Nel mondo brassicolo la birra è definita utilizzando numerosi termini inseriti in differenti categorie che considerano sia aspetti di produzione che le singole caratteristiche organolettiche. La birra è denominata e descritta attraverso: la produzione, la tipologia di appartenenza, la legge, la categoria legale (ovvero il contenuto saccarometrico), la categoria commerciale e la categoria colore. Si delinea così il profilo completo e dettagliato della birra.



Volendo analizzare la produzione della birra dal punto di vista delle fabbriche, possiamo affermare che la classificazione è quella che considera il tipo di fermentazione con cui viene prodotta:
  • Birra a bassa fermentazione, ottenuta con lieviti che si attivano a temperature tra i 6 e i 14 °C, dopo la fermentazione si depositano sul fondo del tank e danno alla birra un gusto pulito e rotondo e un corpo tendenzialmente leggero; le birre prodotte in questo modo prendono il nome di Lager.
  • Birra ad alta fermentazione, ottenuta con lieviti che reagiscono a temperature attorno tra i 15 e i 25 °C, successivamente risalgono e rimangono in sospensione e danno alla birra una complessità aromatica maggiore, un gusto pieno e fruttato; le birre prodotte in questo modo prendono il nome di Ale.
  • Birra ad alta fermentazione rifermentata in bottiglia o fusto; come la precedente, ma durante l’imbottigliamento viene aggiunta una nuova quantità di lievito (o anche zucchero e/o mosto) per innescare una nuova fermentazione che apporta nuovo alcol e completa la saturazione di anidride carbonica. Il lievito si deposita poi sul fondo. Non tutte le Ale subiscono la rifermentazione in bottiglia e/o in fusto.
  • Birra a fermentazione spontanea, sono solitamente birre di frumento prodotte con una fermentazione attivata dai lieviti liberi presenti nell’aria e completata in fusti di legno.
Esistono poi moltissimi stili attraverso i quali le birre prodotte con questi tipi di fermentazione assumono sfumature infinite.