grappa di Barolo invecchiata 10 anni in botti da Barolo chinato, imbottigliata da poco tempo. Su una base fruttata, note di spezie, chiodi di garofano, vegetale secco. In bocca pepe e piacevole sfumatura di leggero affumicato.

Per informazioni: www.marolo.com