Dal Trentodoc al Passito di Pantelleria, otto vini da... medaglia d’oro
Complici le recenti suggestioni olimpiche con le 8 medaglie d’oro conquistate dal Team Italia, proviamo a stilare un ideale elenco degli 8 migliori vini fra quelli che hanno ricevuto la Corona sulla nuova Guida ViniBuoni
Aperta, come di consueto, da “ViniBuoni d’Italia”, la stagione delle Guide si appresta ad entrare nel vivo con il mese di ottobre. Fra i tanti ottimi vini passati in rassegna durante le finali di Buttrio, 491 sono quelli che hanno conquistato la Corona, il massimo riconoscimento dell’annuario Touring. Complici le recenti suggestioni olimpiche, provo a cimentarmi nel titanico sforzo di stringere a soli 8 vini il “The Best” fra quelli coronati, uno per ogni medaglia d’oro conquistata dal Team Italia.

Apertura d’obbligo per il Barbaresco Crichet Pajè 2007 di Roagna (autore peraltro di un fantastico triplete avendo raggiunto la Corona anche con Barolo Pira Vecchie Viti 2011 e Barbaresco Asili 2011). Il Crichet è il “quadrato sotto casa”, la minuscola porzione del vigneto Pajè da cui Alfredo e Luca sanno di poter cogliere il massimo della loro arte nebbiolesca. Il 2007 è un sogno fatto vino.
Piemonte chiama Toscana, in cui spicca la Corona attribuita con voto unanime al Chianti Classico Riserva 2010 di Castell’in Villa, rosso davvero sublime, che contribuisce allo storico sorpasso messo a segno per la prima volta dal Gallo Nero nei confronti del Brunello di Montalcino (il derby regionale si è chiuso 19 a 18 per quanto concerne i punteggi apicali). Altamente consigliabile un assaggio del Vin Santo del Chianti Classico 1998, che bissa la Corona per l’azienda di Castelnuovo Berardenga.
Mi sposto in Abruzzo per celebrare il ritorno del Montepulciano di Valentini, premiato con uno splendido 2012. Un’astinenza durata a lungo (2006 l’ultima uscita) ma ripagata da un vino straordinario che proietta Francesco Paolo sullo stesso piano del padre Edoardo, ovvero tra gli interpreti più ispirati della tipologia.
Stratosferico il Trentodoc Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2005 dei Fratelli Lunelli, dalla carbonica puntiforme, probabilmente in grado di coagulare per la sua tridimensionalità i favori plebiscitari della critica nella categoria degli sparkling wine.
Destino che attende, con ogni probabilità, anche il Franciacorta Vintage Collection Dosage Zéro Noir 2007 di Ca’ del Bosco, Pinot nero dalla incessante tensione gustativa ed altra perla spumantistica di pregio assoluto (Corona bissata dal Franciacorta Vintage Collection Dosage Zéro 2011).
Quindi menzione d’obbligo per il Kupra 2013 di Oasi degli Angeli. Marco Casolanetti ed Eleonora Rossi hanno avuto il merito di rilanciare la vecchia varietà bordò (una grenache o cannonau praticamente scomparsa dal territorio piceno) facendone un rosso carnoso ed esplosivo al tempo stesso.
Ormai una certezza il Primitivo di Manduria Es di Gianfranco Fino. La versione 2014 è capace di ipnotizzare struttura e calore alcolico in un sorso di eleganza sopraffina, sartoriale per estrazione tannica.
Onore, infine, al Passito di Pantelleria Ben Ryé 2014 di Donnafugata, prezioso come un ordito, nel ricordo indelebile di quell’autentico signore del vino che è stato Giacomo Rallo.

Apertura d’obbligo per il Barbaresco Crichet Pajè 2007 di Roagna (autore peraltro di un fantastico triplete avendo raggiunto la Corona anche con Barolo Pira Vecchie Viti 2011 e Barbaresco Asili 2011). Il Crichet è il “quadrato sotto casa”, la minuscola porzione del vigneto Pajè da cui Alfredo e Luca sanno di poter cogliere il massimo della loro arte nebbiolesca. Il 2007 è un sogno fatto vino.
Piemonte chiama Toscana, in cui spicca la Corona attribuita con voto unanime al Chianti Classico Riserva 2010 di Castell’in Villa, rosso davvero sublime, che contribuisce allo storico sorpasso messo a segno per la prima volta dal Gallo Nero nei confronti del Brunello di Montalcino (il derby regionale si è chiuso 19 a 18 per quanto concerne i punteggi apicali). Altamente consigliabile un assaggio del Vin Santo del Chianti Classico 1998, che bissa la Corona per l’azienda di Castelnuovo Berardenga.
Mi sposto in Abruzzo per celebrare il ritorno del Montepulciano di Valentini, premiato con uno splendido 2012. Un’astinenza durata a lungo (2006 l’ultima uscita) ma ripagata da un vino straordinario che proietta Francesco Paolo sullo stesso piano del padre Edoardo, ovvero tra gli interpreti più ispirati della tipologia.
Stratosferico il Trentodoc Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2005 dei Fratelli Lunelli, dalla carbonica puntiforme, probabilmente in grado di coagulare per la sua tridimensionalità i favori plebiscitari della critica nella categoria degli sparkling wine.
Destino che attende, con ogni probabilità, anche il Franciacorta Vintage Collection Dosage Zéro Noir 2007 di Ca’ del Bosco, Pinot nero dalla incessante tensione gustativa ed altra perla spumantistica di pregio assoluto (Corona bissata dal Franciacorta Vintage Collection Dosage Zéro 2011).
Quindi menzione d’obbligo per il Kupra 2013 di Oasi degli Angeli. Marco Casolanetti ed Eleonora Rossi hanno avuto il merito di rilanciare la vecchia varietà bordò (una grenache o cannonau praticamente scomparsa dal territorio piceno) facendone un rosso carnoso ed esplosivo al tempo stesso.
Ormai una certezza il Primitivo di Manduria Es di Gianfranco Fino. La versione 2014 è capace di ipnotizzare struttura e calore alcolico in un sorso di eleganza sopraffina, sartoriale per estrazione tannica.
Onore, infine, al Passito di Pantelleria Ben Ryé 2014 di Donnafugata, prezioso come un ordito, nel ricordo indelebile di quell’autentico signore del vino che è stato Giacomo Rallo.


