Alsazia, un territorio da scoprire. Tra Riesling e Crémant d’Alsace
I vini d'Alsazia, protagonisti di una degustazione che, aperta dai Crémant, ha portato alle morbidezze dei Riesling, fino alle grandi strutture dei Gewürztraminer. Abbinamti notevoli con i piatti di Danilo Angè
Gewürztraminer, Riesling, Muscat, Pinot Gris è Pinot Noir, una declinazione di mineralità, morbidezze e sentori di frutta matura intorno al baccalà, al ragù di coniglio, alla guancia di vitello. Il tutto guidato dalla sapienza enologica di Nicola Nebbia, allo spazio Dream Factory di Milano, accogliente e funzionale. Foulques Alagnon responsabile del Conseil interprofessionel des vins d'Alsace ha raccontato il terroir, la sua storia, le caratteristiche non solo naturali e vinicole, bensì umane, dei viticoltori che con passione lavorano ogni giorno la terra, l'uva e il vino. Sono 850 cantine tra vignaioli indipendenti, cantine cooperative, aziende e 4000 conferitori i componenti del Conseil.

I Crémant, bollicine che vanno conosciute meglio, approfondite nella ampia scelta di produttori che consegnano un raffinato metodo classico, il più popolare in Francia, dopo lo champagne. Complesso ed elaborato il Crémant non solo è un ottimo vino da aperitivo, ma accompagna con piacere piatti più sapidi e strutturati. Un vino serio, che nasce spesso da piccoli produttori e cooperative con una produzione tutto rispetto intorno ai 35 milioni di bottiglie, il 25% del totale della produzione alsaziana.
Vini schietti molto legati all'uva di origine nella maggior parte dei casi monovotigno, uno degli obiettivi dei produttori alsaziani è di trasmettere nel calice, specialmente nelle versioni classiche, le caratteristiche tipiche delle uve. I Crémant più apprezzati in Italia sono i più complessi, i millesimati, gli assemblati con Pinot grigio e Riesling con Pinot Noir.

Venti del mare del nord, territorio granitico e vulcanico, benefici climatici ed esposizione ai raggi del sole, da questi elementi nascono i profumi dei Riesling alsaziani, strutturati non solo dal clima ma dalla mano dell'uomo, anche nella scelta di vendemmiare più tardi di quanto fanno i viticoltori tedeschi. Per tradizione, nonostante i nomi e le desinenze germaniche, gli alsaziani sono latini, tanto che i produttori mandavano i figli a studiare enologia in Borgogna, semmai erano i figli dei commercianti che preferivano studiare nella vicina Germania. Nel passato infatti i primi erano cattolici e i secondi protestanti. Gli uni posticipavano la vendemmia per ottenere qualità più alta, gli altri volevano anticipare per vendere prima possibile. La cultura dominante è stata in ogni caso quella latina, in Alsazia si beve il vino a tavola, e le nonne con il dolce, proponevano, come accade oggi, vendemmie tardive.

Grassezza e acidità nei vini alsaziani, mantenute costanti bel tempo. Oggi una nuova generazione che ha vissuto il vino viaggiando nel mondo, propone legno nuovo e croccantezze espressive con una struttura morbida. Per venire incontro a queste innovazioni, il Conseil ha depositato un dossier per autorizzare uve Pinot Nero per i grandi Cru. I differenti vini presentati a Milano hanno messo in luce la tipicità del terroir alsaziano: la combinazione perfetta tra vigneto, clima, suolo e il prezioso lavoro dell’uomo. I Gewürztraminer hanno colpito per intensità e lunghezza, non a caso "gewurz" significa "speziato" il risultato di un mix ideale tra fattori naturali e umani.

La Doc Alsace conta 15.500 ettari vitati, con una produzione media annuale pari a 1 milione di ettolitri ossia 135 milioni di bottiglie prodotte (90% vino bianco). L’Alsazia conta circa 4mila viticoltori contadini. L’export pesa il 26% e l’Italia occupa la 12ª posizione in volume caratterizzandosi come un mercato dinamico per i grandi bianchi d’Alsazia, in forte e continua crescita in particolare nella zona euro.
Per informazioni: www.vinsalsace.com

Foulques Alagnon (responsabile Conseil Professionel des Vins d'Alsace)
I Crémant, bollicine che vanno conosciute meglio, approfondite nella ampia scelta di produttori che consegnano un raffinato metodo classico, il più popolare in Francia, dopo lo champagne. Complesso ed elaborato il Crémant non solo è un ottimo vino da aperitivo, ma accompagna con piacere piatti più sapidi e strutturati. Un vino serio, che nasce spesso da piccoli produttori e cooperative con una produzione tutto rispetto intorno ai 35 milioni di bottiglie, il 25% del totale della produzione alsaziana.
Vini schietti molto legati all'uva di origine nella maggior parte dei casi monovotigno, uno degli obiettivi dei produttori alsaziani è di trasmettere nel calice, specialmente nelle versioni classiche, le caratteristiche tipiche delle uve. I Crémant più apprezzati in Italia sono i più complessi, i millesimati, gli assemblati con Pinot grigio e Riesling con Pinot Noir.

Venti del mare del nord, territorio granitico e vulcanico, benefici climatici ed esposizione ai raggi del sole, da questi elementi nascono i profumi dei Riesling alsaziani, strutturati non solo dal clima ma dalla mano dell'uomo, anche nella scelta di vendemmiare più tardi di quanto fanno i viticoltori tedeschi. Per tradizione, nonostante i nomi e le desinenze germaniche, gli alsaziani sono latini, tanto che i produttori mandavano i figli a studiare enologia in Borgogna, semmai erano i figli dei commercianti che preferivano studiare nella vicina Germania. Nel passato infatti i primi erano cattolici e i secondi protestanti. Gli uni posticipavano la vendemmia per ottenere qualità più alta, gli altri volevano anticipare per vendere prima possibile. La cultura dominante è stata in ogni caso quella latina, in Alsazia si beve il vino a tavola, e le nonne con il dolce, proponevano, come accade oggi, vendemmie tardive.

Grassezza e acidità nei vini alsaziani, mantenute costanti bel tempo. Oggi una nuova generazione che ha vissuto il vino viaggiando nel mondo, propone legno nuovo e croccantezze espressive con una struttura morbida. Per venire incontro a queste innovazioni, il Conseil ha depositato un dossier per autorizzare uve Pinot Nero per i grandi Cru. I differenti vini presentati a Milano hanno messo in luce la tipicità del terroir alsaziano: la combinazione perfetta tra vigneto, clima, suolo e il prezioso lavoro dell’uomo. I Gewürztraminer hanno colpito per intensità e lunghezza, non a caso "gewurz" significa "speziato" il risultato di un mix ideale tra fattori naturali e umani.

La Doc Alsace conta 15.500 ettari vitati, con una produzione media annuale pari a 1 milione di ettolitri ossia 135 milioni di bottiglie prodotte (90% vino bianco). L’Alsazia conta circa 4mila viticoltori contadini. L’export pesa il 26% e l’Italia occupa la 12ª posizione in volume caratterizzandosi come un mercato dinamico per i grandi bianchi d’Alsazia, in forte e continua crescita in particolare nella zona euro.
Per informazioni: www.vinsalsace.com

