Il Consorzio Tutela Vini Doc Friuli Isonzo cessa l'attività. Lo ha stabilito il Consiglio di amministrazione guidato dal presidente Giorgio Badin. Dopo aver lanciato il piano di rientro che porterà al pareggio del bilancio, il Consorzio ha proposto la messa in liquidazione, discussa oggi nell'Assemblea straordinaria dei soci, nella sede di Cormons (Go).



«Le cause - commenta Badin - sono principalmente due: le dimensioni troppo piccole del Consorzio Isonzo, che non ne consentono una gestione economicamente sostenibile, e il venir meno del sostegno pubblico. Il sistema consortile regionale così come è strutturato ha dei limiti e il fatto che pochi associati sostengano economicamente una struttura utile a tutti crea mille problemi».

«Il mondo politico - continua Badin - dovrebbe spingere verso un sistema consortile regionale dal forte coinvolgimento, che sia gratuito per le aziende e che non metta in discussione le singole denominazioni, il vero patrimonio da salvaguardare». L’analisi di Badin riguarda la situazione attuale e quella futura.

«Nella Doc Isonzo - dice il presidente - ci sono realtà di prestigio che propongono etichette presenti nelle carte dei vini dei maggiori ristoranti italiani e internazionali. Ma sarebbe un grosso errore per i produttori pensare che non ci sia più bisogno di promozione territoriale e di coordinamento tra aziende. Se il Consorzio chiude per esaurite finalità, la Doc Isonzo deve proseguire il cammino. Per questo motivo in sede assembleare proporrò la nascita di un comitato spontaneo, a cui tutte le aziende possano partecipare a titolo gratuito, in grado di confrontarsi con gli Enti pubblici».

Il Consorzio Tutela Vini Doc Friuli Isonzo è uno dei più antichi d'Italia: è stato fondato nel 1966, ha sede a Cormons e comprende circa 60 aziende.