Cocco… Wine: una due giorni nel Monferrato, precisamente a Cocconato, in provincia di Asti. Mi sento di descrivere quest’occasione come un autentico tuffo in tutto quello che l’italianità ha di meglio da offrire. Se da una parte, come ha sottolineato il giovane sindaco del paese, Monica Marello, «Cocco… Wine ha lo scopo - sempre più realizzato, essendo giunti alla sua 15ª edizione - di valorizzare il prodotto tipico della zona, il vino», molto altro posso dire non sia mancato all'interno di questa cornice: ospitalità a 360°, tradizioni e nobilitazioni a tavola, un sano spirito goliardico e tanta voglia di conoscere divertendosi. Aspetti certamente colti nel tempo dai visitatori, che quest'anno hanno battuto ogni record, superando di gran lunga le edizioni precedenti.



Prima di addentrarci per le strade e le storie di Cocconato e del suo evento di punta - ormai uno tra i preferiti nel Piemonte, organizzato in collaborazione con l'associazione Go Wine - abbiamo conosciuto i sette produttori della zona durante una degustazione di Barbera d’Asti, “vigneto di Cocconato”. In questa zona il vitigno Barbera, terzo in Italia dopo Sangiovese e Montepulciano, regna sovrano. Un’uva, come ha ricordato l’esperto Richard Baudains della rivista Decanter, «facile, che non da problemi in fase di vinificazione, e che nei decenni passati poteva tranquillamente rappresentare il tipico vino da pasto italiano». Un vitigno che, però, ha scoperto sempre più la sua nobiltà, regalando ai pretenziosi palati italiani e non, vini di alto livello.

I sette produttori di Cocconato con il sindaco Monica Marello (in piedi)
I sette produttori di Cocconato con il sindaco Monica Marello (in piedi)

Tra questi, ne abbiamo assaggiati sette, come sette sono le aziende vitivinicole di questa piccola “grande” zona di produzione in quel di Cocconato: Marovè, Benefizio di Cocconito San Bartolomeo, Maciot, Nicola Federico, Dezzani, Poggio Ridente e Bava. Cinque le annate percorse quasi come fosse una verticale - 2010, 2011, 2013, 2014, 2015 – che hanno ben rispecchiato l’andamento vitivinicolo nazionale di quegli anni: ricchezza di aromi e buone potenzialità di evoluzione per la giovane Barbera d’Asti “Four Carpet” di Maciot 2015; vendemmie difficili quelle dei 2014 Marové, Benefizio di Cocconito e Nicola Federico; invecchiamenti ben riusciti, struttura e persistenza per le Barbera d’Asti Superiore “La Luna e le Stelle” Dezzani 2013, “San Sebastiano” Poggio Ridente 2011 e “Stradivario” Bava 2010. Un denominatore comune per tutte e sette le etichette? L’eleganza, a parere di Richard Baudains.



Cantina Ponte
Tentati certamente da un giro per i vicoli di Cocconato, a districarsi tra le etichette delle cantine della zona, i rossi, bianchi, le bollicine e i Vermouth, abbiamo deciso di seguire prima Luigi Dezzani, dell’omonima cantina, per conoscere uno dei locali storici della zona: Cantina Ponte. Un ristorante che porta con sé ricordi di storia, di qualità e di gastronomia. Costruito sopra un'abitazione risalente al '600/'700, è stato totalmente rimodernato da quando, decenni fa, portava sull'insegna il nome di “Caffè Italia”, classica denominazione quasi obbligata durante il periodo fascista in Italia. Da solo bar qual'era, adesso si presenta in tutta la sua bellezza architettonica, grazie alla “recente” riscoperta di alcune splendide volte a sovrastare le sale.

La schiciola
La schiciola

Le etichette non mancano, moltissime quelle della zona; per quanto riguarda i piatti, anche in questo caso il territorio domina incontrastato. Abbiamo assaggiato la Schiciola, una sorta di pizza focaccia, con il 50% di farina di semola, lievito madre, cucinata in forno a legna a 400°C. Poi un'interessante polenta servita con mix di verdure, e della Robiola di Cocconato, leggera e davvero gustosa. Gli agnolotti fatti in casa, poi, quelli della tradizione piemontese, un piatto davvero imperdibile: o immersi nel vino rosso, o al pomodoro o - una vera chiccha - con ristretto di vino rosso: ottimi! Ad accompagnare la nostra cena, Saurì, un bianco bio di Maciot - interessante il cambiamento repentino degli aromi al naso in pochi minuti dall'apertura della bottiglia, spiegatoci dalla delegata Onav Asti Mirella Morra - e un Altalanga Brut di Cocchi 2012. Consigliato per concludere il Gianduiotto, un interessante variazione del classico Salame al cioccolato, sperimentazione tutta home made, che elimina il biscotto e lascia fondere insieme naturalmente gianduia e cioccolato fondente, dando vita ad un dolce deciso nel gusto, ma leggero.



Due passi per Cocco... Wine
Un iter emozionante e spensierato nel borghetto piemontese, un'occasione - la prima delle tante di settembre per il comune - per assaporare davvero la passione dei produttori nei loro vini. Oltre alle sette aziende già citate, un'interessante Isola del vino si è focalizzata sui due temi di questa edizione: “I vini della Regione Friuli” e “L’Albarossa”. Dopo tutto Cocco... Wine, fin dagli esordi, è stata una manifestazione aperta al confronto con produzioni vinivole di altre regioni. Da una parte, quindi, 13 etichette della piemontese Albarossa (tra cui un Langhe Doc Rosso 2013 di cascina Mucci, 15,5 gradi, assaggiato in compagnia dei suoi produttori, un'intraprendente coppia svizzera che da anni vive in Piemonte). Dall'altra i vini del Friuli Colli Orientali e, indimenticabili, almeno per me, i bianchi del Collio: mi ha riportato a quell'idilliaca oasi a due passi dalla Slovenia il gusto inconfondibile di un Pinot Grigio Riserva 2013 di Marco Felluga. Di questa seconda regione, ben 40 le etichette presenti, di 20 aziende.



Non sono mancate le iniziative di solidarietà nemmeno qui, in Piemonte: tanti erano i banchetti allestiti a sostegno dei terremotati, con tartine fatte in casa, o assaggi semplici ma significativi nel gesto. Uno tra questi in particolare mi ha colpito: allo stand Cocchi, abbiamo assaggiato un cocktail a base Vermouth (lo stesso Vermouth Cocchi che si sorseggia al Savoy di Londra!), il cui ricavato (due euro a bicchiere) sarebbe stato devoluto non solo per senso di solidarietà, quanto quasi per familiarità. Sembra infatti che un ragazzo di Cocconato abbia recentemente sposato una ragazza di Amatrice, e proprio il giovane sindaco Marello abbia sancito l'unione dei due. Incredibile, alle volte, come coincidenze diventino motivo di impegno e di così grande cuore.



L'atto secondo
È qui che ho alloggiato. Un b&b semplice, senza troppe pretese, così si presentava... ma poi, vivendolo, anche solo per due giorni, l'ho scoperto vestito di calore, gentilezza, garbo, disponibilità, degli umili profumi di un tempo. Il suo gestore, Renato Racca, persona a dir poco straordinaria, riserva ai suoi clienti ogni genere di cura: dalle colazioni preparate con precisione e affetto ai minuti riservati a chiarire cosa fare e come muoversi, fino ai semplici sorrisi davanti ad un caffè la mattina appena svegli. E così, tra un tuffo nella piccola piscina con vista sul Monferrato tutto e una brioches calda che ti è stata portata appositamente dal panificio del paese, riscopri un'ospitalità genuina e autentica. Se mai dovessi tornare a Cocconato - e certamente non mancherò di farlo - ancora qui ricadrà la mia scelta.