Le prime tre regioni a dare il via alla vendemmia sono state la Puglia a fine luglio, la Sicilia e Sardegna nei primi giorni di agosto. Per contro in Piemonte, Alto Adige, Toscana, Marche, Lazio, Emilia, Campania e Sardegna la vendemmia non è ancora iniziata. In buona parte del Veneto, in Lombardia, in Romagna, in Toscana, in Friuli Venezia Giulia e in Abruzzo ha preso il via da qualche giorno solo per le varietà precoci (Chardonnay, Pinot, Sauvignon).



In tutto il nord e centro dell’Italia si riscontra un ritardo dell’inizio delle operazioni di raccolta di circa 5/10 giorni rispetto allo scorso anno ma in linea rispetto ad un’annata normale. Il pieno della raccolta in tutt'Italia avverrà nella terza decade di settembre, per concludersi tra la fine ottobre e l’inizio di novembre con i conferimenti degli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Aglianico del Taurasi in Campania e dei vitigni autoctoni sulle pendici dell'Etna.

Al di là delle percentuali matematiche certe, Assoenologi non ritiene, alla data attuale, di poter dare dei numeri assoluti, ma stima un quantitativo compreso tra -5% e uguale rispetto allo scorso anno. Le prime stime dicono che quest'anno si produrranno meno di 49 milioni di ettolitri di vino e mosto, a fronte della media quinquennale (2011/2015) di 44,6 milioni di ettolitri e di quella decennale (2006/2015) di 45,4 milioni di ettolitri.

L'elaborazione di Assoenologi fa infatti ipotizzare che la produzione di uva possa oscillare fra i 66 e i 68 milioni di quintali che, applicando il coefficiente medio di trasformazione del 73%, danno tra i 48 e i 49 milioni di ettolitri di vino, un quantitativo inferiore dell’1% rispetto a quello dello scorso anno (49,4 milioni di ettolitri di vino) ma superiore del 10% se riferito alla media quinquennale (2011/2015).

L’Emilia Romagna, l’Abruzzo e la Puglia fanno registrare un incremento della produzione del 10%, segue con +5% il Friuli Venezia Giulia. Per contro la Sicilia e la Campania produrranno ben il 20% in meno rispetto al 2015, quindi il Trentino Alto Adige, il Veneto, la Toscana, le Marche, il Lazio/Umbria con -5%. Solo in Piemonte e in Sardegna si stima una produzione pressoché uguale a quella della scorsa campagna. Una situazione, pertanto, piuttosto eterogenea caratterizzata da alti e bassi a seconda delle zone, influenzate alcune anche dall’entrata in piena produzione di nuovi vigneti.



Un quantitativo che si pone al terzo posto nella classifica degli ultimi dieci anni superato solo nel 2006 (49,6) e nel 2015 (49,4). Il Veneto, con ben 9,3 milioni di ettolitri, si conferma la regione italiana più produttiva seguita dalla Puglia (8,7) e dall’Emilia Romagna (8,1). Queste tre regioni insieme nel 2016 produrranno oltre 26 milioni di ettolitri, ossia il 53% di tutto il vino italiano.

Si prevede una qualità ottima in tutt'Italia. A un inverno mite e con scarse precipitazioni ha fatto seguito una primavera e un inizio estate caratterizzati da piogge abbastanza abbondanti che hanno ripristinato le riserve idriche. La vera estate è iniziata il 21 giugno, in perfetta sintonia con il solstizio estivo, ed è stata caratterizzata da giornate calde ma generalmente non torride con escursioni termiche giornaliere importanti e determinanti sulla qualità della vendemmia 2016, condizioni che hanno sancito un percorso decisamente positivo della maturazione dei grappoli con l'accumulo di sostanze aromatiche e polifenoliche.

Il millesimo 2016 è stimato da Assoenologi qualitativamente ottimo con alcune punte di eccellente, in particolar modo per i vini ottenuti da uve a bacca rossa che saranno vendemmiate a fine settembre. Il 2016 potrebbe essere incorniciato come un millesimo da ricordare; tale auspicio potrà essere però confermato solo a raccolta ultimata, visto che al 5 settembre è stato vendemmiato circa il 10% del prodotto. Sarà l'andamento climatico e meteorico del mese di settembre e di quello di ottobre, per alcune varietà tardive, a decidere il livello qualitativo della produzione.

Infatti, se le prossime settimane decorreranno nel modo più opportuno, ossia con giornate ricche di sole e giuste precipitazioni, le possibilità di mantenere l’ottima qualità sinora registrata, con la produzione di vini bianchi profumati, con un giusto equilibrio di acidità, alcolicità, finezza, e vini rossi armonici, ricchi di struttura, dai profumi complessi e da lungo invecchiamento, ci sono tutte.

Le contrattazioni sono ancora minime. Tutti stanno alla finestra e vogliono capire come effettivamente si evolverà la produzione vitivinicola 2016. Allo stato attuale delle cose (5 settembre) l'interesse è focalizzato sulle prenotazioni di vini richiesti dal mercato, mentre risultano ancora piuttosto deboli quelle di vini comuni e senza denominazione di origine.

Ciclo vegetativo condizionato dall’andamento meteorologico
L’inverno 2015/2016 è risultato in tutta la penisola piuttosto mite, con temperature al di sopra della media e poco piovoso nella prima parte. Basti pensare che nel periodo settembre 2015/gennaio 2016 sull’intero territorio italiano sono caduti mediamente 289 mm di precipitazioni contro una media di 436 mm. Ma la carenza invernale di pioggia non è da considerare siccità in termini agronomici in quanto la vite è in riposo vegetativo, per cui l’acqua accumulata in autunno, non essendo consumata dalle piante, si conserva per lo più nel suolo in vista della ripresa vegetativa.

La piovosità abbondante del periodo febbraio/marzo ha consentito di ripristinare, nella maggioranza dei casi, le riserve idriche dei suoli. I mesi di aprile e di maggio sono stati caratterizzati da una piovosità ridotta sulla maggior parte del Paese. Le temperature, superiori alla norma nelle prime due decadi di aprile, si sono bruscamente portate su valori inferiori dal 24 aprile, a seguito di un’irruzione di aria artica. Ne sono conseguite locali gelate che hanno provocato danni alla vite in diverse aree del Paese, in particolare in Abruzzo e in Campania.

Il germogliamento della vite, grazie a un inverno caratterizzato da temperature particolarmente miti, ha avuto inizio verso la metà di marzo con 5-10 giorni di anticipo rispetto alla norma. In tale periodo si sono registrate in diverse zone dell’Italia alcune grandinate, specie in Umbria, accompagnate da un repentino abbassamento delle temperature e successive gelate; tutto questo ha determinato un calo nel potenziale produttivo, oltre che un recupero di quell’anticipo vegetativo osservato nei mesi precedenti.



Anche la fase della fioritura è stata accompagnata da numerosi e a volte violenti temporali che hanno accentuato alcuni fenomeni di colatura dei fiori, contribuendo ad un ulteriore alleggerimento del grappolo. La piovosità nel mese di giugno è stata superiore alla media e le temperature sono risultate inferiori alla norma, specie nei valori massimi. Questo si è tradotto in un rallentamento del ciclo fisiologico della pianta, in al-cune aree, e ad una pressione infettiva fungina particolarmente elevata (peronospora, oidio) che, nel complesso è stata ben antagonizzata con mirati e tempestivi trattamenti.

A partire dalla fine del mese di giugno è iniziata finalmente un’estate calda, torrida in alcune aree, caratterizzata però, già dal mese di agosto, da un’escursione termica importante e determinante sulla qualità della vendemmia 2016. Complessivamente a tutt’oggi le uve si presentano belle e sane e i primi riscontri di cantina lasciano ben sperare sul futuro dei nuovi vini. L’epoca della raccolta è posticipata mediamente di 5/10 giorni rispetto alla campagna 2015.

La situazione in pillole
Qualità. Ottima con alcune punte di eccellente in tutto il territorio vitivinicolo nazionale. Le premesse per incorniciare il 2016 come un millesimo da ricordare ci sono tutte. Questo potrà però essere confermato in tutte o in parte delle regioni vitivinicole italiane se i mesi di settembre e di ottobre decorreranno con giornate di sole adeguate e precipitazioni confacenti.

Quantità. Assoenologi stima un quantitativo compreso tra -5% e uguale rispetto allo scorso anno. Ad oggi (5 settembre) si prevede una produzione inferiore ai 49 milioni di ettolitri di vino.

Mercato. Attualmente stabile con quotazioni pressoché uguali a quelle dello stesso periodo dello scorso anno. In leggera crescita solo per alcune tipologie di vini richiesti dal mercato in particolar modo per quelli a denominazione di origine.

Consumi interni. In ribasso. Secondo Assoenologi a fine 2016 si scenderà sotto i 36 litri pro-capite, contro i 45 del 2007.

Fonte: Assoenologi