Il luglio appena lasciato alle nostre spalle va in archivio con punte di calore da record. Per chi si occupa di guide vinicole si tratta del mese topico con la rincorsa delle ultime campionature, assaggi serratissimi e le immancabili “finali” da cui scaturiscono i verdetti apicali che verranno snocciolati di qui a poco (noi di Vinibuoni d’Italia Touring Editore abbiamo già aperto le danze, primi tra le bibbie enologiche). In tanti anni di scrittura e di estati più o meno torride ogni degustatore tende a sviluppare una propria strategia di difesa via via che i tempi di chiusura della propria guida si avvicinano.



Per difesa intendo dire l’assunzione di liquidi serale, quella che accompagna le cene solitamente frugali e senza orario fisso di chi deve rimettere assieme ogni giorno decine di note di degustazione fissandole sulla tastiera in punteggi e racconti di senso compiuto. Si tratta di preservare quel barlume di lucidità residuale per minimizzare le sviste che rendono poi più complicata la correzione delle bozze ed evitare i classici voli pindarici di chi vuole provare a spezzare l’abituale filo narrativo avventurandosi verso improbabili “perle” destinate immancabilmente ad essere cassate con la revisione testi.

Irreprensibili colleghi di lungo corso fanno professione di sobrietà assoluta raccontando di limitarsi ad accompagnare i loro scritti serali con acqua pura (tattica che utilizzo nelle giornate di maggiore stanchezza, quelle in cui conviene giocare “di rimessa” limitandosi ad un onesto lavoro di data entry, con i menu a tendina che riducono la possibilità di errore, piuttosto che vergare pagine abborracciate destinate ad essere appallottolate il giorno dopo).

Poi ci sono le serate dove ci si “sente in forma” a dispetto magari anche dei chilometri aggiunti per guidare verso o di rientro dal luogo della degustazione, in cui finisci per passare da una batteria molto impegnativa (ma costellata di vini importanti - bere bene aiuta a scrivere bene) ad un bicchiere comunque “serio” (sempre consigliabile uno sciampagnino resettante dopo le fatiche a Montalcino con i Brunello 2010, giusto per rendere l’idea). Per scoprire che la testa è ancora lucida e la vena creativa può ancora scatenarsi nottetempo.

Mi trovo meno a mio agio con il doping della birretta (filone in grande ascesa tra i “guidaioli” più giovani) che trovo perfetta per dissetarsi ma poco performante per i più attempati di noi romanzieri mancati, con quella “sudarella” che rapidamente prende la meglio per indurti all’ennesima doccia e, se le temperature sono appena passabili, a dormirci su disconnettendoti senza rimpianti. Inconfessabile ma, mi risulta, molto praticato lo “scarico” con acqua e vino declinato in modo variegato secondo sensibilità e ispirazione.

A nottate costantemente martellate da colonnine intorno ai 30 gradi (come quelle registrate quest’anno a Firenze) ho risposto colpo su colpo, devo dire efficacemente, con acque minerali dolomitiche frizzanti ben ghiacciate “sporcate” con vini scelti rigorosamente a casaccio dalle bottiglie scartate dopo le degustazioni del giorno. La sete passa e la guida scorre fino ai ringraziamenti finali, vi garantisco. E sapevate che certi bianchi toscani (una parte diluita in quattro di acqua per i fanatici della mixology) ci guadagnano? Non chiedetemi quali, sono pur sempre i vini scartati dalla guida.