Si possono produrre grandi vini ma a volte è difficile farli conoscere fuori dai propri confini regionali, nonostante il loro valore strategico basato su qualità e unicità.



È un problema, questo, comune a tante piccole e medie produzioni italiane, e proprio in un momento in cui il mercato globale sembra apprezzare un vino diverso, espressione di un territorio, di un paesaggio e di una cultura che solo un vitigno autoctono può trasmettere.

È un’occasione da non perdere e in Calabria, regione che ha tutti i numeri per affermarsi sui mercati con il proprio patrimonio viticolo, cinque aziende di differenti terroir regionali, consapevoli della loro capacità di competere, si sono unite nel progetto EuVite, che ha come partner anche dal punto di vista finanziario le edizioni dell’Informatore agrario, testata veronese di agricoltura professionale.

Le aziende che hanno deciso di lavorare insieme e di esprimersi con un’unica voce sono Librandi di Cirò (Crotone), Malaspina di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), Statti di Lamezia, Poderi Marini di San Demetrio Corone e Serracavallo di Bisignano, entrambe del Cosentino.

La novità di questo progetto, aperto ad altre aziende e ad altre proposte, è che non si vuole solo vendere buoni vini, ma promuovere l’intero territorio calabro con il suo agroalimentare di qualità, col paesaggio, con la storia e con le tradizioni che la raccontano.

La Calabria del vino era forse più famosa in epoca preromana, quando l’affitto di un terreno vitato era 6 volte superiore ad un altro (tavole di Eraclea).

Oggi con EuVite vuole porsi in primo piano, senza complessi, con il suo patrimonio di vitigni autoctoni, spesso di origine misteriosa o ambientati con nomi diversi.

Solidamente protagonisti sono il Gaglioppo, il più rappresentativo e diffuso, il Magliocco canino e dolce, il Mantonico nero e bianco, il Greco bianco e il Pecorello.

L’ampio ampio ventaglio ampelografico e l’articolata distribuzione di vigneti in territori collinari, e persino in riva al mare, e in condizioni orografiche particolari, danno una produzione diversificata e variegata.

I vini, di grande intensità aromatica e complessità gustativa trovano la loro massima espressione in 9 Dop (Bivongi, Cirò, Greco di Bianco, Lamezia, Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto, Savuto, Scavigna, Terre di Cosenza). Dieci invece sono le Igp (Arghillai, Calabria, Costa Viola, Lipuda, Locride, Palizzi, Pellaro, Scilla,Val di Neto e Val d’Amato).

Prima di concretizzarsi in EuVite, il progetto ha avuto come precursore Nicodemo Librandi, che già venti anni fa con il fratello Antonio intraprese una sperimentazione su cinque autoctoni con il supporto della regione Calabria, avviando una selezione clonale con il coinvolgimento del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) e di un drappello di studiosi.

Fu un’azione pionieristica davvero coinvolgente se solo 6 anni più tardi il «parco autoctoni» si arricchì di altre 25 varietà in selezione clonale.

Nel 2001 in un altro campo sperimentale furono messe a dimora 2.786 piante delle tre a bacca rossa: Gaglioppo, Magliocco e Arvino con lo scopo di ottenere la massima espressione genetica.

Ad oggi sono state individuate 289 varietà diverse, di cui 28 già oggetto di studio. I risultati di sperimentazioni, microvinificazioni e analisi chimiche e sensoriali, messi a disposizione di chi condivideva la filosofia dei fratelli Librandi e pubblicati nel 2008 nel volume "Il Gaglioppo e i suoi fratelli" sono oggi alla base del marchio Calabria e del progetto EuVite.

Lo scopo non è soltanto quello di promuovere il vino della regione perché vengono coinvolti, in un circuito enogastronomico che comprende le varie province, i produttori delle più celebrate specialità.

Il gusto della ricercatezza si sposa con il piacere della semplicità nei salumi, nei formaggi e nelle specialità dolciarie, come il fico di Cosenza Dop seccato al sole o infornato con le mandorle oppure ricoperto di cioccolato. Un ruolo nella promozione del territorio spetta alla cucina marinara a cui si unisce quella della pastorizia e degli allevamenti.

I formaggi sono così diffusi che ogni località vanta il proprio pecorino e insuperabili sono capocolli, prosciutti e pancetta di suino nero di Calabria aromatizzati da semi di finocchio e dall’immancabile peperoncino. Apprezzatissima la 'nduja, scarlatta mistura indiavolata di grasso di maiale e peperoncino immancabile su ogni tavola.

Le bellezze naturalistiche, archeologiche e artistiche completano l’offerta. È il vino, quindi, a trainare una rete in cui non possono mancare le infrastrutture per una nuova proposta di accoglienza turistica, a dare il benvenuto a chi arriva.

Del resto al fiorire della Magna Grecia il più famoso, il Cirò, chiamato di Cremissa, veniva offerto in dono agli atleti vittoriosi al ritorno dalle Olimpiadi. Il rito fu ripetuto inviandolo ai nostri campioni alle Olimpiadi di Città del Messico (1968) e di Monaco (1972).

Alla presentazione del progetto, tra le iniziative organizzate a Lamezia e a Cirò, si è svolta una degustazione cieca con otto vini delle aziende, abbinati ognuno a grandi vini nazionali ed esteri, dai blasonati francesi all’Amarone, con risultati più che soddisfacenti per le etichette locali.

Incontri e dibattiti con esperti del Cnr hanno messo a fuoco i risultati delle ricerche e le sperimentazione sui vitigni e un talk show condotto dalla giornalista Clementina Palese al teatro Alikia di Cirò Marina ha evidenziato i punti di forza e le prospettive di posizionamento del prodotto sui mercati esteri.

Le cinque aziende impegnate nell’associazione
- Librandi Antonio&Nicodemo , contrada San Gennaro, 88811 Cirò Marina (Kr)
- Malaspina, via Pallica 67, 89063 Melito di Porto Salvo (Rc)
- Statti - Contrada Lenti, 88046 Lamezia Terme (Cz)
- Aziende Agricole Marini, località S.Agata 87069 San Demetrio Corone (Cs)
- Serracavallo, contrada da Serracavallo, 87043 Bisignano (Cs)