I gioielli dell'Emilia Romagna a Enologica. Riflettori puntati su vino e turismo
Enologica mette in mostra il meglio dell’Emilia Romagna e un'area vitivinicola che ha radici bimillenarie, valli e colline di struggente bellezza, là dove anche la nebbia irrora la piacevolezza del vivere
Cartoline in bianco e nero, ricordi affettuosi e solo apparentemente sbiaditi quelli che ritornano alla memoria allorquando si ripensa alle prime edizioni di Enologica nel plesso fieristico di Faenza (Ra). Piccola creatura predestinata, in virtù della lungimiranza e della bravura degli organizzatori, a compiere balzi in avanti fino a giungere, a partire dal 2013, a tenere enologica nel cuore di Bologna, nel Palazzo di Re Enzo. E Bologna, si sa, mette tutti d'accordo quando si tratta di mostrare al mondo i vini di una regione che ha sua forza… nel trattino! Sì, siamo in Emilia Romagna. Con il trattino che unisce e rende coese le due anime belle, quella emiliana e quella romagnola.

Enologica, vorremmo immaginare, ma di nostra ipotesi trattasi, è label eufonica che vuole significare “la logica nel progettare, in situazione di scenari che evolvono velocemente, il business del vino”. Enologica è coesistenza sapiente di b2c e b2b. Ma non potrebbe non esserci la componente b2b stante il combinato disposto del fascino e dell'ubicazione della sede, in pieno centro, e dell'amorevole curiosità, delle sempre crescenti competenze di chi la bottiglia sa comprarla e sa berla. La community always on che effettua gli acquisti consapevoli.
La struttura b2b ha sua cifra e suo garbo nel saper accogliere b&p ovvero buyer & press. Ampio e profondo il disegno strategico: portare a dignità di top wines i vini della regione e presentarli, in coerenza, come tali, ovvero come grandi vini. È ciò possibile? La risposta è affermativa a fronte di un dato che è di disarmante semplicità. Sì, disarmante semplicità. Questi vini, grazie al lavoro in vigneto e al lavoro in cantina, e in virtù di una crescita complessiva delle attività a contorno, sono diventati per davvero grandi vini. Non vi è make-up. La mutazione, ma diciamo molto meglio l'evoluzione, è di sostanza. Una generazione di addetti ai lavori sta lavorando seriamente affinché l'anelito, il desiderio, divenga lo stato reale. È successo qui, in Emilia Romagna.

Enrico Sgorbati lavora uve provenienti solo dai suoi vigneti. La croatina, che qui ci chiama bonarda, la barbera, lascito di piemontesi, la malvasia di candia aromatica. Meticoloso il lavoro in cantina. Legno presente quando ci vuole, nulla di più. Folgorati, ed è proprio il caso di dirlo, da un vino davvero eccellente, il Donna Luigia, ottenuto in purezza da Malvasia di Candia aromatica. Lo si apprezza per quanto sa regalare freschezza pur esibendo una sua grande struttura, una sua piacevole complessità. Sa reggere l'abbinamento con i salumi del territorio. Parimenti regge l'abbinamento con i prelibati salumi piacentini, coppa e salame, ma anche pancetta, il Gutturnio Riserva Diacono Gerardo 1028.

Nell’anno 1028 il Diacono Gerardo faceva lascito testamentale delle terre di Fornello. Insomma, la storia abita qui! Il Gutturnio, si sa, è frutto di abbraccio in cantina tra le uve barbera e le uve bonarda, con lieve prevalenza di barbera. È vino di prorompente struttura. Sorprende molto piacevolmente la morbidezza dei tannini. Salumi sì, ma anche gagliarde carni rosse e formaggi stagionati.
Enrico si cimenta egregiamente anche con gli spumanti. Il suo Metodo Classico millesimato Olubra da uve Marsanne con piccola presenza di Malvasia di Candia aromatica, è di grande pregevolezza organolettica. È per aperitivo, per piatti di frutti di mare e lo vedremmo, pressoché certi di non cadere in errore, in abbinamento con la Mozzarella di Bufala. Siamo in Val Tidone, il vuoto delle valli ed il pieno delle colline disegnano i fiabeschi vitati paesaggi piacentini, e si visita la Cantina Santa Giustina. A condurre questa storica realtà, una chiesa dall’elegante facciata barocca è all’interno della tenuta, è Gaia Bucciarelli. Vitigni autoctoni e tra questi un ortrugo che appena pochi decenni fa rischiava l’oblio.
A fronte di meditati assaggi, dalla memoria e dagli appunti ripescando, siamo qui a menzionare una gioiosa Malvasia Frizzante ed un rosso, il Barbaro, da sole uve barbera, che sa accompagnare i sostanziosi pasti autunnali di qui. Dulcis in fundo, un memorabile passito da sole uve malvasia, lo Stellato. Gaia Bucciarelli, insieme con Enrico Sgorbati e pochi altri vitivinicoltori della zona stanno conducendo un’azione coordinata volta a far vivere esperienze di temporary citizen ai turisti che vogliano vivere emozioni intense e suggestive calandosi nella realtà della vita borghigiana.

Paradigna efficace e nobile: vivere il territorio per capirlo ed apprezzarne i prodotti. Le successive vendite differite di questi prodotti, vini soprattutto, diventano conseguenza naturale quanto piacevole. La nobilitazione dei vini regionali comporta sforzo suppletivo che il Lambrusco, a causa di scellerate operazioni del passato. Lo sforzo, ragguardevole e lodevole, sta già dando risultati egregi. Abbiamo avuto modo di assaggiare e renderli più che degni di menzione, due elaborazioni sorprendenti: il Migliolungo e lo Spumante Brut Spergola, entrambi proposti da Emilia Wine, società cooperativa agricola presieduta dal presidente Davide Frascari che ad un’indubbia robusta competenza associa il prorompente entusiasmo di chi sa di aver visto giusto e di proseguire efficacemente il cammino virtuoso.
Altra zona vitivinicola in procinto di vivere suo rinascimento è l’area che mette capo al Pignoletto dei Colli Bolognesi. È vino eclettico in virtù di uva che si presta duttile a vinificazioni differenziate. Il recente ottenimento della Docg agevola opportuni distinguo della qualità del vino. Meditati assaggi dalla cantina Montevecchio Isolani: Pignoletto Frizzante, Pignoletto Spumante Brut, Pignoletto Classico. Praticamente, partendo dallo Spumante Brut in sua postura da sontuoso aperitivo, transitando dal frizzante per poi giungere ad augusto compimento con il classico, ci vedremmo oltre ad un’articolata cena, con pietanze che possono contemplare sia il pesce che la carne, anche un approccio in pizzeria gourmet e qui, davvero, si apre interessantissimo discorso altro.
Enologica, per una logica volta a sottendere il business del vino nel mondo che evolve. Enologica, la manifestazione smart per chi crede a pratica un business del vino che non può prescindere, se profittevole vuole essere, dal correlato business dell’enoturismo. Enologica, la manifestazione che sa essere a suo agio anche nella digital society, mai perdendo di vista la centralità della relazione tra persone che hanno cuore e cervello.

Enologica, vorremmo immaginare, ma di nostra ipotesi trattasi, è label eufonica che vuole significare “la logica nel progettare, in situazione di scenari che evolvono velocemente, il business del vino”. Enologica è coesistenza sapiente di b2c e b2b. Ma non potrebbe non esserci la componente b2b stante il combinato disposto del fascino e dell'ubicazione della sede, in pieno centro, e dell'amorevole curiosità, delle sempre crescenti competenze di chi la bottiglia sa comprarla e sa berla. La community always on che effettua gli acquisti consapevoli.
La struttura b2b ha sua cifra e suo garbo nel saper accogliere b&p ovvero buyer & press. Ampio e profondo il disegno strategico: portare a dignità di top wines i vini della regione e presentarli, in coerenza, come tali, ovvero come grandi vini. È ciò possibile? La risposta è affermativa a fronte di un dato che è di disarmante semplicità. Sì, disarmante semplicità. Questi vini, grazie al lavoro in vigneto e al lavoro in cantina, e in virtù di una crescita complessiva delle attività a contorno, sono diventati per davvero grandi vini. Non vi è make-up. La mutazione, ma diciamo molto meglio l'evoluzione, è di sostanza. Una generazione di addetti ai lavori sta lavorando seriamente affinché l'anelito, il desiderio, divenga lo stato reale. È successo qui, in Emilia Romagna.

foto: Piace-doc.it
Si pensi ad un'area vitivinicola che ha radici bimillenarie, valli e colline di struggente bellezza, là dove anche la nebbia irrora la piacevolezza del vivere. Siamo nei Colli Piacentini. Il Consorzio tutela dei vini Doc Colli piacentini, presieduto da Roberto Miravalle, sa svolgere egregiamente e lodevolmente il suo ruolo. La tensione al miglioramento continuo, la ricerca dell'eccellenza è felicemente evidente in realtà che meritano di essere ben conosciute. Parliamo dei vini di Torre Fornello. Ne è patron, mentore e wine maker il prode Enrico Sgorbati. Tenuta da visitare, intrigante passato con gli antichi proprietari, i Sanseverino, alchimisti ed astronomi. Svetta sulla torre la bandiera segnavento in ferro battuto con simboli astrali dal significato misterioso.Enrico Sgorbati lavora uve provenienti solo dai suoi vigneti. La croatina, che qui ci chiama bonarda, la barbera, lascito di piemontesi, la malvasia di candia aromatica. Meticoloso il lavoro in cantina. Legno presente quando ci vuole, nulla di più. Folgorati, ed è proprio il caso di dirlo, da un vino davvero eccellente, il Donna Luigia, ottenuto in purezza da Malvasia di Candia aromatica. Lo si apprezza per quanto sa regalare freschezza pur esibendo una sua grande struttura, una sua piacevole complessità. Sa reggere l'abbinamento con i salumi del territorio. Parimenti regge l'abbinamento con i prelibati salumi piacentini, coppa e salame, ma anche pancetta, il Gutturnio Riserva Diacono Gerardo 1028.

Nell’anno 1028 il Diacono Gerardo faceva lascito testamentale delle terre di Fornello. Insomma, la storia abita qui! Il Gutturnio, si sa, è frutto di abbraccio in cantina tra le uve barbera e le uve bonarda, con lieve prevalenza di barbera. È vino di prorompente struttura. Sorprende molto piacevolmente la morbidezza dei tannini. Salumi sì, ma anche gagliarde carni rosse e formaggi stagionati.
Enrico si cimenta egregiamente anche con gli spumanti. Il suo Metodo Classico millesimato Olubra da uve Marsanne con piccola presenza di Malvasia di Candia aromatica, è di grande pregevolezza organolettica. È per aperitivo, per piatti di frutti di mare e lo vedremmo, pressoché certi di non cadere in errore, in abbinamento con la Mozzarella di Bufala. Siamo in Val Tidone, il vuoto delle valli ed il pieno delle colline disegnano i fiabeschi vitati paesaggi piacentini, e si visita la Cantina Santa Giustina. A condurre questa storica realtà, una chiesa dall’elegante facciata barocca è all’interno della tenuta, è Gaia Bucciarelli. Vitigni autoctoni e tra questi un ortrugo che appena pochi decenni fa rischiava l’oblio.
A fronte di meditati assaggi, dalla memoria e dagli appunti ripescando, siamo qui a menzionare una gioiosa Malvasia Frizzante ed un rosso, il Barbaro, da sole uve barbera, che sa accompagnare i sostanziosi pasti autunnali di qui. Dulcis in fundo, un memorabile passito da sole uve malvasia, lo Stellato. Gaia Bucciarelli, insieme con Enrico Sgorbati e pochi altri vitivinicoltori della zona stanno conducendo un’azione coordinata volta a far vivere esperienze di temporary citizen ai turisti che vogliano vivere emozioni intense e suggestive calandosi nella realtà della vita borghigiana.

Paradigna efficace e nobile: vivere il territorio per capirlo ed apprezzarne i prodotti. Le successive vendite differite di questi prodotti, vini soprattutto, diventano conseguenza naturale quanto piacevole. La nobilitazione dei vini regionali comporta sforzo suppletivo che il Lambrusco, a causa di scellerate operazioni del passato. Lo sforzo, ragguardevole e lodevole, sta già dando risultati egregi. Abbiamo avuto modo di assaggiare e renderli più che degni di menzione, due elaborazioni sorprendenti: il Migliolungo e lo Spumante Brut Spergola, entrambi proposti da Emilia Wine, società cooperativa agricola presieduta dal presidente Davide Frascari che ad un’indubbia robusta competenza associa il prorompente entusiasmo di chi sa di aver visto giusto e di proseguire efficacemente il cammino virtuoso.
Altra zona vitivinicola in procinto di vivere suo rinascimento è l’area che mette capo al Pignoletto dei Colli Bolognesi. È vino eclettico in virtù di uva che si presta duttile a vinificazioni differenziate. Il recente ottenimento della Docg agevola opportuni distinguo della qualità del vino. Meditati assaggi dalla cantina Montevecchio Isolani: Pignoletto Frizzante, Pignoletto Spumante Brut, Pignoletto Classico. Praticamente, partendo dallo Spumante Brut in sua postura da sontuoso aperitivo, transitando dal frizzante per poi giungere ad augusto compimento con il classico, ci vedremmo oltre ad un’articolata cena, con pietanze che possono contemplare sia il pesce che la carne, anche un approccio in pizzeria gourmet e qui, davvero, si apre interessantissimo discorso altro.
Enologica, per una logica volta a sottendere il business del vino nel mondo che evolve. Enologica, la manifestazione smart per chi crede a pratica un business del vino che non può prescindere, se profittevole vuole essere, dal correlato business dell’enoturismo. Enologica, la manifestazione che sa essere a suo agio anche nella digital society, mai perdendo di vista la centralità della relazione tra persone che hanno cuore e cervello.


