Un… mare di vino ad Alghero 110 etichette sarde si raccontano
“Una Marina de Vì” è l’evento che si è svolto ad Alghero (Ss) dove si sono presentati 35 produttori di vino sardo che hanno dato lo spunto per degustazioni e riflessioni sull’enogastronomia tipica della Sardegna
“Una Marina de Vì”, un titolo tutto catalano per la prima edizione del congresso enogastronomico che si è svolto ad Alghero, in provincia di Sassari, enclave linguistica catalana, e sede istituzionale di una delegazione del governo regionale della Catalogna. “Un mare di vino” in italiano, un evento che è andato oltre alle aspettative perché ha saputo innescare una relazione empatica con tutti quelli che vi hanno partecipato. 35 produttori oltre 110 etichette in rappresentanza delle principali aree vinicole della Sardegna che hanno proposto in degustazione i loro vini ed ancora cibi di alta gastronomia tradizionale.

Un fitto programma di interventi, tutorial specifici in cui sono stati coinvolti produttori vitivinicoli, oleari, caseari, enologi. Due giornate intense in cui sono state raccolte tante voci, tante storie di giovani in un progetto collettivo per fare gustare e conoscere la Sardegna. Il congresso ha avuto come inizio due verticali dedicate ai vini di Giacomo Tachis, uno dei più grandi enologi italiani in collaborazione con la cantina di Santadi e Agri Punica, la realtà sarda nata nel 2002 dalla collaborazione “tra uomini che hanno scritto la storia dell’enologia italiana”, come racconta nell’introduzione Antonello Pilloni, presidente di Santadi.
Santadi è una cooperativa agricola con 200 soci, 600 ettari di cui 85% a Carignano del Sulcis, il rimanente vigneti a bacca bianca. Di questi 600 ettari una piccola nicchia ancora a piede franco. La degustazione ha riguardato due capolavori enologici nati proprio con uno scopo preciso, creare un grande vino sardo. Nel 1984 Terre Brune, etichetta simbolo della cantina di Santadi, primo barricato di Sardegna, vitigno Carignano del Sulcis, frutto di una selezione nei vigneti più antichi, molti dei quali allevati ad alberello a piede franco, vino non filtrato. In degustazione le annate 2013, 2010, 2008.
Un fuoriclasse nel bicchiere, da quello più fresco e giovane, si passa al 2010 con una evoluzione che ha portato note balsamiche e speziate anche se l’annata è stata piovosa per gli standard dell’isola; nel 2008 troviamo un ventaglio olfattivo articolato, profondo, vellutato, una avvolgente trama tannica e la dolcezza della confettura di frutti rossi, equilibrio perfetto.

Altra intuizione di Giacomo Tachis, il Barrua, dal nome della tenuta, un blend di Carignano con aggiunta del duo bordolese Merlot e Cabernet Sauvignon coltivati nel basso Sulcis, Igt Isola dei Nuraghi, un anno di barrique. Una personalità diversa. Annata 2011 dal piacevole rubino intenso, ancora un puledro, molto fresco, in bocca strutturato con una speziatura accentuata. Annata 2010 elegante, morbido, la nota verde vegetale richiama la macchia mediterranea, un finale armonioso. Annata 2009 molto vicina alla precedente, intensità colorante con un’unghia aranciata, acidità e struttura per durare ancora a lungo.
Gli incontri e le degustazioni hanno riguardato tutti i vitigni della Sardegna. Si è parlato di Cannonau ieri e oggi, delle mille sfumature del Vermentino di Gallura ed ancora Carignano del Sulcis, Cagnulari, Vernaccia di Oristano. Uno sguardo alla tecnologia con la presentazione di due applicazioni sviluppate da Tannico, la più grande enoteca online europea, per incentivare la vendita in cantina e l’enoturismo e Wine App, l’applicazione per il turismo enogastronomico integrato sostenibile.

Ma non solo vino nonostante il titolo dell’incontro, formaggi speciali prodotti con caglio di maialino da latte presentati dall’affinatore Bastianino Piredda; Michelangelo Salis, grande esperto nella lavorazione delle carni con formidabili prodotti di suino sardo, cinghiale dell’Asinara, pecora e capra, frutto di un percorso di riflessione personale intorno al cibo che ha portato, proprio con il prosciutto di pecora, molte persone, che per prescrizioni religiose non vogliono sentire parlare di suini, a provare il gusto di un salame o di una fetta di prosciutto. Gustosa, tenera la sua carne di mucca di razza sarda sottoposta ad una lunga frollatura.
Ed ancora il Sorriso di Sardegna, il riso coltivato nella piana del Campidano di Oristano, tra cui il Gioiello, aromatico, integrale, ricco di antiossidanti e decorativo per il suo colore scuro con sfumature viola. Una varietà nata nel 2009 in Lombardia e da poco coltivata a pieno campo e solo in Sardegna. La cozza allevata nel golfo di Olbia, la gustosa focaccia del Milese, il pane prodotto con lievito madre e l’utilizzo di antichi grani dell’isola, grazie anche alla collaborazione con Porto Conte ricerche; l’olio della cultivar Bosana… e per aperitivo un Vermouth di Sardegna, un gin ed un’acqua tonica tutti Pure Sardinia.
Due giorni, tante suggestioni, tanti racconti dal sapore autentico ed emozionale, il piacere di scoprire, di andare dietro le quinte e trovare quelle informazioni e spiegazioni che i depliant pubblicitari non dicono.

Un fitto programma di interventi, tutorial specifici in cui sono stati coinvolti produttori vitivinicoli, oleari, caseari, enologi. Due giornate intense in cui sono state raccolte tante voci, tante storie di giovani in un progetto collettivo per fare gustare e conoscere la Sardegna. Il congresso ha avuto come inizio due verticali dedicate ai vini di Giacomo Tachis, uno dei più grandi enologi italiani in collaborazione con la cantina di Santadi e Agri Punica, la realtà sarda nata nel 2002 dalla collaborazione “tra uomini che hanno scritto la storia dell’enologia italiana”, come racconta nell’introduzione Antonello Pilloni, presidente di Santadi.
Santadi è una cooperativa agricola con 200 soci, 600 ettari di cui 85% a Carignano del Sulcis, il rimanente vigneti a bacca bianca. Di questi 600 ettari una piccola nicchia ancora a piede franco. La degustazione ha riguardato due capolavori enologici nati proprio con uno scopo preciso, creare un grande vino sardo. Nel 1984 Terre Brune, etichetta simbolo della cantina di Santadi, primo barricato di Sardegna, vitigno Carignano del Sulcis, frutto di una selezione nei vigneti più antichi, molti dei quali allevati ad alberello a piede franco, vino non filtrato. In degustazione le annate 2013, 2010, 2008.
Un fuoriclasse nel bicchiere, da quello più fresco e giovane, si passa al 2010 con una evoluzione che ha portato note balsamiche e speziate anche se l’annata è stata piovosa per gli standard dell’isola; nel 2008 troviamo un ventaglio olfattivo articolato, profondo, vellutato, una avvolgente trama tannica e la dolcezza della confettura di frutti rossi, equilibrio perfetto.

Altra intuizione di Giacomo Tachis, il Barrua, dal nome della tenuta, un blend di Carignano con aggiunta del duo bordolese Merlot e Cabernet Sauvignon coltivati nel basso Sulcis, Igt Isola dei Nuraghi, un anno di barrique. Una personalità diversa. Annata 2011 dal piacevole rubino intenso, ancora un puledro, molto fresco, in bocca strutturato con una speziatura accentuata. Annata 2010 elegante, morbido, la nota verde vegetale richiama la macchia mediterranea, un finale armonioso. Annata 2009 molto vicina alla precedente, intensità colorante con un’unghia aranciata, acidità e struttura per durare ancora a lungo.
Gli incontri e le degustazioni hanno riguardato tutti i vitigni della Sardegna. Si è parlato di Cannonau ieri e oggi, delle mille sfumature del Vermentino di Gallura ed ancora Carignano del Sulcis, Cagnulari, Vernaccia di Oristano. Uno sguardo alla tecnologia con la presentazione di due applicazioni sviluppate da Tannico, la più grande enoteca online europea, per incentivare la vendita in cantina e l’enoturismo e Wine App, l’applicazione per il turismo enogastronomico integrato sostenibile.

Ma non solo vino nonostante il titolo dell’incontro, formaggi speciali prodotti con caglio di maialino da latte presentati dall’affinatore Bastianino Piredda; Michelangelo Salis, grande esperto nella lavorazione delle carni con formidabili prodotti di suino sardo, cinghiale dell’Asinara, pecora e capra, frutto di un percorso di riflessione personale intorno al cibo che ha portato, proprio con il prosciutto di pecora, molte persone, che per prescrizioni religiose non vogliono sentire parlare di suini, a provare il gusto di un salame o di una fetta di prosciutto. Gustosa, tenera la sua carne di mucca di razza sarda sottoposta ad una lunga frollatura.
Ed ancora il Sorriso di Sardegna, il riso coltivato nella piana del Campidano di Oristano, tra cui il Gioiello, aromatico, integrale, ricco di antiossidanti e decorativo per il suo colore scuro con sfumature viola. Una varietà nata nel 2009 in Lombardia e da poco coltivata a pieno campo e solo in Sardegna. La cozza allevata nel golfo di Olbia, la gustosa focaccia del Milese, il pane prodotto con lievito madre e l’utilizzo di antichi grani dell’isola, grazie anche alla collaborazione con Porto Conte ricerche; l’olio della cultivar Bosana… e per aperitivo un Vermouth di Sardegna, un gin ed un’acqua tonica tutti Pure Sardinia.
Due giorni, tante suggestioni, tanti racconti dal sapore autentico ed emozionale, il piacere di scoprire, di andare dietro le quinte e trovare quelle informazioni e spiegazioni che i depliant pubblicitari non dicono.


