L’anno dell’abbondanza per il Picolit che sorprende tutti gli agronomi
Il Picolit, vitigno che ha prodotto per secoli un dolce vino di cui han goduto papi e re, ma che ha sempre avuto una resa molto bassa, ha subito quest’anno una crescita sorprendente e assolutamente inedita
«Strano ma vero…».
«Cosa?».
«I grappoli di picolit non hanno avuto problemi di allegagione quest’anno! Sono grossi come quelli dello Chardonnay!».
«Non ci credo!».
«Domani ti mando le foto!».
Ecco la conversazione tra me e Alessandro Dal Zovo, enologo e direttore tecnico della cantina Angoris. Ad un profano questo scambio di battute potrebbe non dire nulla. Agli amanti del vino, conoscitori delle delizie del Friuli Venezia Giulia, se anche appassionati di vini dolci, questi poche frasi fanno venire un coccolone. Ma partiamo dall’inizio. In poche parole...

In una zona piccina picciò (circa 60 ettari per la produzione dalle 200 alle 300mila bottiglie) del Friuli Venezia Giulia da anni annorum viene coltivato questo vitigno che ha sempre avuto la particolarità di una resa bassissima perché i fiorellini hanno problemi di impollinazione, pertanto piccoli grappoli con chicchi spargoli (circa da 20 a 30). Una volta si credeva ci fosse l’aborto floreale, poi studi dell’Università di Udine hanno risolto l’arcano. C’è una bibliografia immensa su questo piccolo vitigno. Tutto per la sua particolarità che comporta un aumento di struttura nella buccia, che permette un appassimento in vigna o in fruttaio, che conduce all’ottenimento di un ottimo vino da dessert o da formaggi o da meditazione.
Di questo vino ne hanno goduto, in tutte le epoche, i regnanti di tutta Europa e anche i papi. Bene, direbbe qualcuno. Se quest’anno il picolit è rigoglioso se ne produrrà di più. E invece qui sta il problema. Ne parlavo proprio con chi mi ha dato la prima notizia di questo strano evento. Carlo Petrussi, uno degli agronomi più preparati che io conosca, mi ha detto: «Dal 2011 è stata istituita la Docg Picolit. Ha un disciplinare molto restrittivo. Resa uva/ettaro 40 quintali, resa massima dell’uva 55%, titolo alcolimetrico minimo 16%, estratto secco netto minimo 26 grammi litro. Con tutta questa abbondanza potremo chiamarlo Picolit Docg?».
Cosa sia successo quest’anno non si sa. Ne ho parlato anche con un altro agronomo Andrea Pittana, consulente di varie aziende che producono picolit. Anche lui mi dice che «non si capisce cosa abbia determinato questa straordinaria allegazione. Probabilmente una primavera equilibrata, poco vento, fresco per molto tempo. Non si sa perché ma è così». Cosa dire, speriamo che questa bollente estate 2015 continui, che il picolit possa appassire serenamente in vigna e che si possa produrre il più buon picolit del secolo.
«Cosa?».
«I grappoli di picolit non hanno avuto problemi di allegagione quest’anno! Sono grossi come quelli dello Chardonnay!».
«Non ci credo!».
«Domani ti mando le foto!».
Ecco la conversazione tra me e Alessandro Dal Zovo, enologo e direttore tecnico della cantina Angoris. Ad un profano questo scambio di battute potrebbe non dire nulla. Agli amanti del vino, conoscitori delle delizie del Friuli Venezia Giulia, se anche appassionati di vini dolci, questi poche frasi fanno venire un coccolone. Ma partiamo dall’inizio. In poche parole...

In una zona piccina picciò (circa 60 ettari per la produzione dalle 200 alle 300mila bottiglie) del Friuli Venezia Giulia da anni annorum viene coltivato questo vitigno che ha sempre avuto la particolarità di una resa bassissima perché i fiorellini hanno problemi di impollinazione, pertanto piccoli grappoli con chicchi spargoli (circa da 20 a 30). Una volta si credeva ci fosse l’aborto floreale, poi studi dell’Università di Udine hanno risolto l’arcano. C’è una bibliografia immensa su questo piccolo vitigno. Tutto per la sua particolarità che comporta un aumento di struttura nella buccia, che permette un appassimento in vigna o in fruttaio, che conduce all’ottenimento di un ottimo vino da dessert o da formaggi o da meditazione.
Di questo vino ne hanno goduto, in tutte le epoche, i regnanti di tutta Europa e anche i papi. Bene, direbbe qualcuno. Se quest’anno il picolit è rigoglioso se ne produrrà di più. E invece qui sta il problema. Ne parlavo proprio con chi mi ha dato la prima notizia di questo strano evento. Carlo Petrussi, uno degli agronomi più preparati che io conosca, mi ha detto: «Dal 2011 è stata istituita la Docg Picolit. Ha un disciplinare molto restrittivo. Resa uva/ettaro 40 quintali, resa massima dell’uva 55%, titolo alcolimetrico minimo 16%, estratto secco netto minimo 26 grammi litro. Con tutta questa abbondanza potremo chiamarlo Picolit Docg?».
Cosa sia successo quest’anno non si sa. Ne ho parlato anche con un altro agronomo Andrea Pittana, consulente di varie aziende che producono picolit. Anche lui mi dice che «non si capisce cosa abbia determinato questa straordinaria allegazione. Probabilmente una primavera equilibrata, poco vento, fresco per molto tempo. Non si sa perché ma è così». Cosa dire, speriamo che questa bollente estate 2015 continui, che il picolit possa appassire serenamente in vigna e che si possa produrre il più buon picolit del secolo.


