Scrive Cristiano Shaurli, assessore alle Risorse agricole e forestali del Friuli Venezia Giulia, sul suo profilo Facebook «Teranum a Portopiccolo: convegno sul Terrano ed oltre 30 produttori italiani e sloveni che presentano i loro prodotti. Una splendida organizzazione, una bella giornata... ancor più dopo la riunione fra i ministeri, la Regione #‎Fvg ed i produttori di ieri dove si è trovata un'intesa di massima sul disciplinare per la Dop internazionale e... dove fortunatamente e da parte di tutti si è ribadito che il Terrano deve le sue caratteristiche alle rocce del Carso, e quelle rocce, quel essenza non può essere divisa né da confini geopolitici né da rigide regole comunitarie!».



Che gran bella notizia. Si continua la strada affinché l’auspicata Dop transfrontaliera prenda vita. Sarebbe la prima in Europa. Di fatto, però, esiste già. Anzi non ha avuto bisogno di nascere. Il Carso, un altipiano roccioso nell’estremo nord est, non ha mai avuto confini, ma solo divisioni geopolitiche, solo decise sulla carta, solo stabilite a tavolino. La terra è la stessa, la gente è la stessa, le culture sono le stesse, le vigne sono le stesse, il Terrano è lo stesso.

Il Terrano, questo vino rustico, fratello del Refosco, rosso impenetrabile, con spiccata acidità, poco tannico, che macchia inesorabilmente labbra e denti, con una gradazione non elevata, che, se bevuto giovane, è meglio servirlo a non più di 12°C, che, se invecchiato, diventa un vino importante. Tante espressioni per descrivere un vino unico. Figlio di un territorio difficile che è montagna e mare, roccia e terra rossa, calcare e ferro, doline e grotte, poca acqua e tanta bora.



Tutto questo lo abbiamo ritrovato nel convegno, e poi negli assaggi, svoltosi a Portopiccolo (un nuovo insediamento sul mare di Sistiana/Duino Aurisina/Trieste) organizzato dall’Associazione viticoltori del Carso - Društvo Vinogradnikov s Krasa con Matej Skerli come presidente. Teranum e i vini rossi del Carso. Al convegno, sapientemente ed elegantemente moderato da Aurora Endrici, Fulvio Colombo ha esaustivamente raccontato la storia di questo antichissimo vitigno, che potremo leggere nel suo prossimo libro.

«Per la prima volta - annuncia Fabio Giavedoni in vista della prossima guida Slow Wine - ospiteremo e recensiremo le aziende vitivinicole che hanno i propri vigneti compresi nei due territori Collio-Brda e Carso-Kras, indipendentemente dal fatto che la sede della cantina sia in territorio italiano o sloveno, in quanto siamo convinti che le due denominazioni vadano considerate come un unicum dal punto di vista vitivinicolo».



33 erano le aziende che hanno presentato i loro rossi. Ben 17 le aziende Slovene. Parecchi Terrani 2015, appena imbottigliati, che si presentano con colori intensi e cupi e spessi e violacei, con sentori di landa carsica e pepe e more e mirtilli, con tannini guizzanti, con corpi giovani e che hanno ancora bisogno di riposare. Altra storia per diversi 2011, molti in magnum. Potenza sia nel colore che al naso che in bocca. Che spezie scure, che confetture di frutti di bosco, che cioccolato amaro ho ritrovato. Il sapiente uso del legno e la lunga sosta in bottiglia, poi, mi hanno regalato un palato pieno, corposo, fresco, lungo, croccante.  Una riprova che il Terrano è uno splendido vino sia bevuto giovane che maturo.



Per gli abbinamenti cosa di meglio se non le creazioni di Tomaž Kavcic padron del ristorante “Pri Loizetu” di Zemono nella Valle del Vipacco (Slovenia)? Tanti assaggi presentati in maniera innovativa che hanno deliziato palato e mente. Una manifestazione dove tanta, ma veramente tanta, gente ha potuto degustare, parlare con i produttori, godere delle bellezze del luogo e dei prodotti. Un arrivederci a tutti alla prossima manifestazione sui vini del Carso. Il 17 e 18 giugno a Mare e Vitovska, la regina del Carso.