È stato l’Olimpo, la terrazza con vista dell’Hotel Bernini Bristol, ad ospitare a Roma “I sensi nel bicchiere”, un incontro speciale tra le nobili bollicine Ferrari e la cucina del resident chef Michele Simioli (nella foto in asso a sinistra). Nel ristorante, immortalato dal regista Sorrentino nel film “La grande bellezza”, a dare il benvenuto al pubblico romano è stato Marcello Lunelli (nella foto in basso a destra), vice presidente dell’azienda trentina.

Come enologo di famiglia, subentrato allo zio Mauro, ha guidato la degustazione di alcune etichette selezionate per essere abbinate ai piatti di mare dello chef: il Ferrari Perlè 2006, la Riserva Lunelli 2004 e il Ferrari Perlè Rosè 2006. Una scelta non convenzionale, in un riuscito abbinamento con i sapori proposti.

Dai piatti, improntati alla semplicità e la freschezza delle materie prime, sono emerse le origini campane dello chef, ben definite nonostante le tante esperienze in locali prestigiosi italiani e stranieri. Per l’occasione il menu comprendeva salmone marinato al pepe rosa, la cui sapidità ben si armonizzava al Ferrari Perlè 2006, millesimato, Chardonnay in purezza. Resta cinque anni sui lieviti, versatile ed ecclettico, perfetto per cominciare una degustazione.

A seguire sono stati proposti i Filarelli acqua e farina con guazzetto di rana pescatrice all’erba cipollina, abbinati alla Riserva Lunelli 2004, la prima etichetta che porta il nome di famiglia «È dedicata al nonno Bruno - spiega Marcello Lunelli - che a metà degli anni Cinquanta usava grandi botti di rovere di Slavonia non tostato, usando il legno come contenitore fino a trovare un equilibrio perché non sovrastasse il vino ma enfatizzasse l’eleganza dello chardonnay. La prima produzione è del 2002, ed ora siamo al 2006. Abbiamo cercando di unire queste due anime: l’eleganza dello chardonnay e una discreta complessità data dalla lunga permanenza in legno».

Come secondo piatto lo chef Simioli ha proposto un Filetto di spigola in manto di melanzane con emulsione all’aneto con patate allo zafferano e sformatino di carote. Felice la scelta di Lunelli che ha ritenuto di offrire uno stimolante Rosè Perlè Ferrari. È un millesimato a base di Pinot nero di elegante vinosità. Con il dessert, un delicato Biscotto di pere e ricotta con salsa alla cannella, la scelta non poteva non cadere su un prodotto particolare come il Maximum Demi sec, non dolce ma in grado di accompagnate discretamente il piatto, gentile ma persistente.

Aromaticissima conclusione, dopo il caffè, con la Segnana Solera, una “grappa non grappa”, troppo elegante per essere definita un prodotto tradizionale. La degustazione al Bernini Bristol fa parte di una serie di iniziative che la casa di Trento porta avanti da tempo in Italia e all’estero.

«Vogliano abbinare in queste cene i nostri prodotti a luoghi di grande emozione, come questa bella terrazza all’ottavo piano del Bernini Bristol con vista sulla Roma più bella - ha detto Lunelli - ma vogliamo anche dare un messaggio sulle nostre bollicine di qualità. Bisogna scardinare il concetto che possano essere gustate solo come aperitivo o per brindare in occasioni speciali. E questo evento dimostra come possano accompagnare un’intera cena, abbinate ai piatti proposti dallo chef».

Prossimi appuntamenti, tra gli altri, a Viterbo per inaugurare una sede Ais, poi all’Harris Bar di Firenze con finale di Segnana e sigaro. Anche al Sud, da Catania a Bari fino a Napoli in iniziative analoghe è stato dimostrato molto interesse per il marchio Ferrari, nonostante già aziende siciliane come Planeta o Tasca d’Almerita producano eccellenti bollicine. Oltre che nei consumatori c’è un interesse crescente delle aziende, sempre più attratte dall’esperienza di spumantizzare.



All'estero il nome Ferrari è qualcosa di più che quello della più nota casa spumantistica italiana: rappresenta l'arte di vivere, l'eleganza del bere. Incoronato al top in manifestazioni internazionali e dalle prestigiose testate Wine Spectator e Wine Advocate, è presente anche alle Olimpiadi di Sochi con la squadra azzurra. L'essere leader del mercato italiano non frena la sfida di crescere ancora nei mercati esteri. Quello di riferimento è il Giappone, ma è anche forte l'affermazione in Germania, Regno Unito e Paesi del Nord Europa.

«Il mondo del vino - dice Lunelli - passa attraverso manifestazioni come Vinitaly o Prowein, e sono sempre un’opportunità da non perdere, come crocevia di operatori esteri». Ci saranno novità Ferrari al prossimo appuntamento di Verona? «No, per fare un buon prodotto ci vuole molto tempo. Si è legati anche ai ritmi della natura e azzardare novità è anche rischioso: spesso esse sono solo di facciata. Ci saremo, e il nostro vino, come ci piace dire, sarà buono come quello dell’anno scorso».

Marcello LunelliIl nome Ferrari è il risultato di “una staffetta tra generazioni, di cui testimone è un secolo intero”, come recita la loro brochure. Cominciò tutto, nel 1902 con Giulio Ferrari , enologo uscito dalla storico Istituto di San Michele All’Adige, frequentato molti decenni dopo anche da Marcello Lunelli. Dopo vari soggiorni all’estero riuscì a creare un vino migliore dello champagne nella sua terra, considerata perfetta per lo Chardonnay.

Il procedimento fu perfezionato negli anni successivi dalla famiglia Lunelli che rilevò il marchio. Le etichette delle Cantine Ferrari sono undici, frutto di un lavoro rigoroso, nemico delle improvvisazioni e immune da mode e tendenze. Tra i primi a praticare un’agricoltura sostenibile, hanno 120 ettari vitati di proprietà. Le 500 famiglie di conferitori si adeguano ad un rigido protocollo di coltivazione. Oggi è l’ultima generazione a gestire l’azienda: oltre a Marcello c’è Camilla, Matteo e Alessandro, con ruoli e competenze diverse.