L’evento di formazione dedicato ai professionisti del vino che si è tenuto a Milano nella suggestiva cornice dell’hotel Principe di Savoia. Non solo grandi etichette e degustazioni tecniche guidate dagli Ambasciatori italiani dello Champagne, ma anche una riflessione più ampia che coinvolge il rispetto di un territorio che è stato dichiarato nel 2015 Patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco.

(Champagne green Dalla parte della sostenibilità)

«Lo champagne non rievoca solo momenti di gioia e di festa - ha sottolineato Domenico Avolio, direttore del Bureau du Champagne in Italia - è anche un territorio fatto di produttori e cultura. La sostenibilità è uno degli impegni che stiamo perseguendo da anni e che ci vedono sempre più concentrati per avere risultati concreti nel futuro».

Vino di qualità e rispetto per il Pianeta
«La sostenibilità è un tema che ci sta a cuore - ha dichiarato Thibaut Le Mailloux, direttore della comunicazione del Comité Champagne - a partire dalla produzione dell’uva per arrivare a quella del vino e ci stiamo lavorando fin dagli anni '80. Nel 2002 abbiamo redatto il nostro primo bilancio ambientale, tra i primi al mondo del settore del vino, e questo importante documento ci ha permesso di programmare gli sviluppi a venire. Come segno di rispetto per il territorio e per la salute dei consumatori siamo riusciti a ridurre del 50% i prodotti fitosanitari e il restante 50% è composto quasi per la totalità di prodotti accettati dall’agricoltura biologica.

Inoltre segnaliamo una riduzione del 90% dei prodotti fitochimici, visto che la Champagne è leader nell’utilizzo dei metodi di confusione sessuale in agricoltura. Un altro pilastro è il riciclo delle acque, molto utilizzate nel processo di vinificazione, che riusciamo a riciclare e riutilizzare al 100% e il riciclo dei rifiuti industriali, che arriva al 90%. Siamo all’avanguardia anche sul packaging: abbiamo alleggerito la bottiglia di vino del 15% e quindi è come se avessimo tolto dall’aria le emissioni di circa 8 -10 mila automobili».

Gli ottimi risultati raggiunti non soddisfano ancora del tutto il Comité Champagne che ha obiettivi ancora più ambiziosi: «L’impegno va avanti ed è stata definita una nuova tabella di marcia che ha fissato un primo obiettivo di riduzione del 25% di gas serra entro il 2025 che raggiungerà il 75% entro il 2050» ha sottolineato Thibaut Le Mailloux.

(Champagne green Dalla parte della sostenibilità)

La prima rotta verde a zero petrolio
Ma non è finita qui. Grazie alla partnership tra il Comité Champagne e la società canadese Portfranc si è aperta la prima rotta transatlantica verde a zero petrolio verso le Americhe. La goletta Avontuur è partita dal porto di La Rochelle il 6 agosto ed è arrivata lo scorso 14 ottobre nel porto di Montreal, in Canada. Questo primo viaggio ha aperto una possibile rotta marina verde tra l’Europa e l’America del Nord che potrebbe diventare la prima linea commerciale transatlantica senza petrolio. Infatti anche tutti i trasporti via terra sono stati realizzati con mezzi elettrici, gas naturale liquefatto (Gnl) e su rotaia.

(Champagne green Dalla parte della sostenibilità)

Attualmente il trasporto rappresenta il 10% dell’impronta carbonica totale della filiera dello Champagne e i trasporti marittimi sono in assoluto i più utilizzati per le spedizioni di Champagne fuori dall’Europa (43% delle esportazioni). La via del mare, sebbene sia molto efficiente in termini di CO2 rispetto all’aereo, potrebbe diventarlo ancora di più se i mezzi di trasporto ecologici si diffondessero maggiormente. Questo primo test offre l’opportunità di studiare il potenziale di una logistica sostenibile e rispettosa dell’ambiente che contribuirebbe a ridurre ulteriormente le emissioni della filiera Champagne.

«Lavoriamo quotidianamente - hanno concluso Avolio e Le Mailloux - per ridurre l’impronta carbonica spingendoci ben oltre la cantina. Vogliamo dimostrare che Champagne significa sì ottimo vino, fantasia e creatività, ma rappresenta anche una Denominazione fatta di produttori, viticoltori e Maison che si occupano di interazioni con la società e di progetti di salvaguardia del Pianeta di più ampio respiro».