Mai come negli ultimi anni l’Umbria ha dato dimostrazione di forza connotandosi come una regione protagonista, plurale e centrale, non soltanto geograficamente, nello scenario vinicolo nazionale. La percezione rossista resta certamente prevalente sia presso il pubblico comune che presso quello esperto grazie alla fama ormai consolidata di distretti come Torgiano e Montefalco (Pg) - quest’ultimo comprensorio sempre più corale ed articolato - senza trascurare i segnali di risveglio nella zona di Narni (Tr) con il Ciliegiolo.

Umbria in bianco, un exploit inatteso Vini di carattere e grande personalità

Ma gli osservatori più attenti non potranno non rilevare l’exploit messo a segno dai bianchi umbri, capaci di raggiungere posizioni di vertice assoluto nel contesto generale in base all’incrocio dei premi delle guide. Cervaro della Sala, autentico vino-culto a base principale di Chardonnay, guida il gruppo con una versione magistrale (la 2014) premiatissima e convincente per il tiro sapido e la tensione gustativa incessante, ferma restando la consistenza della trama. Ma l’orvietano non vive delle sole vette qualitative puntualmente offerte con questa etichetta dal Castello della Sala (gruppo Antinori).

Campo del Guardiano 2014 di Palazzone, da sempre Orvieto Classico Superiore di riferimento con una base maggioritaria di Procanico, lo affianca con ben 5 riconoscimenti di eccellenza, più affusolato nella silhouette ma accomunato da un irresistibile slancio salino. La mano discreta e sapiente di Giovanni Dubini rappresenta garanzia di longevità, come dimostra la storia di questa bottiglia.

In scia con 4 premi dai vari annuari si colloca un altro Orvieto Classico Superiore, il Luigi e Giovanna 2013 di Barberani. Da uve Grechetto in larga misura, si avvale di un tocco di muffa nobile che riconduce allo stilema di un Orvieto avvolgente, dagli evidenti rimandi di frutta tropicale. Declina mirabilmente ampiezza e continuità al palato costituendo degno omaggio ai cinquant’anni di fondazione dell’azienda.

Ancora un Grechetto in bella evidenza (questa volta in purezza) per concludere. Si tratta del Fiorfiore 2014 di Roccafiore, realtà tuderte a certificazione biologica condotta con energia da Luca Baccarelli. Slalomeggia perfettamente fra i paletti stretti di un’annata complessa, coniugando freschezza e tonicità, timbrica fruttata e scia speziata. Premiato da 3 guide diverse, denota carattere e personalità. Doti di cui l’Umbria bianchista può andare davvero orgogliosa.