In crescita netta l'export di vini italiani +8,1% dal 2012, +14% per le bollicine
L'Ovse annuncia le previsioni per il 2013: ortofrutta e vino supereranno i 9 miliardi di euro di fatturato. In un anno il settore vini segna un +8,1%, con le bollicine in aumento del 14% in volume e +16,4% in fatturato.
Primo semestre 2013 all’insegna dei trend 2012 che si conferma anche nei tre mesi estivi. Ripresa leggera in Europa, crescita a due cifre nei Paesi Terzi. Di questo passo a fine 2013 si potrebbe registrare un record assoluto: superare la soglia dei 35 miliardi di euro del fatturato agro-alimentare all’estero, con i vini molto prossimi a 5 miliardi di euro, avvicinandosi al leader mondiale Francia che mantiene le posizioni.
Di contro imprese multinazionali sfruttano bene il trend positivo dei prodotti italiani: stimato in 65 miliardi di euro il fatturato del falso made in Italy alimentare nel mondo. Ma si avvicina un altro problema: molti brand “tricolore” incrementano il fatturato di imprese straniere. “Italian style” e “madeinItaly” hanno bisogno di chiarezza per il consumatore mondiale. Due facce della stessa medaglia, sostiene qualcuno.

«Bisogna superare i disciplinari Dop-Igp - dice Giampietro Comolli (nella foto), fondatore dell’Osservatorio economico italiano dei vini nel 1991 - in un mondo consumistico globalizzato. Valgono nei soli 28 paesi europei, e non sempre. A Expo2015 sarebbe molto importante presentare una legge su cosa si intende per “made in Italy”, su “dieta italiana” e attivare una strada “anti-pirateria”. Questo dovrebbe essere un impegno prioritario del Governo, si creerebbe occupazione, si darebbe un aiuto ad uscire dalla crisi, si valorizzerebbero i veri asset nazionali».
Ovse (Osservatorio vini spumanti effervescenti) lancia la previsione per il 2013: l’ortofrutta e il vino arriveranno a superare i 9 miliardi di euro di fatturato, una crescita superiore in valore rispetto ai volumi. L’export dei vini italiani è in segno positivo ininterrottamente dal 2002, 10 anni di successi, con un raddoppio dei volumi consumati e un aumento del 70% del fatturato.
Al 30 settembre 2013 il settore vini fa segnare un +8,1% rispetto allo stesso periodo del 2012, con le bollicine in gran spolvero a +14% in volume e +16,4% in fatturato. L’Europa, con Uk, Austria e Germania in testa, recupera in modo sostanziale con un +7,7% dei consumi di spumanti nazionali dopo un periodo di stasi grazie alla Gd; i paesi terzi, con Russia, Canada e Usa in testa, rispondono con un +16,8% in quantità, con incrementi ottimi nei canali horeca.
Risolte le questioni su dazi e scelte degli importatori, si sono aperte le frontiere in Russia e Cina. Per il vino e per l’alimentare, il mercato Usa è quello più favorevole grazie anche alla ripresa delle importazioni di salumi e formaggi. Asti e Brachetto d’Acqui Docg hanno riguadagnato il terreno perduto ritornando ai volumi dei primi 9 mesi del 2010, buon segno. Il Prosecco (Docg, Doc e spumante) rappresenta circa il 66% dei volumi esportati.
«Segnale importante seppur in “riflessione” - conferma Comolli - perché in momenti di crisi generale, con Australia, Cile, Spagna, Argentina in pieno ribasso dei prezzi alla fonte, cresce il valore reale e percepito dei prodotti tricolore. Per questo che la bandiera italiana deve essere posta solo su confezioni realmente prodotte/commercializzate dall’Italia, con attenzione alle strategie aziendali».
In ordine, Germania, Usa, Uk e Russia consolidano la leadership e puntano a raggiungere globalmente i 120 milioni di pezzi consumati nel 2013 pari a un giro d’affari oltre 1 miliardo di euro. Buoni riscontri arrivano anche da Austria, Svizzera, paesi del nord-est Europa e Canada rappresentando circa il 26% del consumo di bollicine italiane. In questi mercati è molto agguerrita la concorrenza degli spumanti francesi e spagnoli.
Se il trend dei 9 mesi prosegue, Ovse presume che nel 2013 saranno consumate nel mondo oltre 290 milioni di bottiglie italiane, per un controvalore sul mercato di poco inferiore ai 3 miliardi di euro. Ovse registra anche un forte calo dei prezzi mondiali dei vini e bollicine: nell’ordine del 3-5% alla fonte e del 6-8% al consumo, compreso le promozioni.
Sul mercato nazionale vince ancora la discontinuità e infedeltà, complice la rinuncia, il risparmio, gli acquisti prossimali. In forte diffusione le promozioni continue e l’allargamento della gamma di prodotti in vendita promozionale con sconto prezzo o sconto quantità in tutte le catene Gdo che garantiscono quasi stabili i volumi e il fatturato. Ancora in fase calante i consumi al ristorante, tiene il consumo al bar-diurno.
In sintesi, i consumi nazionali di vini con bollicine registrano un calo, sia per quelle nazionali che di importazione, con una spesa globale quasi stabile: Cava e alcune etichette francesi sono stabili di prezzo e volumi, Champagne è ancora in leggero calo di volumi e in valore, un totale di circa 6 milioni di bottiglie.
Per gli spumanti nazionali, confermando il trend dei primi 9 mesi, si stima un consumo inferiore a 140 milioni di bottiglie ( -2,6%) e un giro affari intorno a 740 mil/euro ( -1,1%) rispetto all’anno 2012.
Di contro imprese multinazionali sfruttano bene il trend positivo dei prodotti italiani: stimato in 65 miliardi di euro il fatturato del falso made in Italy alimentare nel mondo. Ma si avvicina un altro problema: molti brand “tricolore” incrementano il fatturato di imprese straniere. “Italian style” e “madeinItaly” hanno bisogno di chiarezza per il consumatore mondiale. Due facce della stessa medaglia, sostiene qualcuno.

«Bisogna superare i disciplinari Dop-Igp - dice Giampietro Comolli (nella foto), fondatore dell’Osservatorio economico italiano dei vini nel 1991 - in un mondo consumistico globalizzato. Valgono nei soli 28 paesi europei, e non sempre. A Expo2015 sarebbe molto importante presentare una legge su cosa si intende per “made in Italy”, su “dieta italiana” e attivare una strada “anti-pirateria”. Questo dovrebbe essere un impegno prioritario del Governo, si creerebbe occupazione, si darebbe un aiuto ad uscire dalla crisi, si valorizzerebbero i veri asset nazionali».
Ovse (Osservatorio vini spumanti effervescenti) lancia la previsione per il 2013: l’ortofrutta e il vino arriveranno a superare i 9 miliardi di euro di fatturato, una crescita superiore in valore rispetto ai volumi. L’export dei vini italiani è in segno positivo ininterrottamente dal 2002, 10 anni di successi, con un raddoppio dei volumi consumati e un aumento del 70% del fatturato.
Al 30 settembre 2013 il settore vini fa segnare un +8,1% rispetto allo stesso periodo del 2012, con le bollicine in gran spolvero a +14% in volume e +16,4% in fatturato. L’Europa, con Uk, Austria e Germania in testa, recupera in modo sostanziale con un +7,7% dei consumi di spumanti nazionali dopo un periodo di stasi grazie alla Gd; i paesi terzi, con Russia, Canada e Usa in testa, rispondono con un +16,8% in quantità, con incrementi ottimi nei canali horeca.
Risolte le questioni su dazi e scelte degli importatori, si sono aperte le frontiere in Russia e Cina. Per il vino e per l’alimentare, il mercato Usa è quello più favorevole grazie anche alla ripresa delle importazioni di salumi e formaggi. Asti e Brachetto d’Acqui Docg hanno riguadagnato il terreno perduto ritornando ai volumi dei primi 9 mesi del 2010, buon segno. Il Prosecco (Docg, Doc e spumante) rappresenta circa il 66% dei volumi esportati. «Segnale importante seppur in “riflessione” - conferma Comolli - perché in momenti di crisi generale, con Australia, Cile, Spagna, Argentina in pieno ribasso dei prezzi alla fonte, cresce il valore reale e percepito dei prodotti tricolore. Per questo che la bandiera italiana deve essere posta solo su confezioni realmente prodotte/commercializzate dall’Italia, con attenzione alle strategie aziendali».
In ordine, Germania, Usa, Uk e Russia consolidano la leadership e puntano a raggiungere globalmente i 120 milioni di pezzi consumati nel 2013 pari a un giro d’affari oltre 1 miliardo di euro. Buoni riscontri arrivano anche da Austria, Svizzera, paesi del nord-est Europa e Canada rappresentando circa il 26% del consumo di bollicine italiane. In questi mercati è molto agguerrita la concorrenza degli spumanti francesi e spagnoli.
Se il trend dei 9 mesi prosegue, Ovse presume che nel 2013 saranno consumate nel mondo oltre 290 milioni di bottiglie italiane, per un controvalore sul mercato di poco inferiore ai 3 miliardi di euro. Ovse registra anche un forte calo dei prezzi mondiali dei vini e bollicine: nell’ordine del 3-5% alla fonte e del 6-8% al consumo, compreso le promozioni.
Sul mercato nazionale vince ancora la discontinuità e infedeltà, complice la rinuncia, il risparmio, gli acquisti prossimali. In forte diffusione le promozioni continue e l’allargamento della gamma di prodotti in vendita promozionale con sconto prezzo o sconto quantità in tutte le catene Gdo che garantiscono quasi stabili i volumi e il fatturato. Ancora in fase calante i consumi al ristorante, tiene il consumo al bar-diurno.
In sintesi, i consumi nazionali di vini con bollicine registrano un calo, sia per quelle nazionali che di importazione, con una spesa globale quasi stabile: Cava e alcune etichette francesi sono stabili di prezzo e volumi, Champagne è ancora in leggero calo di volumi e in valore, un totale di circa 6 milioni di bottiglie.
Per gli spumanti nazionali, confermando il trend dei primi 9 mesi, si stima un consumo inferiore a 140 milioni di bottiglie ( -2,6%) e un giro affari intorno a 740 mil/euro ( -1,1%) rispetto all’anno 2012.

