Molto si è detto e molto si è scritto sul fenomeno degli assaggi in anteprima che in Italia, lungi dall’assumere una valenza formativa della piramide dei prezzi di uscita (è stata questa la loro funzione originaria in Francia) costituisce, anche con i suoi eccessi, un elemento comunque positivo. Mai come oggi operatori e media hanno la possibilità di testare le nuove annate su vasta scala, mettendo sotto la lente di ingrandimento non soltanto le denominazioni più blasonate ma anche le zone di più fresca affermazione, con l’effetto pratico di aver trasformato la figura del “degustatore da anteprima” in un vero e proprio stakanovista del bicchiere.

Anteprime, occasione per farsi conoscere In vetrina anche i vini meno noti

Abituato dal 1992 a chiudere il calendario delle degustazioni di punta con la kermesse novembrina del Merano WineFestival (che ha appena festeggiato la venticinquesima edizione), The WineHunter (al secolo Helmut Kocher) ha pensato bene di accompagnare con la sua esperienza il lancio di quello che è divenuto, di fatto, il primo appuntamento rilevante del palinsesto nazionale. Mi riferisco a Wine&Siena, giunto alla sua seconda edizione, andata in scena il 21 e 22 gennaio scorsi nel capoluogo toscano che, con le sue 5 Docg, costituisce il baricentro della produzione vinicola regionale. 179 produttori hanno affollato cinque diverse location di prestigio per una sorta di walking tasting nel centro di Siena.

Per il “degustatore da anteprima” si è trattato di un primo incontro ravvicinato con le nuove uscite a Montalcino (quasi una trentina quelle presentate al Palazzo Comunale). Sotto l’occhio di bue l’annata 2012, per la quale non potremo spendere aggettivi roboanti ma nella quale non mancano (come si è poi visto a febbraio nella più ampia panoramica di Benvenuto Brunello) le bottiglie di eccellenza. Come il Brunello 2012 Fuligni. Ha dalla sua la dote dell’equilibrio e la propensione alle sfumature, la scioltezza dei movimenti e la freschezza agrumata. Più che una promessa, una certezza. Destinato a collocarsi tra i classici della tipologia. Abbastanza interlocutorio il quadro dei pochi Brunello Riserva 2011 disponibili (impressione anch’essa confermata dagli esiti di Benvenuto Brunello). Ci pensa il Brunello Riserva 2010 Poggio al Vento Col d’Orcia (un’uscita ritardata) a dare la scossa. L’affinamento supplementare ci regala un sorso di impressionante espressività, trascinante spinta sapida e lunghissima persistenza. Non è forse quello che ci si aspetta da un grande sangiovese di Montalcino?