“Il patriarca del vino” si è spento. A 102 anni muore Livio Felluga
Nel secondo dopoguerra iniziò a coltivare i vitigni nella zona del Collio puntando sulla qualità e sulle terre di Rosazzo, dando il via ad una delle principali aziende di settore riconosciuta in Italia e nel mondo
Livio Felluga se n’è andato all’età di 102 anni. Lo ha fatto in modo silenzioso, senza clamori, anche per volere della famiglia che ha reso pubblica la notizia solo dopo i funerali. “Il patriarca del vino”, come era stato ribattezzato, è morto nella notte tra mercoledì 21 e giovedì 22 dicembre mentre si trovava nella sua casa a Brazzano di Cormons (Go).

La denominazione di “patriarca del vino” Felluga se l'era meritata perché rifondò la tradizione della cultura vinicola friulana nel secondo dopoguerra, quando puntò sulle colline del Collio per ripartire in un periodo di ricostruzione e di disorientamento soprattutto per chi proveniva dalla sua terra continuamente contesa tra le due guerre.
Sistemò i vigneti vecchi e ne coltivò di nuovi puntando da subito sulla qualità del prodotto. Tocai, Refosco e Malvasia furono i motori che diedero il via alla sua azienda, che stabilì a Brazzano, ma l’intuizione vera fu quella di estendersi sulle colline di Rosazzo (Ud) i cui vitigni diedero risultati eccellenti. Ora gli ettari coltivati sono 155 e le bottiglie prodotte ogni anno 800mila con esportazioni in tutto il mondo.
Tanti i riconoscimenti che gli sono stati consegnati nella sua vita: nel 2009 l’università di Udine gli conferì la Laurea honoris causa in Viticoltura e nel 2015 ricevette il prestigioso Premio Internazionale a Vinitaly.

Livio Felluga
La denominazione di “patriarca del vino” Felluga se l'era meritata perché rifondò la tradizione della cultura vinicola friulana nel secondo dopoguerra, quando puntò sulle colline del Collio per ripartire in un periodo di ricostruzione e di disorientamento soprattutto per chi proveniva dalla sua terra continuamente contesa tra le due guerre.
Sistemò i vigneti vecchi e ne coltivò di nuovi puntando da subito sulla qualità del prodotto. Tocai, Refosco e Malvasia furono i motori che diedero il via alla sua azienda, che stabilì a Brazzano, ma l’intuizione vera fu quella di estendersi sulle colline di Rosazzo (Ud) i cui vitigni diedero risultati eccellenti. Ora gli ettari coltivati sono 155 e le bottiglie prodotte ogni anno 800mila con esportazioni in tutto il mondo.
Tanti i riconoscimenti che gli sono stati consegnati nella sua vita: nel 2009 l’università di Udine gli conferì la Laurea honoris causa in Viticoltura e nel 2015 ricevette il prestigioso Premio Internazionale a Vinitaly.

