Le emozioni rivivono nello Champagne. La degustazione accende i 5 sensi
Un nuovo metodo di degustare lo Champagne è quello che risveglia le emozioni utilizzando tutti i 5 sensi, e l’assaggio diventa un’esperienza emozionale. Marco Chiesa ne ha dato un esempio a Palazzo Parigi
Degustare vino è un’esperienza unica, se la si vive con la giusta dose di intensità e competenza. L’innovazione rispetto al metodo tradizionale di degustazione, guidata da esperti sommelier o critici del vino, è legata ai 5 sensi. Così l’assaggio diventa una ricerca esasperata di aromi legati alle esperienze dei singoli, dando ampio spazio alle emozioni. Marco Chiesa, wine consultant e ambasciatore dello Champagne, ha dato un esempio di questo nuovo metodo di degustazione in una serata a Palazzo Parigi. Per l’occasione gli ospiti sono stati invitati a degustare Champagne ricercando delle sensazioni legate a musiche, paesaggi, stati d’animo; così si accende la fantasia.

Lo Champagne chiama dunque in causa tutti i nostri sensi. Sono questi a iniziarci alle sue differenze e a insegnarci a decifrare il suo universo. Sfumature di bianco, giallo o rosa, profumi di frutta, spezie o fiori, gusti sottili, delicati, potenti... fino all’effervescenza: lo Champagne si esprime. Si presenta, ci invita a riconoscere, ad abbinare, a dare un nome alle sensazioni. E la meravigliosa prova della degustazione.
SCOPRIRE LO CHAMPAGNE CON I 5 SENSI
L’orecchio e l’udito
A volte dimentichiamo che lo Champagne offre uno stimolo sensoriale anche all’udito. Se faremo attenzione a stappare la bottiglia con un leggero “pop”, quel suono ci introdurrà a un cerimoniale che i nostri sensi impareranno rapidamente a riconoscere. Subito dopo, un orecchio attento potrà seguire l’effervescenza delle bollicine che - come al rallentatore - si insediano nel bicchiere. Il loro grado di finezza può già definire uno Champagne.
Dopo la leggera esplosione dell’apertura, mentre lo versiamo, lo Champagne crepita, scoppietta, l’effervescenza sussurra, bisbiglia, freme, è un brivido, un fruscio... Le bollicine? Esplodono, risuonano, scoppiano a ridere, balbettano, mormorano, poi si spengono... ecco alcune parole alle quali ispirarsi durante la degustazione.

L’occhio e la vista
È il primo dei nostri sensi ad attivarsi. La vista osserva la trasparenza, la leggerezza, la fluidità e il colore del vino nel bicchiere. Valuta la densità del giallo che può arrivare fino al biondo dorato, al giallo paglierino o all’oro grigio. L’occhio saprà apprezzare le sfumature e selezionerà quelle che più preferisce. La vista sarà appagata dalle qualità più ricercate: brillantezza, lucentezza e aspetto cristallino. Al contrario un difetto nella trasparenza, ad esempio, lascerebbe alquanto stupiti.
Ma l’occhio ama anche il movimento delle bollicine. Segue la loro incessante ascesa e valuta la finezza e la bellezza della corona, il “collier di perle”, che si forma in superficie giocando contro la parete del bicchiere. L’effervescenza si manifesta a diversi livelli, altrettanti segni della personalità e dell'età di un vino. Le bollicine sono sinonimo di Champagne, tanto più apprezzate se non aggrediscono eccessivamente il naso.

Ai nostri occhi il liquido ribolle, vive, si agita. Le bollicine sono fini o medie, regolari, incolonnate, raggruppate, minuscole, delicate, leggere, agitate, lente o veloci, nervose, una vera e propria pioggia di stelle filanti, vorticose, piroettanti... o ancora persistenti, generose, vigorose, un sottile filo di perle impazzite... Non troppo abbondanti, discrete, disperse o ben distribuite. Nella letteratura si dice che sono piccole, argentate o che si frantumano in oro. La spuma è cremosa, bianca, fine, persistente, viva, elegante, di buona tenuta, organizzata in una sottile corona, un colletto di perle fini. Per altri è una pallida schiuma color paglierino.
Il naso e l’olfatto
I vini di Champagne sono finemente aromatici e non è raro che l’effervescenza delle bollicine faccia da vero e proprio sfondo alle sensazioni olfattive. Gli scienziati sono concordi nell'affermare che con il tempo e la civiltà il nostro naso sia diventato più fine. Gli aromi sfumati dei vini di Champagne si svelano oggi a noi con maggiore facilità. Ogni Champagne ha le sue tipiche note fruttate, floreali, di legno o di spezie.
L'avvicinarsi dello Champagne al nostro naso è come l’ouverture di un’opera: troviamo un tema principale, poi note persistenti che ritorneranno in ogni momento della degustazione. Non è raro che dopo un effluvio di fiori bianchi, faccia la sua comparsa la scorza d’arancia o le bacche selvatiche. Si tratterà allora di un brut giovane... Gli aromi sono per loro natura volatili ed evolutivi. In ogni momento possiamo elencarli e qualificarli: fruttati, floreali, evoluti, fini, di classe...

Ma per godere di tutta questa ricchezza è fondamentale aspettare che il vino si apra, per esempio mentre lo si osserva. Una volta aperto, lo Champagne rilascerà “al primo naso” le impressioni olfattive immediate, poi dopo alcuni lunghi istanti, il “secondo naso” valuterà gli aromi più profondi, complessi e precisi. Aromi che sono anche il segno distintivo del vitigno o della maturità.
La bocca e il gusto
Con i vini di Champagne la lingua e il palato sono sollecitati in modo particolare. La bocca è il momento migliore della degustazione. L’attenzione e l’esperienza permetteranno di apprezzare ancora meglio quello che si andrà delineando come intenso, aperto, vivo, ricco, sublime o impertinente...
Il palato saprà trovare tutte le risposte alle sue domande e apprezzerà tutte le armonie: le nostre papille riconosceranno un gusto o l'unione di gusti specifici, distingueranno tra una punta di agrumi o un accento di pera matura, tra rotondità o persistenza, vivacità o morbidezza, sensazioni di frutti rossi o di sottobosco, di pane tostato o di brioche, delicatezza o estrema finezza.

Sotto il palato le perle cristalline esplodono, esaltano il loro sapore acidulato, gusti forti e soavi, profumati di fiori bianchi, di frutta matura, di legni esotici. Sono come gli elementi di un’orchestra sinfonica che giocano sui tempi forti e poi su quelli lenti e dolci, eseguiti nella calma e nell’armonia. Eccitazione, pienezza, calma, tre momenti che si sommano per un piacere puro.
E toccarlo...
Il bicchiere ci permette di esercitare il tatto... La forma ideale è quella a tulipano, minimo il suo spessore, leggermente raffreddato dallo Champagne stesso. Tra i nostri sensi, il tatto è quello che sarà più sensibile alla temperatura, le mani attorno al bicchiere lo vogliono fresco come suggerisce la leggera condensa che vi si forma, il palato lo troverà al meglio delle sue qualità organolettiche tra gli 8 e i 10°, ottenuti lasciando raffreddare la bottiglia per circa mezz'ora in un secchiello. Parlare di sensazione tattile di un vino vuol dire che bocca e palato ne vengono avvolti.
L'evoluzione degli aromi dei vini di Champagne


Marco Chiesa
Lo Champagne chiama dunque in causa tutti i nostri sensi. Sono questi a iniziarci alle sue differenze e a insegnarci a decifrare il suo universo. Sfumature di bianco, giallo o rosa, profumi di frutta, spezie o fiori, gusti sottili, delicati, potenti... fino all’effervescenza: lo Champagne si esprime. Si presenta, ci invita a riconoscere, ad abbinare, a dare un nome alle sensazioni. E la meravigliosa prova della degustazione.
SCOPRIRE LO CHAMPAGNE CON I 5 SENSI
L’orecchio e l’udito
A volte dimentichiamo che lo Champagne offre uno stimolo sensoriale anche all’udito. Se faremo attenzione a stappare la bottiglia con un leggero “pop”, quel suono ci introdurrà a un cerimoniale che i nostri sensi impareranno rapidamente a riconoscere. Subito dopo, un orecchio attento potrà seguire l’effervescenza delle bollicine che - come al rallentatore - si insediano nel bicchiere. Il loro grado di finezza può già definire uno Champagne.
Dopo la leggera esplosione dell’apertura, mentre lo versiamo, lo Champagne crepita, scoppietta, l’effervescenza sussurra, bisbiglia, freme, è un brivido, un fruscio... Le bollicine? Esplodono, risuonano, scoppiano a ridere, balbettano, mormorano, poi si spengono... ecco alcune parole alle quali ispirarsi durante la degustazione.

L’occhio e la vista
È il primo dei nostri sensi ad attivarsi. La vista osserva la trasparenza, la leggerezza, la fluidità e il colore del vino nel bicchiere. Valuta la densità del giallo che può arrivare fino al biondo dorato, al giallo paglierino o all’oro grigio. L’occhio saprà apprezzare le sfumature e selezionerà quelle che più preferisce. La vista sarà appagata dalle qualità più ricercate: brillantezza, lucentezza e aspetto cristallino. Al contrario un difetto nella trasparenza, ad esempio, lascerebbe alquanto stupiti.
Ma l’occhio ama anche il movimento delle bollicine. Segue la loro incessante ascesa e valuta la finezza e la bellezza della corona, il “collier di perle”, che si forma in superficie giocando contro la parete del bicchiere. L’effervescenza si manifesta a diversi livelli, altrettanti segni della personalità e dell'età di un vino. Le bollicine sono sinonimo di Champagne, tanto più apprezzate se non aggrediscono eccessivamente il naso.

Ai nostri occhi il liquido ribolle, vive, si agita. Le bollicine sono fini o medie, regolari, incolonnate, raggruppate, minuscole, delicate, leggere, agitate, lente o veloci, nervose, una vera e propria pioggia di stelle filanti, vorticose, piroettanti... o ancora persistenti, generose, vigorose, un sottile filo di perle impazzite... Non troppo abbondanti, discrete, disperse o ben distribuite. Nella letteratura si dice che sono piccole, argentate o che si frantumano in oro. La spuma è cremosa, bianca, fine, persistente, viva, elegante, di buona tenuta, organizzata in una sottile corona, un colletto di perle fini. Per altri è una pallida schiuma color paglierino.
Il naso e l’olfatto
I vini di Champagne sono finemente aromatici e non è raro che l’effervescenza delle bollicine faccia da vero e proprio sfondo alle sensazioni olfattive. Gli scienziati sono concordi nell'affermare che con il tempo e la civiltà il nostro naso sia diventato più fine. Gli aromi sfumati dei vini di Champagne si svelano oggi a noi con maggiore facilità. Ogni Champagne ha le sue tipiche note fruttate, floreali, di legno o di spezie.
L'avvicinarsi dello Champagne al nostro naso è come l’ouverture di un’opera: troviamo un tema principale, poi note persistenti che ritorneranno in ogni momento della degustazione. Non è raro che dopo un effluvio di fiori bianchi, faccia la sua comparsa la scorza d’arancia o le bacche selvatiche. Si tratterà allora di un brut giovane... Gli aromi sono per loro natura volatili ed evolutivi. In ogni momento possiamo elencarli e qualificarli: fruttati, floreali, evoluti, fini, di classe...

Ma per godere di tutta questa ricchezza è fondamentale aspettare che il vino si apra, per esempio mentre lo si osserva. Una volta aperto, lo Champagne rilascerà “al primo naso” le impressioni olfattive immediate, poi dopo alcuni lunghi istanti, il “secondo naso” valuterà gli aromi più profondi, complessi e precisi. Aromi che sono anche il segno distintivo del vitigno o della maturità.
La bocca e il gusto
Con i vini di Champagne la lingua e il palato sono sollecitati in modo particolare. La bocca è il momento migliore della degustazione. L’attenzione e l’esperienza permetteranno di apprezzare ancora meglio quello che si andrà delineando come intenso, aperto, vivo, ricco, sublime o impertinente...
Il palato saprà trovare tutte le risposte alle sue domande e apprezzerà tutte le armonie: le nostre papille riconosceranno un gusto o l'unione di gusti specifici, distingueranno tra una punta di agrumi o un accento di pera matura, tra rotondità o persistenza, vivacità o morbidezza, sensazioni di frutti rossi o di sottobosco, di pane tostato o di brioche, delicatezza o estrema finezza.

Sotto il palato le perle cristalline esplodono, esaltano il loro sapore acidulato, gusti forti e soavi, profumati di fiori bianchi, di frutta matura, di legni esotici. Sono come gli elementi di un’orchestra sinfonica che giocano sui tempi forti e poi su quelli lenti e dolci, eseguiti nella calma e nell’armonia. Eccitazione, pienezza, calma, tre momenti che si sommano per un piacere puro.
E toccarlo...
Il bicchiere ci permette di esercitare il tatto... La forma ideale è quella a tulipano, minimo il suo spessore, leggermente raffreddato dallo Champagne stesso. Tra i nostri sensi, il tatto è quello che sarà più sensibile alla temperatura, le mani attorno al bicchiere lo vogliono fresco come suggerisce la leggera condensa che vi si forma, il palato lo troverà al meglio delle sue qualità organolettiche tra gli 8 e i 10°, ottenuti lasciando raffreddare la bottiglia per circa mezz'ora in un secchiello. Parlare di sensazione tattile di un vino vuol dire che bocca e palato ne vengono avvolti.
L'evoluzione degli aromi dei vini di Champagne


