Quanto appropriati non si sa, fatto è che tra i tentativi di nobilitare la birra vi è quello, tenacemente portato avanti, di assimilarla al vino. Ma un anello fondamentale per rendere sostenibile questo parallelo è sempre mancato. Quale? Se apprezzo e riconosco un vino è perché so risalire al vigneto. Non c’è vino, praticamente, che oltre alla cantina non sia riconoscibile anche per il vigneto. Questa cosa è fin qui mancata per la birra.


Qual è il “vigneto” della birra? Il vigneto della birra, non azzardato il neologismo, è il “luppoleto”. Ecco come si connota con più forte e più credibile valenza identitaria una buona birra. Sapere come è fatta, sì, ma anche da quale territorio (e quindi “terroir” anche per la birra) i suoi orzi ed i suoi luppoli provengono.

Il Birrificio Antoniano dei fratelli Vecchiato, probante e ben comunicato il suo radicamento agricolo, sta conducendo questo approccio: il racconto del luppoleto di provenienza, la storia sottesa, lo storytelling. Ne sortiscono birre riconoscibili e molto gradevoli.

Pensata per la cucina partenopea, pizza in primis, la new entry Birra Marechiaro, frutto di collaborazione con Avpn (Associazione verace pizza napoletana). Al naso prorompono i profumi della macchia mediterranea, armonicamente insieme con il composito bouquet del luppolo che spazia dall’erbaceo al floreale. Ha colore biondo. Gradazione alcolica 5,2, come, a nostro avviso, una birra che si candida a marriage con la pizza, dovrebbe essere.


Birrificio Antoniano
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