ROMA - Nei saloni affrescati di Villa Bonaparte, sede dell’ambasciata di Francia presso la Santa Sede, si è svolta una degustazione in onore dei grandi vini di Borgogna, cerimonia inconsueta in una sede diplomatica ma con significative radici storiche. L’occasione è stata la visita di Mons. Robert Dodaro, preside dell’Istituto Augustinianum della Pontificia Università Lateranense . A fare gli onori di casa all’illustre teologo è stato l’ambasciatore Bruno Joubert, ma a condurre la degustazione è stato Vincent Barbier, grand maitre della Confrérie des Chevaliers Du Tastevin, esclusivo club di appassionati dei vini di Borgogna, nato in Francia nel 1934, che prevede per la cerimonia di vesti ornate che sono duplicati di quelli indossati dai dottori di teologia nel XVI secolo.

Cave Bourgogne (foto: Alain Doire - Bourgogne Tourisme)

Più che il cerimoniale conta però la storia della Borgogna, terra di vini e di abbazie, che deve molto ai monaci di vari ordini religiosi che nei secoli si dedicarono alla produzione di vino nei suoi quattro dipartimenti: Yonne, Nièvre, Cote d’Or e Saone-et-Loire. Centinaia le comunità religiose dei vari ordini monastici che pur impegnati nella missione spirituale producevano ricchezza con il vino, affidando i lavori pesanti a braccianti retribuiti e conservando per se la cura delle vigne, la ricerca sui vitigni e l'arte raffinata della vinificazione e dell'affinamento. Basti pensare che l'Abbazia di Cluny fu prima di San Pietro la chiesa più grande della cristianità e che, con l'attività di quella di Citeaux, la Cote d’Or diventò il centro delle attività vitivinicole.

I membri della Confrérie Des Chevaliers Du Tastevin, che ha organizzato l’evento romano, attualmente circa 12mila in tutto il mondo, sono artisti, diplomatici, dirigenti, studiosi, atleti, musicisti e dirigenti nazionali e militari. La confraternita, che ha sede nello Chateau du Clos de Vougeot, in Cote d’Or, si propone anche di preservare le tradizioni borgognone a tavola e di promuovere il turismo. Come è tradizione, i vertici della Confrerie hanno illustrato uno per uno i vini in degustazione, soffermandosi sui cru di provenienza, sul processo di vinificazione e sul modo di degustarli nella loro complessità. Sono state scelte cinque etichette, rapprentative delle aree vitate più celebrate, tutte selezionate negli ultimi anni dai giurati della confraternita che hanno assegnato loro la “distinction enviée”.

Compito impegnativo in una terra vocata che pur producendo lo 0,5 % del vino mondiale conta 102 denominazioni e 33 grand crus. Vini diversi, bianchi, rossi e rosé, persino da un villaggio all’altro, in un territorio dove il Pinot Noir e lo Chardonnay prosperano come da nessun’altra parte. Solo la Cote d’Or conta 1247 climats, termine intraducibile che definisce l’identità specifica e originale di una parcella di vigneto conosciuta da secoli con lo stesso nome. Condensa cioè in un’unica parola composizione geologica del terreno, microclima ed esposizione, un insieme di elementi ed attività umana fusi nel tempo e inscindibili.

Chablis (foto: Alain Doire - Bourgogne Tourisme)

Queste le cinque etichette degustate:
1) Macon Chardonnay 2011, dei vigneti del Maconnais, 205 ettari in Saone-en-Loire, nel sud della Borgogna. Giovane, ha un sentore di fiori primaverili con aromi che poi evolvono in note di sottobosco, nocciola e miele.
2) Chablis 1er Cru 2010 Vau Ligneau. L’area di un’area di circa 5.000 ettari è Dipartimento dell’Yonne. Comprende 40 climats classificati in 1er Crus, i principali nei comuni di Chablis, Fontenay, Maligny, Chichée, La Chapelle-Vaupelteigne, Cougis, Fleys et Beines. Il terreno, composto da frammenti di ostriche fossilizzate di quando l'oceano copriva il continente, con la sua mineralità iodata favorisce l’allevamento del Chardonnay.
3) Puligny-Montrachet 2006 Le Trezin. In quest’area della Cote d’Or si producono quasi esclusi vamente bianchi su 200 ettari. Comprende 17 climats 1er crus e 4 grand crus. Dorato, ha aromi di biancospino e di albicocca che evolvono in frutta secca tostata.
4) Savigny-Les-Beaune 2009, di uno dei vigneti più antichi della Cote d’Or. La superficie vitata è 348 ettari e si declina principalmente in rosso (Pinot nero). Morbido, elegante e discretamente tannico, ha note di amarena, ribes nero e lampone.
5) Gevrey-Chambertin 2001. 329 ettari in Cote de Nuits. E’ un rosso (Pinot Noir) che cresce in terreni argillosi e calcarei, dagli aromi speziati e affumicati.

Nell’occasione è stata anche illustrata la ricchezza dell’enogastronomia della Borgogna, godibile soprattutto lungo le strade dei grand crus che si declina per 80 km tra Digione e Nolay. Anche le strade dei grandi vini della Cote Chalonnaise, dei vini del Maconnais-Beaujolai, dei vigneti della Yonne e delle colline di Pouilly-Sancerre riservano molte gradevoli soste enogastronomiche nei villaggi. Nel Nord, dalle parti di Chatillon-sur-Seine, sarà impossibile non gustare una coppa di Crémant. La spumantizzazione viene effettuata principalmente sempre con lo Chardonnay e il Pinot Noir, in tipologia Blancs de Blancs o Blancs de Noirs. I profumi sono intensi, fruttati e fragranti.

Foto: Alain Doire - Bourgogne Tourisme