Carmelo Sgandurra porta dentro di sé quel temperamento “vivace” che, accompagnato al piglio deciso tipico dell’uomo del sud, fa di lui un autentico ambasciatore del vino Made in Italy a qualsiasi latitudine. Carmelo è un sommelier professionista, siciliano, che conserva ovunque vada i ricordi legati alla vendemmia, al profumo del mosto, a quel Nero d’Avola a cui oggi ha perfino dedicato una guida.

Carmelo Sgandurra (Sgandurra, ambasciatore del buon bere «I vini italiani sono apprezzati a Bucarest»)
Carmelo Sgandurra

Carmelo Sgandurra è anche un hydrosommelier, oltre che un International Wine and Water Developer, un delegato Wsa, World sommelier association, e vice presidente della Federazione sommelier Romania. Ma Carmelo non è un solo un sommelier o un esperto che racconta il vino in giro per il mondo. Lui, Zosimo, fa del vino la sua stessa ragione di vita, andando ad esplorare, a conoscere e a scovare i produttori che, come lui, hanno fatto del vino la propria vita.

Quando hai iniziato ad appassionarti al vino?
Quando mio nonno Giuseppe, alias Peppino, modello di serietà, per placare la mia irrequietezza da ragazzino, mi premiava con un premio super: un sorso di vino, generalmente servito dentro un guscio di uovo alla coque, insieme a degli acini di uva passa sapientemente offerti in un “coppo”, cartoccio, di giornale.

E il tuo amore per il Nero d’Avola è diventato perfino un libro?
Il mio amore per il Nero d’Avola mi ha portato a scrivere e a pubblicare di recente “Nero D’Avola Wine” guida sul vitigno autoctono di Sicilia 2017-2018, che racconta storia, territorio, cantine e vini, con una dettagliata mappa che porta alla scoperta delle strade del Nero d’Avola, considerato uno dei vini più rappresentativi della Sicilia. Questa passione per il vitigno autoctono nasce quando da ragazzo, davanti ad un grappolo di Nero d’Avola, ho cominciato a scoprire tante storie di vita e di uomini. Assaporavo i loro racconti, come si fa con un buon calice di Nero d’Avola, ad ogni vendemmia trascorsa a bordo di un’Ape 600 Mp del ’70, con l’altro mio nonno, Carmelo, alla guida. È stato allora che mi si è aperto il cuore, che ho deciso di capire come da quei grappoli si potesse ricavare un nettare così buono, lo stesso nettare che mio nonno Peppino mi dava come premio. Così ho deciso che da grande avrei trasferito agli altri le stesse emozioni che provavo io, che avrei raccontato il Nero d’Avola, a cui ho dedicato questa guida, presentata con successo già in Sicilia e a Bucarest, dove erano presenti alcune aziende siciliane citate nella guida: Morgante, Paolo Calì, Balio Del Cristo di Campobello, Bastonaca. Oggi però non racconto solo il Nero d’Avola, ma voglio far conoscere tutto il patrimonio enologico italiano, che attraversa il bel paese da nord a sud. E voglio farlo soprattutto all’estero e, in particolare, nei mercati emergenti come la Romania, la Russia, il Kazakistan, accanto a realtà consolidate come gli Stati Uniti, la Germania, la Svizzera e l’Inghilterra.

Cosa hai organizzato di recente per promuovere i vini e i produttori italiani?
Si è appena concluso a Bucharest, realtà in cui i consumi di vino italiano stanno crescendo di più e più velocemente che altrove, l’Iwf, Italian Wine Festival, che ha riunito produttori e buyer giunti da ogni parte della Romania per conoscere i vini Made in Italy. Il festival era destinato solo alle aziende Italiane per far conoscere quelle particolarità che contraddistinguono il nostro vino e i suoi produttori, grazie anche ad una serie di incontri B2B con buyer per sviluppare relazioni mirate con distributori, enoteche e ristoratori.

I vini italiani hanno suscitato interesse?
Assolutamente, è stato un successo. A testimoniarlo la presenza del presidente della Federazione sommelier di Romania, Achim Laurentiu, nella doppia veste anche di direttore di Savorhd.Tv, prima televisione online monotematica sul mondo del vino e food. Achim Laurentiu si è complimentato per la riuscita e la qualità dell’evento, che ha offerto l’opportunità di un confronto tra i diversi stati sulla produzione, sinonimo di crescita per la cultura del vino.

Quale l’evento clou dell’Italian wine festival di Bucarest?
Ha riscosso molto successo il seminario sull’enologia tenuto da Vittorio Festa, a cui ha preso parte anche la Facoltà di Agraria, rappresentata dal professor Cojocaru George.

Chi ha partecipato?
Hanno partecipato poi altri esponenti di spicco del mondo del vino: Daniel Vranescu, sommelier Ais che lavora in Romania sulla qualità dei vini italiani, tracciando le linee guida per tanti produttori nel mondo; Radu Gradinaru, console di Francia a Iasi, che con un gruppo di imprenditori ha voluto conoscere nel dettaglio i vini dei produttori presenti e ha partecipato alle singole mastersclass; Catalin Paduraru, International Wine Contest Bucarest, che ha visitato gli stand; Horia Hasnas, giurato internazionali di concorsi di vino. Poi ancora Silvana Borza, food creator, che ha interpretato la cucina dal punto di vista della cultura Romena, preparando piatti a base di pasta e ricette internazionali; Vali Tatar, executive sommelier della Litle Texas di Iasi, nel nord della Romania, che si è espresso sull’abbinamento cibo vino. Numerosi anche i buyer e sponsor come Bilancia Romania, primo distributore in Romania e supporter della manifestazione; Dana Pop della Wine Doctor e consultant for Food Industry, che ha apprezzato la qualità dei vini degustati e anche quella dei formaggi; Cristian Jura, Segretario di Stato, che ha apprezzato molto le nozioni apprese nel corso del seminario sulla nuova enologia tenuto da Vittorio Festa; Anisoara Cindeescu dell’Ice, Istituto commercio estero dell’Ambasciata italiana; Antonio Campisi di Confindustria Romania, importate motore di sviluppo sull’interscambio commerciale; Luiza Hudea wine influencer, che ha partecipato come opinionista a tutti gli eventi in carnet durante la manifestazione e ha molto apprezzato la presentazione della guida dedicata al Nero d’Avola, scritta da me è tradotta in lingua Romena; Eduardo Garcia partner commerciale della cantina Cascina del Colle, che rappresenta i vini abruzzesi in Romania.

Oltre al vino c’erano anche esponenti del mondo del food?
Sì. Come le paste del Pastificio Marella e la presenza di Enzo Cardone del Pastificio Cardone, coordinati dall’esperto di produzione di pasta Nicola Pascazio che hanno allietato e deliziato gli esigenti palati degli ospiti presenti, grazie ai piatti preparati live nei cooking show dello chef Marco Pascazio, food creator.

Quali le mastersclass che si sono succedute nel corso dell’evento?
Tante le masterclasses tutte sold out, come quella dedicata a “Barolo & Brunello: Due facce della stessa medaglia” di Andrea Mariani; “Nero D’avola Wine: L’autoctono di Sicilia”; “Primitivo - Negroamaro: I vini che conquistano l’est” di Mihai Dumitru; “Bolle Italiane: dalla Franciacorta alla Sicilia” di Renato Rovetta.

Quali le aziende presenti?
Tante le aziende italiane che hanno partecipato all’IWF di Bucharest, provenienti dal Lazio, dalle Marche, della Puglia e dalla Sicilia. Gli abruzzesi hanno riscosso successo, con il loro Montepulciano d’Abruzzo, particolarmente gradito dal mercato romeno. Mentre tra i vini siciliani preferiti dai romeni un posto di rilievo lo occupano il Nero d’Avola e il Frappato; gettonati anche i vini marchigiani, le bollicine autoctone Groppello della Valtellina Metodo Classico, quelle della Basilicata o quelle della dolce vita romana che si affidano al Metodo Charmat per vinificare Falanghina e Chardonay.

Ecco chi c’era all’Iwf di Bucarest
I Marchesi De Cordano, Tocco Vini, Cascina Del Colle, Tenuta Oderisio, Iasci&Marchesani, Fattoria Teatina, Terzini, Vigneti Iucci, Morgante, Paolo Calì, Pasini San Giovanni, Cantine Strapellum, Il Conventino, Tagaro, Centanni, Paolo e Noemi D’Amico, Bettalunga, Silvestri.