Sostenibilità e uno sguardo al futuro. Marco Tonini vince la “Vigna eccellente”
Valorizzazione del territorio e delle sue eccellenze, il tema sviluppato a Isera, comune trentino, nell'ambito di un evento sulla viticoltura nei prossimi anni. Premio letterario a “La Vigna Antica” di Leonardo Franchini
Tre giorni dedicati al territorio vinicolo e alle sue eccellenze, ai suoi gioielli. La premiazione, svoltasi alla presenza di moltissimi agricoltori, ha chiuso una tre giorni dedicata alla valorizzazione del territorio e delle sue eccellenze.

Se dobbiamo pensare a quale aspetto sarà importante per la viticoltura nei prossimi anni, non c'è dubbio che un ruolo decisivo si dato dalla sostenibilità. L'attenzione dei consumatori per questo aspetto è sempre più marcata. La coltivazione biologica del vigneto ne è sicuramente la modalità privilegiata. Per il viticoltore tale scelta è molto impegnativa, poiché deve porre particolare attenzione nel seguire l'evoluzione vegeto-produttiva del vigneto, nella esecuzione delle pratiche agronomiche ed in particolare della difesa antiparassitaria.
Il vigneto individuato, di 3.061 mq e sito in località Penin, si distingue inoltre per un equilibrato rapporto vegeto-produttivo. Questa la motivazione della giuria - presieduta da Attilio Scienza e composta da Paolo Benvenuti, Enzo Merz, Franco Nicolodi, Nereo Pederzolli, Duilio Porro, Francesco Ribolli, Carlo Rossi, Marco Stefanini - per il conferimento del primo premio del concorso La Vigna Eccellente. Ed è subito Isera a Marco Tonini.
Giuliano Marzadro si è invece guadagnato il secondo posto poiché il suo vigneto sito a Marano di Isera, dove sono stati introdotti i sistemi di allevamento a filare, che comportano esecuzione di pratiche agronomiche con modalità e tempistiche molto diverse rispetto alla pergola, rappresenta un esempio efficace di attenta conduzione agronomica mirata alla produzione di uve di qualità. Stefano Berti, al terzo posto, con il suo vigneto di 2mila mq in località Sparaver a Marano di Isera, si è invece distinto per l'attenta gestione mirata a salvaguardarne nel tempo l'integrità di un vigneto datato, mantenendolo nelle migliori condizioni vegeto-produttive.
Una premiazione molto sentita, che ha visto una Sala della cooperazione davvero gremita. «Dopo un anno di pausa - ha dichiarato la sindaca di Isera Enrica Rigotti - abbiamo voluto rilanciare questo premio partendo dalla considerazione che la vigna non è solo agricoltura ma è anche paesaggio, turismo, produzioni tipiche, occasione di confronto, arte e cultura. Per questo, il fine settimana è stato arricchito da enotour, spettacoli teatrali, wine tasting, eventi in cantina, menu a tema, mostre, proiezioni di documentari, oltre al convegno di Michele Dallapiccola sulle prospettive e l'innovazione per l'agricoltura in Trentino. Un ricco programma ideato all'interno del tavolo sul turismo istituito dal consiglio comunale con il coinvolgimento di diverse realtà territoriali e con il supporto di Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, nell'ambito del coordinamento delle manifestazioni enologiche provinciali, Apt Rovereto e Vallagarina e Associazione Città del Vino. Il messaggio che vogliamo dare è che mantenendo le proprie specificità ma facendo rete dentro e fuori dal territorio si raggiungono gli obiettivi».

Una visione condivisa dal senatore Franco Panizza, che ha fatto un plauso all’originalità dell’idea sottolineando come sia importante per un territorio caratterizzarsi senza isolarsi, puntando sulle risorse che lo contraddistinguono, lavorando su qualità ed eccellenza e facendo sistema per essere competitivi sia a livello locale che non.
Complimenti anche da Paolo Benvenuti, direttore di Città del Vino, che ha sottolineato come la viticoltura di eccellenza in Italia sia prodotta soprattutto dalle piccole comunità, come Isera, e come sia fondamentale investire su questa ricchezza se vogliamo diventare davvero il primo Paese enoturistico al mondo.
Tra le novità di questa edizione, oltre al ricco weekend di iniziative collaterali, l'istituzione di un premio letterario dedicato alla memoria di Francesco Graziola, storico membro della giuria, che è stato consegnato a Leonardo Franchini, autore del libro La Vigna Antica. Un romanzo di scienza-verità che ha il merito di colmare il vuoto di comunicazione che si è venuto a creare tra il mondo della ricerca e il consumatore, approfondendo la tematica della genetica nella viticoltura degli ultimi 150 anni attraverso la potente arma dello storytelling.
Del resto, come ha spiegato Attilio Scienza, il concorso è ormai maturo per fare un salto di qualità e darsi nuovi obiettivi. Oltre a continuare a premiare il vigneto più curato, infatti, ha la possibilità di fare leva sulla propria notorietà e diventare un altoparlante per discutere di grandi temi legati al futuro della viticoltura. In primis, le tecniche moderne di genoma editing e di cisgenesi che ci consentono di affrontare malattie della vite e cambiamenti climatici senza ricorrere alla chimica e accelerando i tempi della genetica classica. Un tema che vive l'ostacolo dell'accettazione antropologica e che, per questo, necessita di essere supportato da una corretta narrazione che possa esorcizzare la paura attraverso la spiegazione dei suoi meccanismi.
«L'augurio - ha chiarito - è che attraverso lo studio del Dna, la Fondazione Mach sia in grado di creare un Marzemino resistente senza modificare nessun carattere, come avviene con gli incroci, ma aggiungendo solo quei geni che possono dare la resistenza. Geni non trasgenici, ovvero provenienti da funghi e batteri, ma cisgeneci, ovvero che vengono dalla stessa specie, dalla stessa famiglia».

foto: Florio Badocchi
Se dobbiamo pensare a quale aspetto sarà importante per la viticoltura nei prossimi anni, non c'è dubbio che un ruolo decisivo si dato dalla sostenibilità. L'attenzione dei consumatori per questo aspetto è sempre più marcata. La coltivazione biologica del vigneto ne è sicuramente la modalità privilegiata. Per il viticoltore tale scelta è molto impegnativa, poiché deve porre particolare attenzione nel seguire l'evoluzione vegeto-produttiva del vigneto, nella esecuzione delle pratiche agronomiche ed in particolare della difesa antiparassitaria.
Il vigneto individuato, di 3.061 mq e sito in località Penin, si distingue inoltre per un equilibrato rapporto vegeto-produttivo. Questa la motivazione della giuria - presieduta da Attilio Scienza e composta da Paolo Benvenuti, Enzo Merz, Franco Nicolodi, Nereo Pederzolli, Duilio Porro, Francesco Ribolli, Carlo Rossi, Marco Stefanini - per il conferimento del primo premio del concorso La Vigna Eccellente. Ed è subito Isera a Marco Tonini.
Giuliano Marzadro si è invece guadagnato il secondo posto poiché il suo vigneto sito a Marano di Isera, dove sono stati introdotti i sistemi di allevamento a filare, che comportano esecuzione di pratiche agronomiche con modalità e tempistiche molto diverse rispetto alla pergola, rappresenta un esempio efficace di attenta conduzione agronomica mirata alla produzione di uve di qualità. Stefano Berti, al terzo posto, con il suo vigneto di 2mila mq in località Sparaver a Marano di Isera, si è invece distinto per l'attenta gestione mirata a salvaguardarne nel tempo l'integrità di un vigneto datato, mantenendolo nelle migliori condizioni vegeto-produttive.
Una premiazione molto sentita, che ha visto una Sala della cooperazione davvero gremita. «Dopo un anno di pausa - ha dichiarato la sindaca di Isera Enrica Rigotti - abbiamo voluto rilanciare questo premio partendo dalla considerazione che la vigna non è solo agricoltura ma è anche paesaggio, turismo, produzioni tipiche, occasione di confronto, arte e cultura. Per questo, il fine settimana è stato arricchito da enotour, spettacoli teatrali, wine tasting, eventi in cantina, menu a tema, mostre, proiezioni di documentari, oltre al convegno di Michele Dallapiccola sulle prospettive e l'innovazione per l'agricoltura in Trentino. Un ricco programma ideato all'interno del tavolo sul turismo istituito dal consiglio comunale con il coinvolgimento di diverse realtà territoriali e con il supporto di Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, nell'ambito del coordinamento delle manifestazioni enologiche provinciali, Apt Rovereto e Vallagarina e Associazione Città del Vino. Il messaggio che vogliamo dare è che mantenendo le proprie specificità ma facendo rete dentro e fuori dal territorio si raggiungono gli obiettivi».

Una visione condivisa dal senatore Franco Panizza, che ha fatto un plauso all’originalità dell’idea sottolineando come sia importante per un territorio caratterizzarsi senza isolarsi, puntando sulle risorse che lo contraddistinguono, lavorando su qualità ed eccellenza e facendo sistema per essere competitivi sia a livello locale che non.
Complimenti anche da Paolo Benvenuti, direttore di Città del Vino, che ha sottolineato come la viticoltura di eccellenza in Italia sia prodotta soprattutto dalle piccole comunità, come Isera, e come sia fondamentale investire su questa ricchezza se vogliamo diventare davvero il primo Paese enoturistico al mondo.
Tra le novità di questa edizione, oltre al ricco weekend di iniziative collaterali, l'istituzione di un premio letterario dedicato alla memoria di Francesco Graziola, storico membro della giuria, che è stato consegnato a Leonardo Franchini, autore del libro La Vigna Antica. Un romanzo di scienza-verità che ha il merito di colmare il vuoto di comunicazione che si è venuto a creare tra il mondo della ricerca e il consumatore, approfondendo la tematica della genetica nella viticoltura degli ultimi 150 anni attraverso la potente arma dello storytelling.
Del resto, come ha spiegato Attilio Scienza, il concorso è ormai maturo per fare un salto di qualità e darsi nuovi obiettivi. Oltre a continuare a premiare il vigneto più curato, infatti, ha la possibilità di fare leva sulla propria notorietà e diventare un altoparlante per discutere di grandi temi legati al futuro della viticoltura. In primis, le tecniche moderne di genoma editing e di cisgenesi che ci consentono di affrontare malattie della vite e cambiamenti climatici senza ricorrere alla chimica e accelerando i tempi della genetica classica. Un tema che vive l'ostacolo dell'accettazione antropologica e che, per questo, necessita di essere supportato da una corretta narrazione che possa esorcizzare la paura attraverso la spiegazione dei suoi meccanismi.
«L'augurio - ha chiarito - è che attraverso lo studio del Dna, la Fondazione Mach sia in grado di creare un Marzemino resistente senza modificare nessun carattere, come avviene con gli incroci, ma aggiungendo solo quei geni che possono dare la resistenza. Geni non trasgenici, ovvero provenienti da funghi e batteri, ma cisgeneci, ovvero che vengono dalla stessa specie, dalla stessa famiglia».

