Vinitaly, nel padiglione Lombardia mille etichette da 200 aziende
A Palazzo Pirelli è stato presentato questa mattina il padiglione che ospiterà i vini lombardi sempre più vocati all’export. 8.500 metri quadrati che saranno la "casa" di 200 aziende, mille le etichette complessive.
Di cosa si parlerà al Vinitaly di Verona, dal 9 al 12 aprile, e quindi fra pochi giorni? Sicuramente del vino lombardo, e della sua crescita per quantità e qualità. Ma anche di Cina e Oriente, che appaiono come i mercati in maggiore espansione, ove produttori grandi e piccoli vanno a giocarsi la propria credibilità. Qualche volta perfino la sopravvivenza.

Questi gli argomenti di spicco della conferenza stampa del 28 marzo, a Milano a Palazzo Pirelli, dedicata alla presentazione del Padiglione Lombardia presso la fiera veronese del vino, ormai alle porte. «Porteremo con noi circa duecento aziende con oltre mille etichette in degustazione, all’interno di un padiglione di 8.500 mq», fa rilevare Gian Domenico Auricchio, presidente di Unioncamere Lombardia, tra i promotori dell’evento.
«Lo sforzo promozionale di Unioncamere e della Regione Lombardia si indirizza verso un fenomeno in crescita, dato che l’incremento in valore della produzione lombarda è stato di 100 milioni di euro in quindici anni, passando da 153 milioni agli attuali 258. Nello stesso periodo, la crescita più rilevante si è registrata in Cina (+8.686,5%), Hong Kong (+1.508,8%), Spagna (+722,6%) e Belgio (+709,4); ma ha un valore particolare e simbolico la performance rilevabile in Francia (+455,8%), paese ove il vino nazionale è un’istituzione. La vocazione all’export non è una novità per le aziende lombarde, che fino ad oggi hanno trovato un partner affidabile nelle istituzioni locali, senza il cui appoggio la visibilità dei nostri prodotti migliori soffre moltissimo».
Ma non si è parlato solo di numeri e di litri, a palazzo Pirelli: l’assessore regionale all’agricoltura, Giovanni Fava, ha infatti voluto chiarire che «anche la qualità è in crescita. Basti pensare che nel 2016 la quota di vini a denominazione di qualità (Docg, Doc e Igt) in Lombardia è arrivata all’89,2%. Ma, se volete dar retta ad un rompiscatole come me, la strada da fare è ancora molto lunga: sul piano della promozione c’è chi si muove molto meglio di noi, e i fatturati ne risentono in modo evidente. E mai possibile che la Francia esporti una quantità di poco inferiore a quella italiana, ricavandone il doppio in valore? Come comunichiamo nel mondo il lavoro di eccellenza che sta dietro alle nostre produzioni? In campo enologico, ho rilevato personalmente che i buyers di tutti il mondo sono alla ricerca della qualità, e sono disponibili a pagarla, a patto che qualcuno sappia vendergliela in modo professionale».

Restando in tema di valorizzazione, la presentazione è servita anche a mettere in vetrina otto aziende d’eccellenza, che hanno ricevuto ufficialmente il riconoscimento “Ambasciatori del vino lombardo.” Si tratta di Conte Vistarino, Oltrepò pavese; La Valle, Franciacorta; Nino Negri, Valtellina; Biava, per il Moscato di Scanzo; San Giovanni, sul lago di Garda; Ricchi, per i vini mantovani; Lazzari, per la bassa bresciana e il Montenetto; Poderi San Pietro per il San Colombano.
Approfittiamo ora della schiettezza dell’assessore regionale Giovanni Fava per due domande in esclusiva su vino e politica, tema tra i più frizzanti.
Assessore, le regioni italiane riescono facilmente a fare sistema, quando si tratta di promozione enologica?
Le regioni non fanno sistema, e probabilmente è meglio così. Ognuno deve valorizzare le sue tipicità, attrezzandosi al meglio. Non mi si potrebbe chiedere, ad esempio, di attivarmi per il Prosecco o per l’Amarone, perché non ne sarei capace e non sarebbe giusto: a ciascuno il suo, insomma.
E se c’è qualche regione che non ha le forze per promuovere i suoi vini, la lasciamo da sola?
Le Regioni le risorse le devono pescare nei propri territori. Che imparino a risparmiare e a spendere il denaro pubblico in modo produttivo. Lo scriva pure, non ci sono problemi.
Alla faccia del parlare chiaro, sembra che “ognuno per sé e Dio per tutti” sia ancora il verbo imperante, e forse bisognerebbe chiedere ai viticultori e ai consorziati cosa ne pensano. Ma dimenticando per un attimo il “fare sistema”, nonché le diverse capacità finanziarie delle regioni, resta il fatto che la Lombardia si presenta in grande spolvero ad una delle più importanti manifestazioni vitivinicole del mondo, e ben attrezzata per affrontare le sfide dei mercati emergenti. Colossi come la Cina e gli Stati Uniti, al Vinitaly di Verona, sono pronti a valutare le eccellenze lombarde, e poi anche a discutere di qualità e di valore; dal canto loro istituzioni, produttori e commerciali della Lombardia non vedono l’ora di raccogliere il guanto di sfida.

Questi gli argomenti di spicco della conferenza stampa del 28 marzo, a Milano a Palazzo Pirelli, dedicata alla presentazione del Padiglione Lombardia presso la fiera veronese del vino, ormai alle porte. «Porteremo con noi circa duecento aziende con oltre mille etichette in degustazione, all’interno di un padiglione di 8.500 mq», fa rilevare Gian Domenico Auricchio, presidente di Unioncamere Lombardia, tra i promotori dell’evento.
«Lo sforzo promozionale di Unioncamere e della Regione Lombardia si indirizza verso un fenomeno in crescita, dato che l’incremento in valore della produzione lombarda è stato di 100 milioni di euro in quindici anni, passando da 153 milioni agli attuali 258. Nello stesso periodo, la crescita più rilevante si è registrata in Cina (+8.686,5%), Hong Kong (+1.508,8%), Spagna (+722,6%) e Belgio (+709,4); ma ha un valore particolare e simbolico la performance rilevabile in Francia (+455,8%), paese ove il vino nazionale è un’istituzione. La vocazione all’export non è una novità per le aziende lombarde, che fino ad oggi hanno trovato un partner affidabile nelle istituzioni locali, senza il cui appoggio la visibilità dei nostri prodotti migliori soffre moltissimo».
Ma non si è parlato solo di numeri e di litri, a palazzo Pirelli: l’assessore regionale all’agricoltura, Giovanni Fava, ha infatti voluto chiarire che «anche la qualità è in crescita. Basti pensare che nel 2016 la quota di vini a denominazione di qualità (Docg, Doc e Igt) in Lombardia è arrivata all’89,2%. Ma, se volete dar retta ad un rompiscatole come me, la strada da fare è ancora molto lunga: sul piano della promozione c’è chi si muove molto meglio di noi, e i fatturati ne risentono in modo evidente. E mai possibile che la Francia esporti una quantità di poco inferiore a quella italiana, ricavandone il doppio in valore? Come comunichiamo nel mondo il lavoro di eccellenza che sta dietro alle nostre produzioni? In campo enologico, ho rilevato personalmente che i buyers di tutti il mondo sono alla ricerca della qualità, e sono disponibili a pagarla, a patto che qualcuno sappia vendergliela in modo professionale».

Giovanni Fava, Gian Domenico Auricchio e Maurizio Danese (presidente Veronafiere)
Restando in tema di valorizzazione, la presentazione è servita anche a mettere in vetrina otto aziende d’eccellenza, che hanno ricevuto ufficialmente il riconoscimento “Ambasciatori del vino lombardo.” Si tratta di Conte Vistarino, Oltrepò pavese; La Valle, Franciacorta; Nino Negri, Valtellina; Biava, per il Moscato di Scanzo; San Giovanni, sul lago di Garda; Ricchi, per i vini mantovani; Lazzari, per la bassa bresciana e il Montenetto; Poderi San Pietro per il San Colombano.
Approfittiamo ora della schiettezza dell’assessore regionale Giovanni Fava per due domande in esclusiva su vino e politica, tema tra i più frizzanti.
Assessore, le regioni italiane riescono facilmente a fare sistema, quando si tratta di promozione enologica?
Le regioni non fanno sistema, e probabilmente è meglio così. Ognuno deve valorizzare le sue tipicità, attrezzandosi al meglio. Non mi si potrebbe chiedere, ad esempio, di attivarmi per il Prosecco o per l’Amarone, perché non ne sarei capace e non sarebbe giusto: a ciascuno il suo, insomma.
E se c’è qualche regione che non ha le forze per promuovere i suoi vini, la lasciamo da sola?
Le Regioni le risorse le devono pescare nei propri territori. Che imparino a risparmiare e a spendere il denaro pubblico in modo produttivo. Lo scriva pure, non ci sono problemi.
Alla faccia del parlare chiaro, sembra che “ognuno per sé e Dio per tutti” sia ancora il verbo imperante, e forse bisognerebbe chiedere ai viticultori e ai consorziati cosa ne pensano. Ma dimenticando per un attimo il “fare sistema”, nonché le diverse capacità finanziarie delle regioni, resta il fatto che la Lombardia si presenta in grande spolvero ad una delle più importanti manifestazioni vitivinicole del mondo, e ben attrezzata per affrontare le sfide dei mercati emergenti. Colossi come la Cina e gli Stati Uniti, al Vinitaly di Verona, sono pronti a valutare le eccellenze lombarde, e poi anche a discutere di qualità e di valore; dal canto loro istituzioni, produttori e commerciali della Lombardia non vedono l’ora di raccogliere il guanto di sfida.


