Una birra di frumento dai toni morbidi e caldi di frutta matura e una originale nota citrica data dai luppoli Cascade e Citra. È Alaxia, una Weiss “tradizionale” e “artigianale” dall'inconfondibile stile italiano, che nasce dalla esperienza birraia e dalla passione del “barchef” Flavio Esposito, in collaborazione con Mastro birraio Daniele Cosenza. La parte agrumata di Alaxia è un richiamo alle origini napoletane di Esposito.



Un omaggio all'arte e alla cultura italiana, che emerge anche dal nome. Alaxia, selezione “987”, è ispirata infatti alla leggenda di Aleramo “Marchese del Monferrato”, resa immortale grazie alla versione di Giosuè Carducci. Si tratta di una birra a tutto pasto, perfetta da abbinare a carni bianche, focacce, torte salate, pasta ripiena e pizze dai sapori delicati.

I luppoli californiani le donano una certa freschezza, che la renderà perfetta da degustare tutto l'anno con estrema facilità di abbinamento e con la voglia di apprezzarla, un sorso uno dopo l'altro. Sull'etichetta un'opera di Gianni Baretta. Alaxia sarà lanciato sul mercato tra la fine di giungo e i primi giorni di luglio.

La leggenda di Aleramo
Tra il 1620 e il 1630, la Germania prese il controllo della Valtellina, la successione al ducato di Mantova e il possesso del Monferrato. Proprio in questo luogo magico è ambientata una leggenda del Trecento che narra che il marchese Aleramo fosse nato presso Acqui Terme (nell'abbazia di Santa Giustina a Sezzadio) durante un pellegrinaggio. Rimasto orfano dei suoi genitori, Aleramo venne ingaggiato nell'esercito imperiale ed entrò alla corte dell'imperatore Ottone I. Qui conobbe Alasia figlia dell'Imperatore, e tra i due nacque un tenero sentimento. Incapaci di riferire la cosa a sua maestà temendo un rifiuto al matrimonio, i due innamorati scapparono nelle terre natali di Aleramo. Qui, però, egli non riuscì a vivere senza combattere ancora, e rientrò nell'esercito di nascosto. Quando l'imperatore Ottone venne a conoscenza della cosa, volle incontrare il coraggioso giovane e perdonò i due amanti. Ad Aleramo concesse (allora), in un impeto di generosità, tante terre quante egli fosse riuscito a percorrerne cavalcando senza sosta. Il territorio che egli percorse adesso è il Monferrato: tale nome deriva da mun (mattone) e da frà (ferrare), ovverosia i mattoni utilizzati per ferrare i cavalli che Aleramo, come prova di aver percorso tali territori, aveva gettato dietro di sé.