Fototeca Trentino Sviluppo Spa, foto di Daniele Lira

La collocazione del Trentino quale provincia più a nord d’Italia e la sua morfologia interamente montuosa, con l’80% della superficie sopra i 600 m, ne fanno un ambiente unico per la produzione enologica, regalando ai vini sapori e profumi particolari, caratterizzati da freschezza e genuinità e da un forte legame con il territorio. Il mondo agricolo del Trentino è infatti profondamente influenzato dalle caratteristiche fisiche del territorio.

Con oltre 10mila ettari di vigneto suddivisi in più di 80mila particelle ed una produzione di 1 milione e 200mila quintali di uva, che si trasformano in circa 800mila ettolitri, questa terra rappresenta l’area di viticoltura di montagna più importante d’Italia e d’Europa. Una tradizione che perdura nei secoli, da quando il Trentino, allora parte della provincia del Tirolo, era il più grande fornitore di uva dell’Impero Austroungarico. Una terra dove la cultura di confine ha dato vita a incontri di grande qualità, come Chardonnay e Müller Thurgau.

Enrico ZanoniOggi, oltre il 90% della superficie vitata è coltivata a Denominazione di origine controllata, una delle percentuali più alte d’Italia. Qui i vigneti risultano dislocati per il 39% in fondovalle, per il 41% in collina e per il 20% in montagna. Le uve bianche rappresentano il 68% della produzione, le uve nere il rimanente 32%. Uno dei fiori all’occhiello della produzione vitivinicola trentina è Trentodoc, metodo Classico di montagna. Il mercato italiano assorbe oggi circa il 90% della sua produzione, il restante 10% è distribuito negli altri Paesi europei ed extraeuropei.

«La situazione generale delle bollicine trentine - ha dichiarato Enrico Zanoni (nella foto), presidente dell’Istituto Trentodoc, intervistato da ”Italia a Tavola” - è mediamente positiva. Da parte dei produttori c’è senz’altro soddisfazione. L’attenzione maggiore è comunque riservata al Trentodoc, eccellenza della produzione spumantistica trentina. È ancora presto per fare bilanci in termini numerici, ma quello che si può affermare, sulla base del sentiment generale, è che l’andamento nell’anno da poco concluso è stato positivo (circa 8 milioni di bottiglie vendute). Per quanto riguarda l’export, bisogna ammettere che il peso del Trentodoc è ancora contenuto, ma lo stesso discorso vale un po’ per tutta la spumantistica italiana. A dare chiari segnali di un crescente interesse verso il nostro prodotto è in particolare il mercato statunitense. In generale, certo non ci aspettiamo una crescita vertiginosa dell’export nel giro di pochi anni, ma i segnali positivi fanno ben sperare».

Trentodoc in cifre
Il marchio Trentodoc è nato nel 2007, un punto di riferimento a livello nazionale per l’identificazione del metodo Classico di qualità. Dietro il simbolo del remuage c’è la forza di un movimento spumantistico che ha una grande tradizione, radicata nella storia del Trentino e nelle peculiarità del suo territorio. Sono 39 i produttori che mettono al centro del proprio impegno quotidiano la ricerca dell’eccellenza e della qualità, di gusto e sapori, per riportare nei calici la freschezza e la genuinità delle montagne trentine. Ma sanno fare anche “numeri”, con il 40% circa della produzione nazionale e una presenza forte nel settore della distribuzione e dell’export.

Fototeca Trentino Sviluppo Spa, foto di Carlo BaroniProprio grazie ai numeri, è possibile conoscere meglio il fenomeno Trentodoc, le sue dimensioni, la sua propensione ad essere prodotto “da esportazione” e a proporsi come vero e proprio ambasciatore d’eccellenza del Trentino nel mondo. In questo senso è significativo come le vendite di bollicine trentine facciano segnare una percentuale del 5% all’interno dei confini provinciali, un 85% in Italia (principalmente Lombardia, Veneto, Lazio ed Emilia) e un 10% all’estero, di cui il 4% in Ue (Germania, Francia, Belgio e Olanda i principali) e il 6% fuori dalla Comunità europea (Usa, Giappone, Russia e Svizzera).

Le Commissioni di degustazione della Camera di Commercio, industria e artigianato di Trento hanno ritenuto idonei nel 2012 58.844 ettolitri, per un equivalente indicativo di 8.005.800 bottiglie, di cui il 90% circa bianco, il 4% riserva e il 6% rosé. La dimensione delle aziende agricole trentine è molto contenuta, con una superficie media di 1,20 ettari. Circa il 69% delle aziende locali dispone di una superficie vitata inferiore all’ettaro.

Oggi la Grande distribuzione organizzata (Gdo) rappresenta il canale di vendita più importante, in termini di volume, per il commercio del vino a uso domestico. Trentodoc viene distribuito per il 45% dalla Gdo, per il 23% nei ristoranti, per il 20% da grossisti, per l’11% nelle enoteche e per l’1% direttamente in cantina. Le case spumantistiche trentine si confermano, per i prodotti a metodo Classico, leader nel canale Gdo, soprattutto per diffusione e per presenza negli allestimenti cantina dei punti vendita del nord Italia. In questo quadro la produzione locale consolida le proprie quote di mercato, mantenendo elevata la qualità del prodotto e destinando notevoli risorse all’innovazione delle strutture e alla promozione.

Un’avventura lunga più di un secolo
Come tutti i passaggi che segnano una terra e lasciano tracce immutabili nel tempo, anche la storia di Trentodoc è fatta di momenti, di felici intuizioni, di prove e di risultati. A San Michele all’Adige (Tn), all’Imperial Regia scuola di agricoltura (ora Fondazione Edmund Mach), arriva sul finire dell’800 Giulio Ferrari. È lui il pioniere della spumantistica trentina e italiana. Nel 1902 avvia la sua azienda spumantistica, producendo per primo nel Belpaese uno “champagne” tutto italiano, utilizzando le uve classiche del metodo Champenoise francese (Chardonnay e Pinot nero) coltivate sulle colline e sottoposte ad un processo di rifermentazione in bottiglia.

Fototeca Trentino Sviluppo Spa, foto di Ronny Kiaulehn

Solo qualche anno dopo Ferrari diventa un vero e proprio marchio fatto di quell’eleganza e quella qualità oggi unanimemente riconosciute. Ed ecco che parole come “remuage” iniziano a diventare parte integrante dell’alfabeto trentino. Giulio credeva che un grande prodotto fosse legato certamente al metodo, ma la sua grande intuizione fu quella di capire che il Trentino presentava le stesse condizioni pedo-climatiche presenti nella zona di Epernay, capitale enologica dello Champagne, caratteristiche in grado di influenzare positivamente la qualità delle uve.

A tavola con fantasia
Freschezza e profumi, oltre ai tratti distintivi di una terra. Sono queste le caratteristiche che permettono a Trentodoc di essere protagonista a 360° di tanti momenti di aggregazione e di divertimento, dall’aperitivo alla tavola, sposandosi perfettamente con i prodotti tipici trentini, ma anche con i grandi piatti della tradizione italiana ed internazionale. Dal pesce ai primi, ai formaggi di malga. Fino alla carne. Le “Riserve” sanno accompagnare al meglio i gusti forti e definiti, con la stessa robustezza e versatilità dei rossi più strutturati.

Il metodo Classico sa presentarsi con tante sfaccettature che si riflettono in un caleidoscopio di sensazioni, permettendo a Trentodoc di essere un ottimo vino a tutto pasto, perfetto compagno di aperitivo, un vero protagonista nei brindisi che contano, ma anche nelle piccole occasioni quotidiane; il tutto nel segno di una freschezza che ne fa un prodotto giovane e dinamico. Ma dentro la bottiglia di Trentodoc si trovano anche tratti di vera eleganza, adatti sia a momenti riflessivi sia di relax.

Fototeca Trentino Sviluppo Spa, foto di Romano Magrone

Ricerca e innovazione
Agricoltura ed enologia guardano al futuro, nel rispetto della tradizione. In una delle province italiane più attente ad innovazione e ricerca, anche Trentodoc punta a nuove soluzioni, investendo su qualità e tracciabilità per valorizzare il territorio e le produzioni di eccellenza. Centro propulsore di questo movimento è la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige. La Fem dispone di uno spazio di oltre cento ettari con 845 allievi provenienti da tutta Italia, 90 docenti e oltre 150 tecnici. Una vera e propria eccellenza, riconosciuta a livello mondiale, che negli ultimi anni ha lanciato sul panorama scientifico l’importante scoperta della sequenza del genoma della vite. Tra i progetti più significativi attualmente in corso va segnalato quello sulla tracciabilità di filiera dei prodotti enologici, ribattezzato Ager e dedicato a Trentodoc.

Immagini del servizio: Fototeca Trentino Sviluppo Spa