Il vino in formato “artigianale” al Palazzo del Ghiaccio di Milano, si è messo in vetrina grazie a Live Wine 2017, realizzato con il sostegno dell’Associazione italiana sommelier Lombardia e della rassegna Vini di Vignaioli. I bollini che di solito si appiccicano sugli alimenti sono vari e imprevedibili: tutti abbiamo ormai a che fare con biologico, biodinamico, naturale, gluten-free, vegano e tanti altri.

Live Wine, l'artigianalità nel bicchiere Vini naturali da oltre 150 cantine

Con “artigianale”, gli organizzatori di Live Wine non intendevano creare un’altra etichetta, ma semplicemente chiedere ai produttori di portare a Milano vini:
  • privi di additivi non dichiarati in etichetta;
  • salubri, e quindi provenienti da vigneti non trattati con prodotti chimici di sintesi;
  • non fermentati mediante lieviti selezionati, che sono prodotti industrialmente;
  • non contenenti solfiti in eccesso (< 50mg/l per i rossi, < 70 mg/l per bianchi e rosati, < 100mg/l per i dolci).
Ma tra tutte queste regole e denominazioni, varie e imprevedibili, il consumatore non rischia di perdere la bussola? Passo la domanda a Samuel Cogliati, l’editore-giornalista responsabile delle degustazioni della due giorni milanese.

«L’appassionato che gira fra questi stand - dice Cogliati - è abituato a informarsi e sa dove andare a cercare. Per il vino “artigianale” che stiamo ospitando in questi giorni non c’è bisogno di creare un altro logo, né mi sembra il caso di ingabbiare ogni esperienza gustativa con un’etichetta più o meno rassicurante. Il biologico e il biodinamico danno garanzie sulla salubrità, per le qualità organolettiche c’è solo da affidarsi alla maestria dei vignaioli e al palato degli amanti. Cioè tutti noi».

Appunto, il biologico e il biodinamico. Esiste il rischio che queste catalogazioni siano associate all’idea di prodotto spento, scolorito, senza personalità?
Forse quindici anni fa si correva questo rischio, ora non più. La prova del bicchiere non mente, vada lei stesso a verificare, tra le 150 cantine qui presenti, quanti sapori e colori inimitabili può sfoggiare un vino che voglia dirsi artigianale.

Chiara Pepe - Live Wine, l'artigianalità nel bicchiere Vini naturali da oltre 150 cantine
Chiara Pepe

Non me lo faccio dire due volte, ed eccomi presso lo stand di Emidio Pepe, già noto al vasto pubblico come produttore abruzzese biodinamico .

Che vuol dire cosa, esattamente?
Utilizzare solo prodotti naturali, sia in vigneto sia in cantina - mi risponde Chiara Pepe, la nipote del fondatore -. E quindi cristalli di rame e zolfo di miniera, ad esempio. Lasciamo, inoltre, che siano le forze esistenti in natura a dare spessore e gusto ai nostri vini, anzitutto rispettando le fasi lunari prima di ogni lavoro in cantina, e poi usando preparati biodinamici e sovesci per riattivare i microrganismi vivi nel terreno. E tutto questo dal 2006.

E quando un vino dei vostri invecchia, ad esempio un Montepulciano o un Pecorino, non c’è da aspettarsi qualche spiacevole sorpresa?
Guardi, più il vino è naturale e meglio invecchia. Non ci sono problemi e non ci sono sorprese. E non parlo solo dei rossi: sto assaggiando dei bianchi di vent’anni piacevolissimi, altro che sorprese!.

Chissà cosa ne pensano i francesi del bianco biologico da invecchiare, e citiamo un esempio a prova di bomba: il maestoso champagne. Joséphine Barnier, ambasciatrice dello Champagne Jeaunaux-Robin, mi dà un paio di dritte su come si stia posizionando il bianco più famoso del mondo.

«Quest’azienda è attualmente in fase di conversione biologica. Abbiamo cominciato a muoverci dieci anni fa, ma il processo è molto lungo. La certificazione arriverà probabilmente nel 2021, ma io già da oggi mi sento di dire che stiamo vendendo un prodotto diverso, più genuino e naturale. In Francia c’è una grandissima attenzione verso questi temi, e quindi sappiamo di rivolgerci ad un mercato molto ben disposto».

Joséphine Barnier - Live Wine, l'artigianalità nel bicchiere Vini naturali da oltre 150 cantine
Joséphine Barnier

Sono disponibili a pagare ancora di più un prodotto non certo economico, i francesi?
È normale che il prezzo sia un po’ più alto, dato che coltiviamo in una zona molto umida, dove gli agenti atmosferici favoriscono la moltiplicazione dei parassiti. E senza l’aiuto della chimica, diventa tutto più difficile. Nonostante tutto, non siamo molto preoccupati dell’impatto sul prezzo, poiché chi si appassiona allo champagne vuole un prodotto di grande qualità, e non si fa scoraggiare, una volta percepita la serietà del lavoro dei vignaioli. L’importante è sapersi poi proporre nelle enoteche giuste e nei ristoranti giusti.

La professionalità nel presentare i prodotti artigianali ha il suo peso, insomma. Specialmente quando si chiede agli amanti della natura e del buon vino di pagare qualcosa in più: spiegare è fondamentale, mettere il cliente in grado di approfondire e di informarsi dà un valore aggiunto all’arte vitivinicola, senza per questo sottovalutare tutti i bollini, le etichette e le denominazioni che attraversano fiere ed eventi. Perché il biologico, il biodinamico e l’artigianale hanno senso solo se, al di là del suono accattivante delle parole, il vino resta una magia inebriante, da assaporare con chi se ne intende.

Per informazioni: www.livewine.it