Per antichità di casata il nostro tour parte da Susegana, nelle colline trevigiane. Qui arroccati nell’avito e suggestivo Castello di San Salvatore i Conti di Collalto sono attestati da oltre un millennio (dal 958 per la precisione) e il loro rapporto con la terra e i suoi frutti non si è mai allentato. Non è un caso che la principessa Isabella Collalto de Croÿ, al vertice dell'azienda dal 2007, sia l'unica a vinificare in purezza tutti e 4 i più riusciti incroci varietali creati dal geniale Luigi ‘de Manzoni, lui stesso in possesso di “stimmate” nobiliari (decisamente più recenti) anche se la sua proverbiale modestia l'aveva addirittura portato ad eliminare il 'de dal cognome.



Fra gli esperimenti oltre all'ottimo Manzoni rosa vinificato in bianco (1-50 Trebbiano x Traminer Aromatico) merita il podio la versione Rosé Extra Dry (13.0.25 ossia Raboso Piave x Moscato d’Amburgo), premiato con la medaglia d’oro all’ultimo Concours de Bruxelles, che si presenta con una soave intensità aromatica di petali di rosa e fragoline di bosco e un equilibrio gustativo che lo rende perfetto a tutto pasto come per l’accostamento, senza remore, con sushi e sashimi nipponici.



Restando in area trevigiana una citazione al volo per Carlo Bisol Solighetto e la sua Vnc Prosecco di Follina, piccolo comune di 4mila abitanti, dove Carlo con l’abbreviazione internazionale di Vnc omaggia la perla più preziosa della laguna veneta, Venezia. Il suo Coiné, Prosecco Superiore Docg è uno spumante fragrante, charmat lungo, fresco e delicato, di bella bevibilità come tutta la gamma dei prodotti a base Glera, pensati per soddisfare soprattutto i mercati esteri, dove il prosecco per l’aperitivo detta ormai legge.



Quando si parla di Alta Langa non si può prescindere da uno dei padri putativi del metodo classico, le Cantine F.lli Gancia di Canelli, che con i loro due alfieri, il 36 mesi e il Riserva 60 mesi ha messo in campo due protagonisti assoluti della frizzante Docg piemontese. Soprattutto il secondo (millesimo 2008) stupisce per complessità ed eleganza, con un ragguardevole rapporto qualità-prezzo. Paglierino brillante che propone sfumature di brioche appena sfornata, un tostato di nocciole che sembra omaggiare la “Tonda Gentile”, regina delle Langhe, appaga con il suo sorso fruttato di mela e fico bianco, con spiccata mineralità e uno speziato fine. Finale sapido che s’innesta sulla strutturata floreale freschezza che si abbina a primi piatti di mare dal gusto deciso come spaghetti ai frutti di mare o zuppa di molluschi e crostacei.



Sempre in Alta Langa merita una sosta (e diversi calici) un altro nome storico dell’area come Giulio Cocchi, famoso per le bollicine come per i vermouth e gli aperitivi tipici della tradizione piemontese, recentemente imitati non poco dai cugini spagnoli. Della gamma segnaliamo i due alfieri a base di solo pinot nero, vitigno bizzoso e delicato che nel riquadro Alta Langa/Oltrepò Pavese, riesce ad esprimere una sua peculiare personalità, soprattutto nelle versioni spumante.

Innanzitutto il Pas Dosé Brut Nature 2008, spumante metodo classico davvero elegante, con perlage fine e spinta olfattiva cremosa di fiori bianchi, vaniglia, pan brioche, mandorle e nocciola tostate che dialogano con una tessitura sorretta da buona morbidezza (nonostante la non aggiunta zuccherina nel liquer de expedition) e una nerboruta mineralità.



Al suo fianco la versione in Rösa Brut 2011, sempre Pinot Noir 100%, in cui in sintonia con il bel colore rosa brillante, la seduzione si fa più spiccata e ai floreali glicine e rosa tea si aggiunge il fruttato di fragola, ciliegia e melagrana insieme a note balsamiche di macchia mediterranea. Rosé equilibrato di grande facilità di abbinamento, ad esempio tonno scottato in crosta di sesamo, grazie alla sua polposa e scattante fruttuosità.

Puntando verso oriente da non perdere la Tenuta di Tavignano, nel comune di Cingoli, in provincia di Macerata, proprio a ridosso della cittadina che ha dato i natali a Federico II di Svevia e, enologicamente, ad uno dei bianchi più celebrati della regione, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Docg. Qui circa un quarto di secolo fa i coniugi Beatrice Lucangeli e Stefano Aymerich di Laconi, discendenti rispettivamente da nobile famiglia marchigiana e sardo-ispanica hanno intrapreso l’avventura imprenditoriale d'indirizzare la produzione verso la vitivinicoltura di qualità.



Il loro Verdicchio Superiore Riserva, “Misco”, è da anni protagonista dei contest nazionali ed internazionali, affiancato dagli altri autoctoni marchigiani in catalogo tra cui spicca il corposo e fruttato Rosso Piceno "Libenter". Ultime arrivate, in ordine di apparizione, le bollicine del “Pestifero”, rifermentato in bottiglia di Verdicchio al 70%, Malvasia al 15% e l’insolita presenza di un 15% di Sangiovese vinificato in bianco che fa da “sindacalista gustativo” fra la tendenza abboccata della Malvasia e l’amarognolo del Verdicchio, interessante idea del brillante enologo dell'azienda Giulio Piazzini.



Belle note erbacee, lieve mineralità e profumi di fiori bianchi e agrumi lo rendono accativante e poliedrico. Proprio come la sua veste moderna grafica, fortemente ispirata dalla vena creativa della giovane nipote dei fondatori, Ondine de la Feld (nella foto), che da un paio di anni si occupa della gestione aziendale soprattutto negli aspetti legati al marketing e alla comunicazione esterna.

Ondine de la Feld
Ondine de la Feld

Il nome (toponimo di “burrone” formato da un torrente) rimanda alla tenuta e al borgo medievale del Valdarno aretino rilevata nel 1993 da Ferruccio Ferragamo dal Duca Amedeo D’Aosta. Con il consueto stile che caratterizza la griffe fondata dal geniale genitore, Ferruccio l’ha trasformato in un lussuoso resort, con elegante agriturismo diffuso, centro benessere e una gamma di etichette che presenta la “new entry” di Bolle di Borro 2011, Rosé Metodo Classico da solo Sangiovese, fermentato 48 mesi sui lieviti. Per questo esordio “in perlage” ci si è affidati alle uve di un unico vigneto, piantato a Sangiovese, che grazie alle forti escursioni termiche garantisce la giusta acidità e la tenuta della freschezza aromatica che ritroviamo nel calice.



All'olfattivo le “Bolle” firmate Ferragamo esprimono a piccoli frutti rossi e sentori di melagrana, con un finale che rimanda ad agrumi canditi e zenzero. L'inebriante, brillante rosa antico ricorda le migliori espressioni transalpine del genere e fa da apripista visivo alla piacevole sapidità e rotondità di questo elegante “metodo classico”, bollicine duttili e caparbie, capaci di tenere testa a strutturati piatti di pesce, tartare di fassona oppure ad un classico Pecorino di Pienza semistagionato.