Usa e Uk punti di riferimento per i luppoli. In sperimentazione quattro nuovi aromi
In Italia la coltivazione del luppolo è in via di sviluppo, ma i birrai di tutto il mondo guardano ancora a Usa e Regno Unito per acquisire le migliori materie prime. Nell’Oregon si scommette su quattro novità
Abbiamo già parlato della situazione che vive il luppolo italiano e in generale per essere aggiornati su ciò che avviene intorno al mondo della produzione e dell’impiego di luppolo non c’è una cadenza fissa con cui tornare sull’argomento se non essere continuamente aggiornati tramite i siti web e le riviste di settore. In Italia si sta iniziando in questi anni a coltivare in maniera più o meno intensiva e professionale, come dimostra l’importante start-up Italian Hops company che si sta occupando della questione e del suo studio avvalendosi della collaborazione dell’Università di Parma. Sono stati prelevati 50 genotipi differenti attualmente in fase di sperimentazione in campi della Lombardia, che ha un grande patrimonio di biodiversità, e il Birrificio Hibu sta già iniziando a sfornare le prime produzioni.

Le novità più importanti però arrivano dall’estero in fatto di luppoli, da paesi come Usa e Regno Unito che continuano ad essere i punti di riferimento e che soddisfano il fabbisogno mondiale. Pare infatti che all’orizzonte ci siano diverse cultivar emergenti che presto potrebbero essere impiegate nella caratterizzazione delle birre del mondo. Ad esempio nell’Oregon, l’importante Crosby Hop Farm e la Yakima Valley Hops sembrano scommettere su un poker di nomi formato da Idaho 7, Azacca, Cashmere e Jester. Elencati così potrebbero non dire molto ma ognuno ha le sue caratteristiche ben precise e una volta selezionato sarà acquistato dai birrai di ogni angolo del mondo per definire a piacimento le proprie produzioni.
Poi c’è il Comet che addirittura era stato selezionato negli anni sessanta ma caduto nell’oblio perché troppo poco amaro ma oggi tornato in voga con un aroma fine, molto vicino a quello dello statunitense Citra. Tutti nuovi luppoli selezionati per caratterizzare con amaro e aroma le birre prodotte, creare profili e nuove ricette.
Ad oggi si discute molto delle materie prime impiegate nella produzione e in Italia ci si sta muovendo nella giusta direzione ma evidentemente paesi come Usa e Inghilterra rimangono (e rimarranno) i principali paesi da cui approvvigionarsi. Una cosa però è certa, il sogno dei nostri birrai rimane quello di riuscire a vivere in un paese capace di soddisfare il fabbisogno nazionale e forse un giorno ci si riuscirà.

Le novità più importanti però arrivano dall’estero in fatto di luppoli, da paesi come Usa e Regno Unito che continuano ad essere i punti di riferimento e che soddisfano il fabbisogno mondiale. Pare infatti che all’orizzonte ci siano diverse cultivar emergenti che presto potrebbero essere impiegate nella caratterizzazione delle birre del mondo. Ad esempio nell’Oregon, l’importante Crosby Hop Farm e la Yakima Valley Hops sembrano scommettere su un poker di nomi formato da Idaho 7, Azacca, Cashmere e Jester. Elencati così potrebbero non dire molto ma ognuno ha le sue caratteristiche ben precise e una volta selezionato sarà acquistato dai birrai di ogni angolo del mondo per definire a piacimento le proprie produzioni.
- Idaho 7: bilancia le note erbacee a quelle fruttate che vanno dalla pesca al mango, amabile e bilanciato.
- Azacca: richiama i profumi tropicali con papaya e licis armonizzati da uno spiccato agrumato. Estivo e fresco.
- Cashmere: si esprime attraverso nuance esotiche e di erba fresca fino alle più fini resine di bosco. Intrigante e complesso.
- Jester: spiccato agrumato da scorza e polpa, soprattutto pompelmo e buccia di arancia.
Poi c’è il Comet che addirittura era stato selezionato negli anni sessanta ma caduto nell’oblio perché troppo poco amaro ma oggi tornato in voga con un aroma fine, molto vicino a quello dello statunitense Citra. Tutti nuovi luppoli selezionati per caratterizzare con amaro e aroma le birre prodotte, creare profili e nuove ricette.
Ad oggi si discute molto delle materie prime impiegate nella produzione e in Italia ci si sta muovendo nella giusta direzione ma evidentemente paesi come Usa e Inghilterra rimangono (e rimarranno) i principali paesi da cui approvvigionarsi. Una cosa però è certa, il sogno dei nostri birrai rimane quello di riuscire a vivere in un paese capace di soddisfare il fabbisogno nazionale e forse un giorno ci si riuscirà.


