L'amore per la tradizione non ha confini. Conte Collalto porta i suoi vini a Milano
L'azienda trevigiana dai mille anni di storia condivide la passione per la qualità con Hcs Italia e firma con i suoi vini, dal Prosecco all'Incrocio Manzoni, il nuovo dehors del ristorante dell'Hotel De La Ville a Milano
Collalto, realtà vitivinicola tra le più storiche - anzi, la più storica! - in Italia, e ristorante L'Opera dell'Hotel De La Ville, quattro stelle in centro Milano, a due passi dalla Galleria Vittorio Emanuele. Due mondi forse diversi, occupandosi uno del vino, l'altro di cucina, che hanno però trovato comun denominatore nella passione per ciò che fanno: un'attenzione particolare alla qualità, amore e rispetto per le tradizioni, con la voglia di innovarle, senza perderne i valori fondanti. È proprio grazie a questa condivisione di ideali che ho potuto degustare i vini dell'azienda veneta coccolato dal comfort dell'hotel milanese, ed è proprio grazie a questa esperienza che posso dire ad entrambi i fuochi dell'ellisse lavorativa che si è venuta a creare, «funziona!».

Procediamo per gradi. Scambiate due parole con Carlo Samuelli, gestore del Ristorante L'Opera dell'Hotel De La Ville, nonché presidente Hcs Italia, mi sono accomodato ad una grande tavolata di winelovers - che fossero stampa, poco importa: la passione per il vino unisce, a prescindere dalla professione. La principessa Isabella Collalto de Croÿ (nella foto) ci ha prima ricordato il motivo dell'occasione, la concretizzazione della sinergia tra le due realtà eno e gastro-nomiche: l'inaugurazione del nuovo dehors Conte Collalto all’Hotel de La Ville.

Al 4 stelle milanese ora si possono degustare i veri piatti della tradizione milanese, quelli che seguono le ricette della tradizione, reinterpretate senza che ne venga svalorizzato lo spirito, degustando nel frattempo una delle etichette di Cantina Collalto. E non è dire poco, considerando che suddetta cantina vanta mille anni di storia: «Noi non lo diciamo spesso - ha spiegato la principessa - ma siamo fieri della nostra tradizione, così duratura e radicata nel tempo». In effetti mille anni di storia sono un unicum nel panorama vitivinicolo, e a sancirne la veridicità ci sono documenti che parlano di vitigni nelle zone di Collalto fin dal 958 d.C.

E questi mille anni, a cosa hanno dato frutto? Questa, la domanda che vuole una risposta: e la risposta, sta proprio nei vini. Il primo è un Prosecco Extra Dry, un inizio doveroso data la zona vocata alla produzione delle bollicine più vendute al mondo. Ciò che differenzia il Prosecco di Collalto da quelli che vengono lanciati sul mercato senza troppa attenzione, giusto per accontentare il consumatore il prima possibile, è la ricerca della qualità e l'amore per il territorio, il proprio territorio. Questo Extra Dry in particolare viene vinificato con pochissimi solfiti, al naso rilascia profumi di frutti come mela e pesca, e di fiori, avvolgente in bocca, spicca per freschezza, leggerezza e intensità nel gusto, per terminare con una chiusura più che piacevole, quelle che ti invogliano a concederti un altro sorso.
Un Prosecco che vuole raccontarsi in maniera differente rispetto ai fratelli del Valdobbiadene: sarà che, come sostiene il sommelier Ais Flavio Buratto (nella foto), «serve una caratterizzazione quando si parla di Prosecco, non dobbiamo lasciare che si monocaratterizzi, come fosse la Coca Cola». Parole spicciole, ma piene di significato.

A seguire un Incrocio Manzoni 13025, figlio di un Raboso e di un Moscato d'Amburgo. Come si dice, la mela non cade mai lontano dall'albero, così questo vino raccoglie i caratteri dei suoi genitori: rispettivamente acidità e dolcezza. E il risultato è un Extra Dry di 11,5 gradi, premiato con l'oro al Concours Mondial de Bruxelles, color rosa peonia, con bollicine finissimi e persistenti, profumi di frutti rossi (merito del Raboso), spiccata aromaticità (merito del Moscato), prodotto solo in 50mila bottiglie (dico solo, se si considera il mezzo milione del Prosecco).
A seguire un Verdiso: monovarietale, di un colore che richiama il verde, caratterizzato da forte acidità. Questo è un vino che tempo fa aveva non poca fama, tanto che le sue superfici vitate erano simili per estensione a quelle del Prosecco. Oggi chiaramente, la situazione è cambiata, ma è proprio qui che arriva la filosofia Collalto: 50mila bottiglie in produzione l'anno, dedicate a un vino che non è semplicemente un'etichetta, ma il simbolo di una fiera conservazione delle tradizioni, perché «non molti lo capiscono - ha ricordato il sommelier Ais Buratto - ma è importante portare avanti vitigni che hanno storie da raccontare».

Ancora un Incrocio Manzoni, il 6013, l'unico che possa appiopparsi il titolo di Incrocio Manzoni Bianco. Un vino non impegnativo, al naso profumi di albicocca, complesso nell'aroma, adatto all'invecchiamento. E a seguire, due rossi: il Wildbacher 2012 e il Rambaldo VIII Riserva 2008. Il primo deriva da un vitigno che ha casa nelle tenute Collalto dal XVIII secolo, è lì da quando un antenato della Principessa lo portò dall'Austria; il secondo è un buon esempio di vino strutturato, intenso nel gusto, corposo sia al palato che nel colore: fa 24-30 mesi in legno e un anno di bottiglia.

Insomma, un buon viaggio sensoriale. Ma quanto vale un viaggio senza una guida? Ecco il perché delle nostre due parole con la principessa Isabella Collato de Croÿ, per la quale nulla conta più del binomio tradizione-territorio: «Un legame che la famiglia Collalto, e di conseguenza l'azienda che sto guidando ormai da una decina d'anni, ha con il territorio. Direi che un rapporto così consolidato con il territorio sia una cosa straordinaria». In effetti quella con il proprio territorio è una storia d'amore che dura da mille anni, «non tutti possono vantare un rapporto così lungo».

Un senso di orgoglio, quindi, una nota di originalità, che distingue l'azienda Collalto dalle altre realtà vitivinicole, ma anche un'espressione di tipicità: «Noi siamo assolutamente persuasi che il nostro passato abbia formato il presente e formerà il nostro futuro, ecco perché siamo legati a quelle tradizioni che ci caratterizzano. Ci troviamo nel territorio della Docg Prosecco, una cosa importantissima, eppure io tengo moltissimo a portare avanti quelle culture vinicole, frutto della nostra tradizione. In questo senso faccio riferimento ai vitigni autoctoni, per noi un capitale prezioso perché costituiscono parte della nostra storia: non è con quelli che conquisteremo il mondo, purtroppo, però noi li coltiviamo con passione, innanzitutto perché sono apprezzati a livello locale, in Italia li vendiamo molto bene, e proprio perché sono parte della nostra storia».
Il Wildbacher di cui dicevo sopra è un esempio di questo continuum tra passato, presente e futuro. La scelta di portare avanti la coltivazione e la vendita di un vino che è frutto dell'esperimento di un antenato, crescendolo con passione fino ad oggi è un esempio chiaro dell'originalità e della fierezza di questa famiglia che non dimentica da dove viene.

Ma ad ogni tradizione, dev'essere associata un'innovazione, per andare avanti, ed è qui che si inserisce il rapporto con Carlo Samuelli e in generale l'inaugurazione del nuovo dehors presso l'Hotel De La Ville. «È un'opportunità - ha proseguito Isabella Collalto - di cui vado orgogliosa. Era un rapporto che già esisteva in passato, ma che ora ha potuto trovare una forma di cooperazione positiva e costruttiva per entrambi. Credo bisogni avere delle caratteristiche comuni per potersi piacere, per lavorare insieme: qui c'è la passione per la qualità, la qualità della cucina da una parte, del vino dall'altra, due mondi legati alla piacevolezza della vita di tutti i giorni. Questa è un'iniziativa che porterà secondo me molto ad entrambi, è una sinergia riuscita».
Questa sinergia l'abbiamo assaggiata, durante la cena servita dopo la degustazione. Un menu semplice, piatti che sono anche in carta... una cucina improntata su tradizione e semplicità. «Questi sono i valori - ha detto Carlo Samuelli - che cercano i clienti oggi, qui a Milano. Un pranzo o una cena che siano semplici ma buoni, che ricordino le nostre radici in piatti non troppo complessi, ma autentici. Piatti unici, che riassumano la nostra gastronomia, unica al mondo».
Azienda agricola Conte Collalto
via 24 Maggio 1 - 31058 Susegana (Tv)
Tel 0438 435811
www.cantine-collalto.it
cantina@cantine-collalto.it
Hotel De La Ville
via Hoepli 6 - 20121 Milano
Tel 02 8791311
www.delavillemilano.com
delaville@sinahotels.com

Procediamo per gradi. Scambiate due parole con Carlo Samuelli, gestore del Ristorante L'Opera dell'Hotel De La Ville, nonché presidente Hcs Italia, mi sono accomodato ad una grande tavolata di winelovers - che fossero stampa, poco importa: la passione per il vino unisce, a prescindere dalla professione. La principessa Isabella Collalto de Croÿ (nella foto) ci ha prima ricordato il motivo dell'occasione, la concretizzazione della sinergia tra le due realtà eno e gastro-nomiche: l'inaugurazione del nuovo dehors Conte Collalto all’Hotel de La Ville.

Isabella Collalto de Croÿ
Al 4 stelle milanese ora si possono degustare i veri piatti della tradizione milanese, quelli che seguono le ricette della tradizione, reinterpretate senza che ne venga svalorizzato lo spirito, degustando nel frattempo una delle etichette di Cantina Collalto. E non è dire poco, considerando che suddetta cantina vanta mille anni di storia: «Noi non lo diciamo spesso - ha spiegato la principessa - ma siamo fieri della nostra tradizione, così duratura e radicata nel tempo». In effetti mille anni di storia sono un unicum nel panorama vitivinicolo, e a sancirne la veridicità ci sono documenti che parlano di vitigni nelle zone di Collalto fin dal 958 d.C.

Flavio Buratto
E questi mille anni, a cosa hanno dato frutto? Questa, la domanda che vuole una risposta: e la risposta, sta proprio nei vini. Il primo è un Prosecco Extra Dry, un inizio doveroso data la zona vocata alla produzione delle bollicine più vendute al mondo. Ciò che differenzia il Prosecco di Collalto da quelli che vengono lanciati sul mercato senza troppa attenzione, giusto per accontentare il consumatore il prima possibile, è la ricerca della qualità e l'amore per il territorio, il proprio territorio. Questo Extra Dry in particolare viene vinificato con pochissimi solfiti, al naso rilascia profumi di frutti come mela e pesca, e di fiori, avvolgente in bocca, spicca per freschezza, leggerezza e intensità nel gusto, per terminare con una chiusura più che piacevole, quelle che ti invogliano a concederti un altro sorso.
Un Prosecco che vuole raccontarsi in maniera differente rispetto ai fratelli del Valdobbiadene: sarà che, come sostiene il sommelier Ais Flavio Buratto (nella foto), «serve una caratterizzazione quando si parla di Prosecco, non dobbiamo lasciare che si monocaratterizzi, come fosse la Coca Cola». Parole spicciole, ma piene di significato.

Collalto Prosecco Superiore Extra Dry
A seguire un Incrocio Manzoni 13025, figlio di un Raboso e di un Moscato d'Amburgo. Come si dice, la mela non cade mai lontano dall'albero, così questo vino raccoglie i caratteri dei suoi genitori: rispettivamente acidità e dolcezza. E il risultato è un Extra Dry di 11,5 gradi, premiato con l'oro al Concours Mondial de Bruxelles, color rosa peonia, con bollicine finissimi e persistenti, profumi di frutti rossi (merito del Raboso), spiccata aromaticità (merito del Moscato), prodotto solo in 50mila bottiglie (dico solo, se si considera il mezzo milione del Prosecco).
Collalto Incrocio Manzoni 13025 Rosé
A seguire un Verdiso: monovarietale, di un colore che richiama il verde, caratterizzato da forte acidità. Questo è un vino che tempo fa aveva non poca fama, tanto che le sue superfici vitate erano simili per estensione a quelle del Prosecco. Oggi chiaramente, la situazione è cambiata, ma è proprio qui che arriva la filosofia Collalto: 50mila bottiglie in produzione l'anno, dedicate a un vino che non è semplicemente un'etichetta, ma il simbolo di una fiera conservazione delle tradizioni, perché «non molti lo capiscono - ha ricordato il sommelier Ais Buratto - ma è importante portare avanti vitigni che hanno storie da raccontare».

Collalto Verdiso
Ancora un Incrocio Manzoni, il 6013, l'unico che possa appiopparsi il titolo di Incrocio Manzoni Bianco. Un vino non impegnativo, al naso profumi di albicocca, complesso nell'aroma, adatto all'invecchiamento. E a seguire, due rossi: il Wildbacher 2012 e il Rambaldo VIII Riserva 2008. Il primo deriva da un vitigno che ha casa nelle tenute Collalto dal XVIII secolo, è lì da quando un antenato della Principessa lo portò dall'Austria; il secondo è un buon esempio di vino strutturato, intenso nel gusto, corposo sia al palato che nel colore: fa 24-30 mesi in legno e un anno di bottiglia.

Collalto Incrocio Manzoni Bianco 6013
Insomma, un buon viaggio sensoriale. Ma quanto vale un viaggio senza una guida? Ecco il perché delle nostre due parole con la principessa Isabella Collato de Croÿ, per la quale nulla conta più del binomio tradizione-territorio: «Un legame che la famiglia Collalto, e di conseguenza l'azienda che sto guidando ormai da una decina d'anni, ha con il territorio. Direi che un rapporto così consolidato con il territorio sia una cosa straordinaria». In effetti quella con il proprio territorio è una storia d'amore che dura da mille anni, «non tutti possono vantare un rapporto così lungo».

Collalto Rambaldo VIII Riserva 2008
Un senso di orgoglio, quindi, una nota di originalità, che distingue l'azienda Collalto dalle altre realtà vitivinicole, ma anche un'espressione di tipicità: «Noi siamo assolutamente persuasi che il nostro passato abbia formato il presente e formerà il nostro futuro, ecco perché siamo legati a quelle tradizioni che ci caratterizzano. Ci troviamo nel territorio della Docg Prosecco, una cosa importantissima, eppure io tengo moltissimo a portare avanti quelle culture vinicole, frutto della nostra tradizione. In questo senso faccio riferimento ai vitigni autoctoni, per noi un capitale prezioso perché costituiscono parte della nostra storia: non è con quelli che conquisteremo il mondo, purtroppo, però noi li coltiviamo con passione, innanzitutto perché sono apprezzati a livello locale, in Italia li vendiamo molto bene, e proprio perché sono parte della nostra storia».
Il Wildbacher di cui dicevo sopra è un esempio di questo continuum tra passato, presente e futuro. La scelta di portare avanti la coltivazione e la vendita di un vino che è frutto dell'esperimento di un antenato, crescendolo con passione fino ad oggi è un esempio chiaro dell'originalità e della fierezza di questa famiglia che non dimentica da dove viene.

Collalto Wildbacher 2012
Ma ad ogni tradizione, dev'essere associata un'innovazione, per andare avanti, ed è qui che si inserisce il rapporto con Carlo Samuelli e in generale l'inaugurazione del nuovo dehors presso l'Hotel De La Ville. «È un'opportunità - ha proseguito Isabella Collalto - di cui vado orgogliosa. Era un rapporto che già esisteva in passato, ma che ora ha potuto trovare una forma di cooperazione positiva e costruttiva per entrambi. Credo bisogni avere delle caratteristiche comuni per potersi piacere, per lavorare insieme: qui c'è la passione per la qualità, la qualità della cucina da una parte, del vino dall'altra, due mondi legati alla piacevolezza della vita di tutti i giorni. Questa è un'iniziativa che porterà secondo me molto ad entrambi, è una sinergia riuscita».
Questa sinergia l'abbiamo assaggiata, durante la cena servita dopo la degustazione. Un menu semplice, piatti che sono anche in carta... una cucina improntata su tradizione e semplicità. «Questi sono i valori - ha detto Carlo Samuelli - che cercano i clienti oggi, qui a Milano. Un pranzo o una cena che siano semplici ma buoni, che ricordino le nostre radici in piatti non troppo complessi, ma autentici. Piatti unici, che riassumano la nostra gastronomia, unica al mondo».
Azienda agricola Conte Collalto
via 24 Maggio 1 - 31058 Susegana (Tv)
Tel 0438 435811
www.cantine-collalto.it
cantina@cantine-collalto.it
Hotel De La Ville
via Hoepli 6 - 20121 Milano
Tel 02 8791311
www.delavillemilano.com
delaville@sinahotels.com


