Si chiude la sua guerra dell'Asti Docg. I comuni del Moscato restano 52
La Corte di Cassazione ha negato l'allargamento della zona di produzione del Moscato d'Asti Docg. Rimangono esclusi diversi produttori di Asti Docg, il marchio spumantistico che sta soffrendo di una forte crisi
La guerra dell’Asti è chiusa. Questa la diatriba: chi sosteneva la necessità di inserire Asti città nella zona di produzione del Moscato d'Asti Docg, chi invece difendeva la chiusura dell'area per salvaguardare origine e immagine del prodotto. Ebbene, a vincere sono stati i “conservatori”: ai 52 comuni selezionati del Cuneese, Alessandrino e Astigiano, ai quali pertiene la produzione del Moscato Docg, nessun altro territorio verrà aggiunto, questa la decisione della Corte di Cassazione.

A rendere nota questa notizia, sancendo quindi la fine della “disputa”, è stato Giovanni Satragno, presidente dell’associazione Produttori Moscato d’Asti: «La sentenza della Suprema Corte chiude definitivamente la “guerra dell’Asti”, un contenzioso durato 4 anni. L’intera vicenda giudiziaria ha confermato che l’estensione di una Docg deve avvenire nel rispetto della normativa vigente, che garantisce la qualità del prodotto e che va rispettata nell’interesse dei consumatori e degli stessi produttori, di oggi e delle future generazioni».
Se a vincere sono state l’associazione Produttori Moscato d’Asti, le associazioni dei comuni del Moscato e la Coldiretti, ci sono stati anche dei “perdenti”, tra i quali il tanto chiacchierato Gianni Zonin, il quale, con la sua ventina di ettari alle porte di Asti, tanto ha sperato in una vittoria però non arrivata - ed ora di certo troppa attenzione non può prestarci, le sue priorità dovrebbero essere altre, coinvolto com’è nella bufera giudiziaria che aleggia attorno alla Banca Popolare di Vicenza, della quale è presidente.
A perdere non è solo il presidente: ne risentono tutti in generale i produttori di Asti Docg, spumante sì conosciuto in tutto il mondo, ma nel bel mezzo di una feroce crisi, con una produzione che sembra calare sempre più. E questo è strano visto e considerato quanto gli spumanti italiani, tutti gli spumanti italiani, continuino a vendere, dagli Usa al Giappone, scalando il mercato dell’export senza fermarsi. Bisogna farsi delle domande e darsi delle risposte: non bastano più le bozze di progetti buttate sul tavolo del Consorzio, continuando così, si andrà solo incontro ad un’inesorabile discesa.

A rendere nota questa notizia, sancendo quindi la fine della “disputa”, è stato Giovanni Satragno, presidente dell’associazione Produttori Moscato d’Asti: «La sentenza della Suprema Corte chiude definitivamente la “guerra dell’Asti”, un contenzioso durato 4 anni. L’intera vicenda giudiziaria ha confermato che l’estensione di una Docg deve avvenire nel rispetto della normativa vigente, che garantisce la qualità del prodotto e che va rispettata nell’interesse dei consumatori e degli stessi produttori, di oggi e delle future generazioni».
Se a vincere sono state l’associazione Produttori Moscato d’Asti, le associazioni dei comuni del Moscato e la Coldiretti, ci sono stati anche dei “perdenti”, tra i quali il tanto chiacchierato Gianni Zonin, il quale, con la sua ventina di ettari alle porte di Asti, tanto ha sperato in una vittoria però non arrivata - ed ora di certo troppa attenzione non può prestarci, le sue priorità dovrebbero essere altre, coinvolto com’è nella bufera giudiziaria che aleggia attorno alla Banca Popolare di Vicenza, della quale è presidente.
A perdere non è solo il presidente: ne risentono tutti in generale i produttori di Asti Docg, spumante sì conosciuto in tutto il mondo, ma nel bel mezzo di una feroce crisi, con una produzione che sembra calare sempre più. E questo è strano visto e considerato quanto gli spumanti italiani, tutti gli spumanti italiani, continuino a vendere, dagli Usa al Giappone, scalando il mercato dell’export senza fermarsi. Bisogna farsi delle domande e darsi delle risposte: non bastano più le bozze di progetti buttate sul tavolo del Consorzio, continuando così, si andrà solo incontro ad un’inesorabile discesa.

