Anche l'edizione 2013 dei Vineyard Tour Mandrarossa tra i vigneti di Menfi (Ag), ha dimostrato l'interesse del grande pubblico per il vivere country e soprattutto per l'atteso rito della vendemmia. Tutta la comunità che vive intorno alle cantine Settesoli, la più antica e grande cooperativa della Sicilia del vino, non si è risparmiata per accogliere gli ospiti nella sua realtà rurale, portandoli tra i filari dei vigneti che arrivano a lambire il mare e nelle case dei contadini a gustare il suo cibo per nulla rivisitato da mode o tendenze.



Si è presentato un mondo di tradizione rurale, ma solidamente legato ad una visione imprenditoriale moderna condivisa da 2mila viticoltori sia nel campo che in cantina. In tutta la città di Menfi e dintorni è stata coralmente celebrata la risorsa principale di queste terre sicane, triangolo d'oro della vitivinicoltura siciliana.

A voler condividere il miracolo del buon vino, mostrando i suoi territori e la gente che lo fa, è stata prima di altri la Settesoli, registrando un alto successo di pubblico dopo altri primati che l'hanno vista all'avanguardia nel suo mezzo secolo di storia. Oggi gestisce il più grande vigneto d'Europa, con 6mila ettari vitati nell'Agrigentino tra Menfi, Montevago e Santa Margherita di Belice e tre stabilimenti.

Produce 25 milioni di bottiglie ma punta in tempi non lontani a raddoppiarle razionalizzando le potenzialità del territorio. Lo promette il presidente Vito Varvaro, arrivato dal mondo del management dopo 40 anni di buona gestione di Diego Planeta. Al gradimento del prodotto e ai numeri dell'export si aggiungono l'approccio green verso il territorio e le misure a salvaguardia dell'ambiente, qui adottate prima che altrove, come il fotovoltaico.

Il risultato è che questa terra raccontata ne Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa e ricca di storia e di arte è sempre più meta di un turismo attento e responsabile. Il vino, come il cibo, è tra le espressioni più tenaci dell'identità di un territorio e la linea Mandrarossa, che dà il nome all'iniziativa, è il top di gamma per il canale Horeca. Per le esigenze specifiche dei vari mercati, la linea Settesoli è quella per la Grande Distribuzione italiana e quella Inycon per l'estero.

I partecipanti ai Vineyard Tour hanno potuto degustare l'intera gamma di Grecanico, Nero d'Avola, Chardonnay, Fiano, Viognier, Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot, i vini territoriali e i cru, come Urra di Mare, Timperosse, Bonera, Santannella, Cavadiserpe e il Carthago, pluripremiato e orgoglio della Settesoli. Nessun nome è di fantasia: sono tutti legati alla storia del territorio. Per il doveroso abbinamento con il cibo sono scese in campo le donne di Menfi con tutti i loro saperi, capitanate dalla cuoca ed esperta di cucina tradizionale Bonetta Dall'Oglio.

Cartelli nei viottoli tra i vigneti hanno guidato i visitatori nelle case degli agricoltori dove hanno gustato paste e pani fatti con farine speciali, grigliato e condito con pesti di erbe aromatiche spontanee e con olio da varietà Biancolilla, Nocellara,e Cerasuola. Sono state servite ricche caponate di melanzane, frittate con la ricotta e verdure degli orti elaborate con le ricette di famiglia: tutte espressioni autentiche della tavola contadina. Alla campagna qui viene assegnato un ruolo culturale oltre che produttivo e alle aziende agricole una multifunzionalità, valorizzando le tipicità del territorio.

Il successo della Settesoli, dovuto anche ad un ottimale rapporto qualità-prezzo, non distoglie dal guardare avanti. In collaborazione con altre aziende, con l'assessorato all'Agricoltura della Regione Sicilia e con Attilio Scienza si impegna in vigneti sperimentali e microvinificazioni e nella ricerca di vitigni dimenticati, persino senza nome, Ne hanno parlato ai visitatori il presidente Vito Varvaro, il direttore generale Salvatore Li Petri, Roberta Urso, responsabile relazioni esterne e l'enologo Domenico De Gregorio.

Una bella storia questa della cantina Settesoli, nata in una Sicilia immobile nel 1858, con appena 88 soci. «Accanto al contadino c'era il latifondista che fino al giorno prima aveva interessi contrapposti - ha detto Varvaro - e in un certo senso il frazionamente delle terre verificatosi dopo la riforma agraria è stato ricomposto dalla cooperativa. Oggi la grande sfida è il futuro dei giovani: c'è un loro ritorno all'agricoltura ma il problema è quello del reddito che essa può dare. Siamo nelle mani del trade: le scelte devono essere manageriali. Sono importanti i marchi ma anche i vitigni e l'agricoltura deve essere legata al turismo».

Sul patrimonio vinicolo su cui operare e sulla sua evoluzione si è soffermato il direttore Li Petri. «In Sicilia fino al 1985 non si faceva ricerca, ed è stata una vera rivoluzione agronomica e culturale quella di puntare sulla qualità e non sulla quantità. Il concetto 'meno produco, più qualità e quindi più guadagnò è passato da tempo ed oggi i soci si attengono alla nostra programmazione. Sappiamo esattamente quali e quante uve arrivano e cosa faremo nel prossimo futuro».

Tutte le sere, dopo le tappe enogastronomiche dei tour in campagna, lungo la costa, nella Pineta Molinari, nella Casa del Mare o a Casa Natoli, le giornate si sono concluse sotto le stelle, al wine bar con musica live nel giardino dei colossali ficus secolari di Villa Varvaro. Dopo i successi londinesi e i Vineyard tour, i vini Mandrarossa e le donne della Brigata di cucina andranno in trasferta a Roma, il 28 settembre, per una serata speciale all'Open Colonna del Palazzo delle Esposizioni.