Non sono poche le preoccupazioni che sta suscitando il Piano di indirizzo territoriale della Toscana, adottato dal Consiglio Regionale lo scorso 2 luglio, che punta alla ricostituzione di un paesaggio agrario; tutti i principali Consorzi vitivinicoli toscani hanno presentato delle comuni osservazioni, riconoscendo senza esitazioni che esso contiene numerose e positive novità, soprattutto per quanto attiene l’attenzione posta sul consumo del suolo, ma per quanto riguarda gli aspetti agricoli e vitivinicoli il giudizio è negativo. I Consorzi sono uniti nell’affermare che così com’è stato proposto, il Pit farebbe fare all’agricoltura toscana un salto indietro di decenni, producendo danni pressoché irreversibili all’economia, all’occupazione e persino all’ambiente di gran parte del territorio rurale.



Anche il Consorzio Vino Chianti è deciso a sostenere l’inadeguatezza di questo Piano territoriale, e le parole di Marco Alessandro Bani (nella foto), direttore del Consorzio, mettono in luce quanto il sistema di agricoltura proposto sia arretrato e poco in linea con i valori che hanno reso grande il territorio toscano negli anni agli occhi di tutto il mondo.

«La filosofia del Pit - afferma Bani - mette in evidenza la lontananza del mondo della politica rispetto alla realtà che vivono quotidianamente le aziende. Infatti esso propone un modello di agricoltura che in Toscana non esiste più, andando a reintrodurre forme di impresa e tipi di coltivazione/allevamento dei terreni, scomparsi dal 1970, dove per mancanza di reddito le campagne si sono spopolate. Ancora più grave è che alla stesura del documento di 3.600 pagine dove si parla di ambiente, territorio ed agricoltura, non vi abbia preso parte neanche un agronomo ma solo ed unicamente architetti del paesaggio».

Alessandro Bani«Il Pit - continua Bani - addita il settore vitivinicolo come il responsabile delle deturpazioni del territorio agricolo toscano quando questo come tale è oggi viene apprezzato da tutto il mondo, fino ad essere eletto per alcune aree quale patrimonio dell’Unesco. Deve essere ribaltata la filosofia ponendo il settore vitivinicolo che, oltreché essere parte integrante e qualificante del territorio, costituisce uno degli assi portanti in termini economici e di immagine del Made in Tuscany nel mondo».

«Esso deve essere posto al centro del ragionamento - aggiunge il direttore del Consorzio Vino Chianti - ed incentivato, quanto fonte di lavoro senza ombre di crisi, fonte di miglioramento socioeconomico del territorio su cui insiste, nonché volano economico per il suo indotto diretto ed indiretto. Abbiamo colto la disponibilità della regione ed il lavoro svolto in fase di profonda revisione dei documenti di Ambito che è partito da quello del Chianti, che al momento stiamo, collegialmente agli altri consorzi toscani, valutando, per riscontrare che alle dichiarazioni facciano seguito effettivamente gli atti ufficiali».
 
«In data 29 settembre - conclude Bani - abbiamo comunque depositato al Consiglio Regionale un documento unitario dei principali Consorzi di tutela della Toscana di oltre 100 pagine con le osservazioni generali sui documenti di accompagnamento del Pit e sulle schede di Ambito riguardanti le aree di competenza di ciascuno. Restiamo quindi, fermamente vigili in questa fase delicata, in attesa degli atti ufficiali finali riguardanti il resto del territorio della Toscana».