Grazie ad un inverno ricco di precipitazioni, sia piovose che nevose, le viti hanno avuto modo di "risvegliarsi" in una primavera mite, con una buona ri-serva idrica. Il germogliamento è risultato anticipato rispetto alla scorsa annata, così come la fioritura iniziata dopo la metà di maggio, a cui è seguita, in molte regioni italiane, un'ottima allegagione. Gli elementi che hanno caratterizzato quest'annata sono stati il gran caldo dell'estate, con temperature superiori alla norma e la scarsità di precipitazioni per un periodo piuttosto prolungato che in certe zone ha lasciato il segno, così come in quelle colpite da violente grandinate.



Il ciclo vegetativo della vite in generale si è avvalso all'inizio di temperature miti di giorno e fresche di notte, aumentate e diventate, a volte brucianti, dalla seconda metà di giugno e per tutto luglio. L'irrigazione di soccorso si è rivelata fondamentale per affrontare lo stress idrico. L'andamento climatico e meteorico ha antagonizzato l'insorgere delle princi-pali ampelopatie della vite. I vigneti, in tutt'Italia, hanno quindi goduto di una insolita sanità, i grappoli si presentano sanissimi, nonostante il limitatissimo numero di trattamenti.

Dopo Ferragosto la situazione si è nuovamente modificata con provvidenziali precipitazioni e il conseguente abbassamento delle temperature che hanno ristabilito le condizioni ideali per il prosieguo del ciclo vegetativo della vite, riportando la turgidità negli acini a condizioni ottimali. Il mese di settembre è decorso in modo confacente, consolidando la qualità, salvo che in alcune zone falcidiate dalle eccessive temperature e dalla scarsità di precipitazioni.

Le prime stime di Assoenologi diramate il 29 agosto scorso e confermate a fine settembre, salvo piccole variazioni riguardanti la Toscana, la Campania e la Sicilia, dicono che quest'anno si produrranno tra i 46 e i 47 milioni di ettolitri di vino e mosto, a fronte della media quinquennale (2010/2014) di 44,1 milioni di ettolitri e di quella decennale (2005/2014) di 45,5 milioni di ettolitri, un quantitativo superiore del 10% a quello dello scorso anno (42,1 milioni di ettolitri di vino - dato Istat) e del 5% se riferito alla media quinquennale (2010/2014).

Fatta eccezione della Toscana -10% (che però lo scorso anno aveva avuto una vendemmia abbondante), della Lombardia e della Sardegna (produzione uguale al 2014), tutte le altre regioni registrano un incremento produttivo oscillante da +5% (Emilia Romagna) a +25% (Puglia). La produzione, quindi, ritorna nelle medie pluriennali, dopo i forti decrementi del 2014 (42,1), del 2012 (41,1) e del 2011 (42,7). Le regioni che nel 2014 avevano fatto registrare i maggiori cali rispetto alla precedente annata sono state: Sicilia (-37%), Campania (-28%), Trentino Alto Adige (-24%) e Lazio/Umbria (-20%).

Le buone riserve idriche accumulate hanno determinato una interessante ri-presa vegetativa, sfociata in una primavera che ha favorito le fasi fenologiche per lasciare poi il posto ad un'estate calda, mitigata nella seconda metà di agosto da provvidenziali piogge, condizioni che hanno sancito un percorso decisamente positivo della maturazione dei grappoli con l'accumulo di sostanze aromatiche e polifenoliche. Una situazione, come dicevamo all'inizio, confermata a fine settembre, fatta eccezione di Toscana, Sicilia e Campania, che confermano l'ottima qualità ma, mentre la Toscana passa da -5 a -10%, la Sicilia aumenta da +10 a +15% la quantità e la Campania l'abbatte da +20% a +10%.