Ruché, autoctono del Monferrato che sprigiona note di fiori e frutta
Il suo nome e l’origine sono avvolti nel mistero e le notizie storiche si accavallano alla leggenda. Nel 2010 il Ruché ha ottenuto la Docg. In 10 anni, dal 2001 al 2010, la superficie vitata è passata da 42 a 93 ettari
Il Ruché è un vitigno semi-aromatico, originario dell’area collinare di Castagnole Monferrato, a nord-est di Asti. Fu Don Giacomo Cauda, parroco del paese, l’autore del suo recupero alla fine degli anni Settanta curandone personalmente la coltivazione e il processo di vinificazione in purezza. Il suo nome e la sua origine sono avvolti nel mistero e le notizie storiche si accavallano alla leggenda: probabilmente è un vitigno importato nel XVIII secolo dalla Borgogna dai monaci che lo impiantarono vicino al convento di San Rocco di Castagnole Monferrato; altre teorie sostengono che il nome Ruché derivi da rocche, ossia le posizioni collinari più in alto dove viene coltivato. Da recenti studi e da attente analisi del vitigno e delle sue caratteristiche sembra che il Ruché derivi da antichi vitigni dell’Alta Savoia.
Oggi la ristretta zona di produzione comprende, oltre a Castagnole Monferrato, i comuni di Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi. Ha ottenuto la Denominazione d’origine controllata nell’ottobre del 1987, mentre nell’ottobre del 2010 la “Garantita”. Ammette un’aggiunta del 10% di uve Barbera per aumentarne l’acidità. Dal 2001 al 2010 la superficie vitata di Ruché è passata da 42 a 93 ettari.
Ha colore rosso rubino intenso, il naso è giocato tra i toni floreali con petali di geranio in primo piano e poi rosa, frutta rossa molto polposa, spesso matura, spezie come pepe e cardamomo. Cipria e ciliegie sotto spirito sono due altri profumi molto caratteristici del vitigno di Castagnole Monferrato.


