«Il vino italiano non dovrà più camminare con il freno a mano della burocrazia»: parole sante, ma saranno ancora una volta parole al vento? Le ha scritte il ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, nel suo messaggio di saluto al congresso nazionale degli enologi italiani. Troppe volte e in troppi settori abbiamo sentito dire dai nostri politici che la burocrazia va semplificata, eppure siamo ancora qui a parlarne, a sperare che qualcosa davvero cambi. Così purtroppo va questa Italia da riformare e che non viene mai riformata...

Tutti abbiamo appreso con soddisfazione che l’export del vino italiano sta crescendo, stiamo rubando mercati ai francesi, ma l’export potrebbe andare ancora meglio se la burocrazia non fosse l’incubo degli operatori.

«Pochi sanno - ha detto Giuseppe Martelli, direttore generale Assoenologi - che a tutt’oggi sono circa una ventina gli enti deputati alle verifiche di settore. Persino gli uffici comunali dovrebbero verificare tutto: vigneto, abitazione, cantina, acque reflue. Ma queste verifiche sono di competenza anche di Asl, Arpa, Consorzi di tutela, Nas, Forestale, Finanza, vigili del fuoco e altri enti. Con tutti ogni azienda deve colloquiare, fornire documentazione, con enormi impieghi di tempo, risorse umane e capitali. Enti che quando si svegliano piombano in cantina con squadre diverse per verificare le stesse cose. Un direttore di cantina oggi deve dedicare oltre il 20% del suo lavoro ad adempiere a obblighi burocratici».

Una brutta bestia, la burocrazia, dalle mille facce, un mostro che si difende e rinasce, tagli da una parte e rispunta dall’altra. Tutto questo blocca il lavoro, la produzione, l’export. Però, o si taglia o l’Italia tutta andrà a fondo. Ben venga dunque chi ha il coraggio di tagliare, nel settore del vino ma non solo...