La Fioca, qualità e innovazione con lo spumante “Nudo”, 100% naturale
A Nigoline di Corte Franca (Bs), La Fioca è un'azienda agricola da 40mila bottiglie l'anno, ma all'avanguardia nei metodi di coltivazione, biologici e naturali. Da qui nasce “Nudo”, quintessenza del prodotto artigianale
Nel corso delle ultime tre settimane un po’ tutti si sono occupati della Franciacorta, o meglio del lago d’Iseo. Al bar, sui giornali, fermi in coda all’uscita dell’autostrada: “The Floating Piers” di Christo, la passerella arancione magicamente sospesa sulle acque tranquille, ha fatto comunque parlare di sé e del territorio “appoggiato” sulle spalle della città di Brescia, in vista del lago.

Prima della pacifica invasione turistica, la Franciacorta era sinonimo di colline, vitigni, spumanti per cui si è dovuto inventare un disciplinare e una denominazione ad hoc, ora conosciuta in tutto il mondo. Ma ben vengano anche le mode turistiche, se ci consentono di andare al di là dell’arcinoto, in campo enologico, e scoprire qualche realtà di nicchia che meriti l’attenzione del visitatore, dell’esperto e del semplice consumatore.
Come l’azienda agricola “La Fioca” (la falce, in dialetto bresciano), situata a Nigoline di Corte Franca (Bs), ben incastonata nel cuore della Franciacorta. Nata nel 1956 da un’idea di Orazio Gatti, che volle chiamare Pinò i suoi vini bianchi e rossi provenienti dal vitigno (quasi) omonimo, festeggia i sessant’anni di attività rimanendo pur sempre piccola (40mila bottiglie all’anno), ma avendo gradualmente aggiunto sette spumanti all’originaria produzione di vini fermi. Niente di fuori dall’ordinario, verrebbe da dire se si guarda solo all’alta qualità media dei prodotti di questo territorio e alla forza commerciale del marchio Franciacorta. A dare la marcia in più, però, è la scelta dei metodi biologici e naturali, che diventa sempre meno una trovata originale e sempre più una necessità.

«É da considerare un punto di arrivo e una sfida - mi racconta Massimiliano Gatti, nipote del fondatore - al termine di un percorso virtuoso che ci ha portato a diminuire gradualmente l’uso dei fitosanitari, a puntare sui metodi naturali di lotta agli agenti infestanti, a programmare in modo più responsabile lo sfruttamento del suolo e dell’acqua. Dal 2015, pertanto, abbiamo avuto la prima vendemmia che segna il passaggio verso l’agricoltura biologica. La strada è lunga, ma ci siamo avviati».
E al di là della futura certificazione biologica, da che cos’altro si può desumere la vostra vocazione “naturale”?
Con l’annata 2012 abbiamo cominciato a produrre uno spumante privo di solfiti, di lieviti e di zuccheri aggiunti. Si chiama “Nudo”, e a questo punto è superfluo spiegare il perché. Ottenuto da uve Chardonnay, con un grado di acidità e un contenuto zuccherino ideale, è un vino la cui fermentazione è stata bloccata tramite raffreddamento: poi c’è stato l’imbottigliamento, e quindi il contenuto ha ripreso a fermentare in modo naturale. Alla sboccatura, non è stato aggiunto nessun tipo di sciroppo di dosaggio: ne vien fuori un prodotto spumoso ed esuberante, sapido, con un retrogusto piacevolmente acido. Viste le premesse, non si può pretendere di ottenere un prodotto altamente standardizzato e costante nel tempo. Fino a questo momento la vendemmia 2012 non ha dato problemi di conservazione, nonostante l’assenza di solfiti. Credo che “Nudo” sia proprio la quintessenza del prodotto artigianale: ogni bottiglia è una sorpresa, e può regalare sensazioni diverse anno dopo anno».
Senza zuccheri, solfiti, lieviti aggiunti: metodo “ancestrale”, mi pare l’abbiate chiamato. C’ è qualche altra sorpresa in serbo per i vostri clienti?
«I nostri clienti sono soprattutto l’alta ristorazione e le enoteche, non essendo noi presenti nella grande distribuzione. Teniamo d’occhio la sperimentazione ma anche il mercato, perché gli esperimenti vanno venduti, e finora è andata bene: è chiaro che bisogna crescere, ma non ho intenzione di tradire la natura di questa piccola azienda inseguendo i grandi numeri. Cercherò un punto d’equilibrio che mi consenta di apprezzare io stesso, e fino in fondo, quello che esce dalle mie cantine. Parlando invece di sorprese, ho in mente di ripiantare l’Invernenga, vitigno autoctono bresciano a bacca bianca. Il progetto parte l’anno prossimo e dovrebbe venirne fuori uno spumante, che credo sia una novità assoluta. Pensi che questa tipologia di uve ha rischiato l’estinzione!».

Piccoli ma tosti, è questa la definizione migliore per chi voglia sintetizzare con tre parole l’avventura delle cantine “La Fioca”. In un territorio che la fama l’ha conquistata anno dopo anno, e a fatica, mi sembra logico che convivano i produttori da milioni di bottiglie e i “piccoli ma tosti”, con idee fuori dal comune nella testa, che sembrano fatte apposta per sorprendere il cliente evoluto e il degustatore cronico. Questi ultimi esistono, sono vivi e vegeti e saranno ben felici di sapere che nei pressi del lago d’Iseo non ci si ferma alle classiche bollicine e ai ponti arancioni magicamente calati sulle acque, ma si rinnova continuamente una tradizione enologica di grande spessore.
Azienda agricola La Fioca
via Villa 13b - Nigoline di Corte Franca (Bs)
Tel 030 9826313
www.lafioca.com
mail@lafioca.com

Prima della pacifica invasione turistica, la Franciacorta era sinonimo di colline, vitigni, spumanti per cui si è dovuto inventare un disciplinare e una denominazione ad hoc, ora conosciuta in tutto il mondo. Ma ben vengano anche le mode turistiche, se ci consentono di andare al di là dell’arcinoto, in campo enologico, e scoprire qualche realtà di nicchia che meriti l’attenzione del visitatore, dell’esperto e del semplice consumatore.
Come l’azienda agricola “La Fioca” (la falce, in dialetto bresciano), situata a Nigoline di Corte Franca (Bs), ben incastonata nel cuore della Franciacorta. Nata nel 1956 da un’idea di Orazio Gatti, che volle chiamare Pinò i suoi vini bianchi e rossi provenienti dal vitigno (quasi) omonimo, festeggia i sessant’anni di attività rimanendo pur sempre piccola (40mila bottiglie all’anno), ma avendo gradualmente aggiunto sette spumanti all’originaria produzione di vini fermi. Niente di fuori dall’ordinario, verrebbe da dire se si guarda solo all’alta qualità media dei prodotti di questo territorio e alla forza commerciale del marchio Franciacorta. A dare la marcia in più, però, è la scelta dei metodi biologici e naturali, che diventa sempre meno una trovata originale e sempre più una necessità.

«É da considerare un punto di arrivo e una sfida - mi racconta Massimiliano Gatti, nipote del fondatore - al termine di un percorso virtuoso che ci ha portato a diminuire gradualmente l’uso dei fitosanitari, a puntare sui metodi naturali di lotta agli agenti infestanti, a programmare in modo più responsabile lo sfruttamento del suolo e dell’acqua. Dal 2015, pertanto, abbiamo avuto la prima vendemmia che segna il passaggio verso l’agricoltura biologica. La strada è lunga, ma ci siamo avviati».
E al di là della futura certificazione biologica, da che cos’altro si può desumere la vostra vocazione “naturale”?
Con l’annata 2012 abbiamo cominciato a produrre uno spumante privo di solfiti, di lieviti e di zuccheri aggiunti. Si chiama “Nudo”, e a questo punto è superfluo spiegare il perché. Ottenuto da uve Chardonnay, con un grado di acidità e un contenuto zuccherino ideale, è un vino la cui fermentazione è stata bloccata tramite raffreddamento: poi c’è stato l’imbottigliamento, e quindi il contenuto ha ripreso a fermentare in modo naturale. Alla sboccatura, non è stato aggiunto nessun tipo di sciroppo di dosaggio: ne vien fuori un prodotto spumoso ed esuberante, sapido, con un retrogusto piacevolmente acido. Viste le premesse, non si può pretendere di ottenere un prodotto altamente standardizzato e costante nel tempo. Fino a questo momento la vendemmia 2012 non ha dato problemi di conservazione, nonostante l’assenza di solfiti. Credo che “Nudo” sia proprio la quintessenza del prodotto artigianale: ogni bottiglia è una sorpresa, e può regalare sensazioni diverse anno dopo anno».
Senza zuccheri, solfiti, lieviti aggiunti: metodo “ancestrale”, mi pare l’abbiate chiamato. C’ è qualche altra sorpresa in serbo per i vostri clienti?
«I nostri clienti sono soprattutto l’alta ristorazione e le enoteche, non essendo noi presenti nella grande distribuzione. Teniamo d’occhio la sperimentazione ma anche il mercato, perché gli esperimenti vanno venduti, e finora è andata bene: è chiaro che bisogna crescere, ma non ho intenzione di tradire la natura di questa piccola azienda inseguendo i grandi numeri. Cercherò un punto d’equilibrio che mi consenta di apprezzare io stesso, e fino in fondo, quello che esce dalle mie cantine. Parlando invece di sorprese, ho in mente di ripiantare l’Invernenga, vitigno autoctono bresciano a bacca bianca. Il progetto parte l’anno prossimo e dovrebbe venirne fuori uno spumante, che credo sia una novità assoluta. Pensi che questa tipologia di uve ha rischiato l’estinzione!».

Piccoli ma tosti, è questa la definizione migliore per chi voglia sintetizzare con tre parole l’avventura delle cantine “La Fioca”. In un territorio che la fama l’ha conquistata anno dopo anno, e a fatica, mi sembra logico che convivano i produttori da milioni di bottiglie e i “piccoli ma tosti”, con idee fuori dal comune nella testa, che sembrano fatte apposta per sorprendere il cliente evoluto e il degustatore cronico. Questi ultimi esistono, sono vivi e vegeti e saranno ben felici di sapere che nei pressi del lago d’Iseo non ci si ferma alle classiche bollicine e ai ponti arancioni magicamente calati sulle acque, ma si rinnova continuamente una tradizione enologica di grande spessore.
Azienda agricola La Fioca
via Villa 13b - Nigoline di Corte Franca (Bs)
Tel 030 9826313
www.lafioca.com
mail@lafioca.com


