Amore per la terra e materie prime. La forza della birra artigianale italiana
I birrifici italiani, oggi sparsi su tutta la Penisola, mantengono, anche dopo il riconoscimento di “prodotto agricolo” a tutti gli effetti, caratteri distintivi come il lavoro diretto della terra
La birra dei birrifici agricoli, quelle realtà che per chi non ne sa nulla sono fattorie che legano la produzione brassicola all’attività agricola, o forse all’attività di contadini che producono la birra per l’autosostentamento, un po’ come i monaci trappisti facevano e continuano a fare. E non ci andrebbero molto lontano. O meglio, si discosterebbero parecchio dall’attuale stato dell’opera dei birrifici agricoli italiani, ma per alcuni versi ci sarebbero delle interessanti connessioni, da rintracciare specialmente nel corso che hanno compiuto per arrivare ad essere delle vere e proprie aziende moderne.

Al principio di ognuno di loro c’è quasi sempre una famiglia, e ancor più spesso una famiglia che lavorava unita nella propria azienda agricola (semmai da generazioni), oppure un’eredità contadina culturale e terrena che con l’avvento del fenomeno birra artigianale ha trovato facile impiego in un’attività redditizia. Ebbene, dietro quasi ogni birrificio agricolo c’è un sapere che viene dalla campagna, mani che la terra l’hanno toccata davvero, persone di un luogo che hanno scelto di vivere grazie ad esso e mantenerlo in vita sfruttandolo nel senso più nobile (e agricolo) del termine.
Laddove termina la poesia comincia la razionalità, e ad oggi la birra artigianale agricola seppur continui ad essere fasciata da un manto di incanto e suggestione, ha bisogno di certezze messe per iscritto sul proprio documento d’identità. Addirittura ha ricevuto ciò che le spettava anche prima del riconoscimento legale della “birra artigianale”, tant’è che circa sette anni fa vedeva la luce il decreto ministeriale 212/2010 con il quale si riconosceva la birra come “prodotto agricolo a tutti gli effetti e il birrificio agricolo come azienda impiegata nella produzione e nella vendita diretta di birra. La produzione deve risultare attività connessa all’esercizio dell’agricoltura, ovvero gli ingredienti principali devono essere ricavati prevalentemente (almeno per il 51%) da prodotti ottenuti in azienda, ed eventualmente maltando i cereali di produzione propria presso una struttura consortile a cui l’azienda stessa aderisce”.

I birrifici agricoli sono ormai sparsi un pò su tutta la Penisola ma soprattutto in alcune regioni come le Marche (16,7% del totale) dove sorge il Consorzio italiano di produttori dell'orzo e della birra (Cobi), Piemonte (12,5%), Emilia Romagna e Toscana (9,7%), Veneto e Lombardia (8,3%).
Anche se in silenzio questo passo importante ha segnato una svolta non indifferente nel quadro normativo e, di conseguenza, nel mercato di produzione e commercializzazione della bevanda birra in Italia. Il movimento birrario artigianale si è rafforzato e soprattutto è andato delineandosi sempre più l’italian style con cui i nostri birrai si stanno facendo spazio nel mondo.

L’italianità degli ingredienti impiegati è un valore aggiunto nonché segno di riconoscibilità e valorizzazione delle eccellenze italiane: i birrifici agricoli che fanno tutto in casa, o quasi, sono l’espressione dell’artigianalità birraria italiana all’ennesima potenza. Il pregio di fare birra agricola è potersi esprimere attraverso quello che nel vino è il terroir. Infatti le varietà di luppolo coltivate in zone differenti dello stivale, la forte territorialità espressa dai cereali e le specifiche spezie o erbe aromatiche che si rivelano diversamente da regione e regione, non possono che essere le sfaccettature diverse di un prodotto variopinto e cangiante, tutto italiano e ogni giorno più apprezzato.
Realtà come Grignè, primo birrificio agricolo d’Abruzzo, evoluzione di una masseria fondata nel 1940 in cui si è sempre prodotto e trasformato i propri cereali in farine, oggi impiegati nella produzione delle birre insieme alle varietà di luppolo cascade e saaz qui coltivate; o il marchigiano La Mata costruito in una vecchia stalla dell’azienda agricola di famiglia, che produce la Birra 100%, così chiamata perchè ottenuta con le materie prime del birrificio, rappresentano l’espressione totale e vera di un territorio, nonché la bravura e l’anima di chi la produce. La strada è ancora lunga ma sicuramente i nostri birrai hanno imboccato quella giusta.

Al principio di ognuno di loro c’è quasi sempre una famiglia, e ancor più spesso una famiglia che lavorava unita nella propria azienda agricola (semmai da generazioni), oppure un’eredità contadina culturale e terrena che con l’avvento del fenomeno birra artigianale ha trovato facile impiego in un’attività redditizia. Ebbene, dietro quasi ogni birrificio agricolo c’è un sapere che viene dalla campagna, mani che la terra l’hanno toccata davvero, persone di un luogo che hanno scelto di vivere grazie ad esso e mantenerlo in vita sfruttandolo nel senso più nobile (e agricolo) del termine.
Laddove termina la poesia comincia la razionalità, e ad oggi la birra artigianale agricola seppur continui ad essere fasciata da un manto di incanto e suggestione, ha bisogno di certezze messe per iscritto sul proprio documento d’identità. Addirittura ha ricevuto ciò che le spettava anche prima del riconoscimento legale della “birra artigianale”, tant’è che circa sette anni fa vedeva la luce il decreto ministeriale 212/2010 con il quale si riconosceva la birra come “prodotto agricolo a tutti gli effetti e il birrificio agricolo come azienda impiegata nella produzione e nella vendita diretta di birra. La produzione deve risultare attività connessa all’esercizio dell’agricoltura, ovvero gli ingredienti principali devono essere ricavati prevalentemente (almeno per il 51%) da prodotti ottenuti in azienda, ed eventualmente maltando i cereali di produzione propria presso una struttura consortile a cui l’azienda stessa aderisce”.

I birrifici agricoli sono ormai sparsi un pò su tutta la Penisola ma soprattutto in alcune regioni come le Marche (16,7% del totale) dove sorge il Consorzio italiano di produttori dell'orzo e della birra (Cobi), Piemonte (12,5%), Emilia Romagna e Toscana (9,7%), Veneto e Lombardia (8,3%).
Anche se in silenzio questo passo importante ha segnato una svolta non indifferente nel quadro normativo e, di conseguenza, nel mercato di produzione e commercializzazione della bevanda birra in Italia. Il movimento birrario artigianale si è rafforzato e soprattutto è andato delineandosi sempre più l’italian style con cui i nostri birrai si stanno facendo spazio nel mondo.

L’italianità degli ingredienti impiegati è un valore aggiunto nonché segno di riconoscibilità e valorizzazione delle eccellenze italiane: i birrifici agricoli che fanno tutto in casa, o quasi, sono l’espressione dell’artigianalità birraria italiana all’ennesima potenza. Il pregio di fare birra agricola è potersi esprimere attraverso quello che nel vino è il terroir. Infatti le varietà di luppolo coltivate in zone differenti dello stivale, la forte territorialità espressa dai cereali e le specifiche spezie o erbe aromatiche che si rivelano diversamente da regione e regione, non possono che essere le sfaccettature diverse di un prodotto variopinto e cangiante, tutto italiano e ogni giorno più apprezzato.
Realtà come Grignè, primo birrificio agricolo d’Abruzzo, evoluzione di una masseria fondata nel 1940 in cui si è sempre prodotto e trasformato i propri cereali in farine, oggi impiegati nella produzione delle birre insieme alle varietà di luppolo cascade e saaz qui coltivate; o il marchigiano La Mata costruito in una vecchia stalla dell’azienda agricola di famiglia, che produce la Birra 100%, così chiamata perchè ottenuta con le materie prime del birrificio, rappresentano l’espressione totale e vera di un territorio, nonché la bravura e l’anima di chi la produce. La strada è ancora lunga ma sicuramente i nostri birrai hanno imboccato quella giusta.


