Dal Moscato di Scanzo al Marsala, un giro d’Italia in dolcezza
I vini da dessert sono, da secoli, uno dei grandi patrimoni della nostra viticoltura, non solo a livello nazionale. La geografia del bere dolce colpisce la curiosità del consumatore in modo diverso e originale
Siamo il terzo paese per esportazioni al mondo e questo ci permette pure, in alcuni mercati come l’Estremo Oriente e il Sudamerica (dove non siamo presenti con i vini fermi), di avere una “testa d’ariete” per allargare le nostre referenze.

Questa categoria di vini è assi ampia e variegata: vengono infatti considerati vini da dessert i passiti, i vini santi, i vini aromatici dolci (fermi o spumanti) e i vini fortificati (con aggiunta di alcol). Chiaramente, a prescindere dal modo in cui vengono prodotti, abbiamo dei grandi “tesori” nazionali sia grazie alle caratteristiche climatiche della zona di produzione che ai vitigni usati. Dal Moscato di Scanzo arrivando al Marsala, la nostra stupenda penisola offre emozioni gustative impareggiabili, tutte da scoprire e tutte da provare. L’elenco è davvero lungo. Questo testimonia l’enorme diffusione e storicità del prodotto “dolce”.
Oggi, in questa categoria, sono i passiti a fare la parte del leone. Sono frutto di una tecnica particolare che grazie all’appassimento delle uve, sulla pianta o in cantina, aumenta il tenore zuccherino dell’acino per ottenere quindi un vino dolce di grande carattere e gusto. È opportuno conoscerli meglio, partendo dalla tecnica di produzione arrivando alle varietà specifiche territoriali.
Scoprire che il Moscato di Scanzo ha almeno otto secoli di vita o che il Marsala, dal XVIII secolo, è l’antagonista per eccellenza del Madera, ci permette di approfondire la nostra cultura e di essere in grado, poi, di proporlo in modo corretto. In questo modo, conosciamo altri gioielli della nostra enologia, meno famosi ma di altrettanto spessore. Pensiamo a passiti come la Lacrima di Morro d’Alba marchigiana o l’Alicante toscano, che provengono da uve o vitigni quasi sconosciuti, ma rappresentano prodotti eccelsi.
Ricercando e sperimentando le loro caratteristiche, saremo in grado di suggerire un modo adatto per chiudere una cena puntando magari non solo sui dessert. Determinati formaggi, stagionati e piccanti, amano all’inverosimile vini da profumi complessi, floreali e fruttati, che in bocca si espandono creando sensazioni vellutate, dense e persistenti. Ecco allora come i vini da dessert possono rappresentare “l’ultimo bicchiere” di un pranzo o una cena.

Questa categoria di vini è assi ampia e variegata: vengono infatti considerati vini da dessert i passiti, i vini santi, i vini aromatici dolci (fermi o spumanti) e i vini fortificati (con aggiunta di alcol). Chiaramente, a prescindere dal modo in cui vengono prodotti, abbiamo dei grandi “tesori” nazionali sia grazie alle caratteristiche climatiche della zona di produzione che ai vitigni usati. Dal Moscato di Scanzo arrivando al Marsala, la nostra stupenda penisola offre emozioni gustative impareggiabili, tutte da scoprire e tutte da provare. L’elenco è davvero lungo. Questo testimonia l’enorme diffusione e storicità del prodotto “dolce”.
Oggi, in questa categoria, sono i passiti a fare la parte del leone. Sono frutto di una tecnica particolare che grazie all’appassimento delle uve, sulla pianta o in cantina, aumenta il tenore zuccherino dell’acino per ottenere quindi un vino dolce di grande carattere e gusto. È opportuno conoscerli meglio, partendo dalla tecnica di produzione arrivando alle varietà specifiche territoriali.
Scoprire che il Moscato di Scanzo ha almeno otto secoli di vita o che il Marsala, dal XVIII secolo, è l’antagonista per eccellenza del Madera, ci permette di approfondire la nostra cultura e di essere in grado, poi, di proporlo in modo corretto. In questo modo, conosciamo altri gioielli della nostra enologia, meno famosi ma di altrettanto spessore. Pensiamo a passiti come la Lacrima di Morro d’Alba marchigiana o l’Alicante toscano, che provengono da uve o vitigni quasi sconosciuti, ma rappresentano prodotti eccelsi.
Ricercando e sperimentando le loro caratteristiche, saremo in grado di suggerire un modo adatto per chiudere una cena puntando magari non solo sui dessert. Determinati formaggi, stagionati e piccanti, amano all’inverosimile vini da profumi complessi, floreali e fruttati, che in bocca si espandono creando sensazioni vellutate, dense e persistenti. Ecco allora come i vini da dessert possono rappresentare “l’ultimo bicchiere” di un pranzo o una cena.


