Cena speciale per i gourmet romani con 14 etichette del Consorzio del Soave
Il Consorzio di tutela del Soave ha offerto una cena speciale ai buongustai romani in occasione dell'anteprima di Vinòforum, all'Hotel Forum. Riuscitissimo l’abbinamento del vino Soave con i prodotti della pesca gorese
ROMA - Calici di freschissimo Soave e vongole veraci, cozze e ostriche del Copego, il consorzio dei pescatori di Goro (Fe) e, al di là delle vetrate dell’hotel Forum, la suggestione della Roma degli imperatori. È stata una serata speciale quella che il consorzio tutela del Soave ha voluto offrire ai gourmet romani in occasione dell’anteprima di Vinòforum, la manifestazione enologica dell’estate giunta alla 10ª edizione, che terminerà il 22 giugno.
Riuscitissimo l’abbinamento del vino Soave, di grande freschezza e versatilità, con i prodotti della pesca gorese. Affidati agli chef del Forum, uno degli alberghi storici della capitale, hanno fatto la loro comparsa a tavola crudi, gratinati, elaborati in varie ricette e protagonisti di una ciclopica spaghettata.
I responsabili dei rispettivi consorzi hanno illustrato agli ospiti i termini di una riuscitissima anche se occasionale partnership.
Questo grande vino veronese, riconosciuto come “tipico e pregiato” dal 1931, rappresenta una delle Doc più piccole come superficie ma è anche quella a più alta densità viticola d'Italia. Dei 12 mila ettari compresi nella denominazione, circa 7.000 sono vitati (Garganega 90% e appena 3,5% Chardonnay) con una produzione di 512 mila ettolitri iscritti.
Tremila le aziende agricole che alimentano un articolato tessuto produttivo e sociale, anche attraverso varie iniziative enoturistiche organizzate lungo la strada del Soave e tra le morbide colline del territorio.
Grazie all’export - l’80% della produzione va in 60 paesi - e anche al sempre maggior interesse del mercato interno, il valore complessivo nelle varie tipologie sfiora i 150 milioni di euro.
Nel 2012 le bottiglie di Soave Doc prodotte sono state 44 milioni e 15 milioni quelle di Soave classico, mentre si è registrata una flessione per il Colli Scaligeri e per il Soave Superiore. Il Recioto Docg ha superato le 200 mila bottiglie pur in un contesto poco sensibile ai vini dolci.
All’evento romano questo vino fine da tutto pasto si è perfettamente armonizzato con la salinità e il gusto dei molluschi della laguna ferrarese. Cozze e vongole sono sempre molto gradite ai romani che amano abbinarle al Frascati e ai vini dei Castelli, che condividono con alcune tipologie del Soave la provenienza da suoli vulcanici.
Il giornalista enogastronomico Antonio Paolini ha presentato la serata e introdotto gli interventi del presidente del consorzio del Soave, Arturo Stocchetti (nella foto, a sinistra), che ha letto un messaggio di auguri del ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, e dell'ideatore del cliccatissimo “Olio, vino e Peperoncino”, Francesco Turri (nella foto, a destra), che ha definito "laguna felice" quella in cui vengono allevate in assoluta purezza vongole e cozze.
«Il Soave - ha detto Arturo Stocchetti - ha saputo nel tempo essere prima fenomeno e poi sistema, trasformando risultati eccezionali in consolidate performances produttive e qualitative. Adesso origine, stile e valore sono i tre parametri tridimensionali con cui il consorzio intende superare i vecchi criteri di valutazione per un nuovo approccio che privilegia la percezione rispetto alla tecnica. Uno stile in definitiva frutto dello stretto legamo tra vitigno e terroir: un valore aggiunto in questo momenti di standardizzazione del vino».
Quattordici le etichette degustate in abbinamento ai molluschi. «Abbiamo portato varie tipologie di prodotto a questo evento romano per l'anteprima di Vinoforum - ha detto il direttore del consorzio del Soave, Aldo Lorenzoni - ma questa potrebbe anche essere la festa i nostri primi 50 anni. Alcune etichette vengono da suoli vulcanici scuri, basaltici, e sono molto minerali, a volte speziati soprattutto nelle vecchie annate. Altre, da suoli calcarei, sono invece più freschi, floreali, più vicini a quelli della Valpolicella perché l'evoluzione della Garganega è molto diversa da territorio a territorio».
E continua: «È un po’ il gioco del bianco e del nero che ci piace fare in manifestazioni come questa dove c’è l’attenzione qualificata di un consumatore che ha voglia di provare, ha la curiosità di indagare un territorio molto piccolo ma che ha numeri di tutto rilievo. Proprio dal Soave è partita la riscossa dei cosiddetti vini del vulcano che si è estesa ai Lessini, a Gambellara, a Pitigliano, nel Lazio e non solo per il Frascati - in Campania - basti pensare al Vesuvio, a i Campi Flegrei e a Ischia - e infine all’Etna, alle Eolie e a Pantelleria».
Il consorzio dei pescatori di Goro
Il consorzio dei pescatori di Goro è stato fondato negli anni trenta dai lavoratori della pesca per la gestione del mercato ittico. Attualmente riunisce molti soci e varie cooperative. L’allevamento di cozze e vongole veraci, grazie anche alla salubrità delle acque rinnovate e ossigenate continuamente dalle maree, ha raggiunto un alto livello tanto che oggi il consorzio è leader della molluschicoltura.
Il prodotto viene commercializzato in Italia, nella grande e piccola distribuzione, e all’estero, soprattutto in Spagna. Una particolare confezione sottovuoto consente il mantenimento della freschezza e delle qualità organolettiche del contenuto per cinque giorni.
Riuscitissimo l’abbinamento del vino Soave, di grande freschezza e versatilità, con i prodotti della pesca gorese. Affidati agli chef del Forum, uno degli alberghi storici della capitale, hanno fatto la loro comparsa a tavola crudi, gratinati, elaborati in varie ricette e protagonisti di una ciclopica spaghettata. I responsabili dei rispettivi consorzi hanno illustrato agli ospiti i termini di una riuscitissima anche se occasionale partnership.
Questo grande vino veronese, riconosciuto come “tipico e pregiato” dal 1931, rappresenta una delle Doc più piccole come superficie ma è anche quella a più alta densità viticola d'Italia. Dei 12 mila ettari compresi nella denominazione, circa 7.000 sono vitati (Garganega 90% e appena 3,5% Chardonnay) con una produzione di 512 mila ettolitri iscritti.
Tremila le aziende agricole che alimentano un articolato tessuto produttivo e sociale, anche attraverso varie iniziative enoturistiche organizzate lungo la strada del Soave e tra le morbide colline del territorio.
Grazie all’export - l’80% della produzione va in 60 paesi - e anche al sempre maggior interesse del mercato interno, il valore complessivo nelle varie tipologie sfiora i 150 milioni di euro.
Nel 2012 le bottiglie di Soave Doc prodotte sono state 44 milioni e 15 milioni quelle di Soave classico, mentre si è registrata una flessione per il Colli Scaligeri e per il Soave Superiore. Il Recioto Docg ha superato le 200 mila bottiglie pur in un contesto poco sensibile ai vini dolci.
All’evento romano questo vino fine da tutto pasto si è perfettamente armonizzato con la salinità e il gusto dei molluschi della laguna ferrarese. Cozze e vongole sono sempre molto gradite ai romani che amano abbinarle al Frascati e ai vini dei Castelli, che condividono con alcune tipologie del Soave la provenienza da suoli vulcanici.
Il giornalista enogastronomico Antonio Paolini ha presentato la serata e introdotto gli interventi del presidente del consorzio del Soave, Arturo Stocchetti (nella foto, a sinistra), che ha letto un messaggio di auguri del ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, e dell'ideatore del cliccatissimo “Olio, vino e Peperoncino”, Francesco Turri (nella foto, a destra), che ha definito "laguna felice" quella in cui vengono allevate in assoluta purezza vongole e cozze. «Il Soave - ha detto Arturo Stocchetti - ha saputo nel tempo essere prima fenomeno e poi sistema, trasformando risultati eccezionali in consolidate performances produttive e qualitative. Adesso origine, stile e valore sono i tre parametri tridimensionali con cui il consorzio intende superare i vecchi criteri di valutazione per un nuovo approccio che privilegia la percezione rispetto alla tecnica. Uno stile in definitiva frutto dello stretto legamo tra vitigno e terroir: un valore aggiunto in questo momenti di standardizzazione del vino».
Quattordici le etichette degustate in abbinamento ai molluschi. «Abbiamo portato varie tipologie di prodotto a questo evento romano per l'anteprima di Vinoforum - ha detto il direttore del consorzio del Soave, Aldo Lorenzoni - ma questa potrebbe anche essere la festa i nostri primi 50 anni. Alcune etichette vengono da suoli vulcanici scuri, basaltici, e sono molto minerali, a volte speziati soprattutto nelle vecchie annate. Altre, da suoli calcarei, sono invece più freschi, floreali, più vicini a quelli della Valpolicella perché l'evoluzione della Garganega è molto diversa da territorio a territorio».
E continua: «È un po’ il gioco del bianco e del nero che ci piace fare in manifestazioni come questa dove c’è l’attenzione qualificata di un consumatore che ha voglia di provare, ha la curiosità di indagare un territorio molto piccolo ma che ha numeri di tutto rilievo. Proprio dal Soave è partita la riscossa dei cosiddetti vini del vulcano che si è estesa ai Lessini, a Gambellara, a Pitigliano, nel Lazio e non solo per il Frascati - in Campania - basti pensare al Vesuvio, a i Campi Flegrei e a Ischia - e infine all’Etna, alle Eolie e a Pantelleria».
Il consorzio dei pescatori di Goro
Il consorzio dei pescatori di Goro è stato fondato negli anni trenta dai lavoratori della pesca per la gestione del mercato ittico. Attualmente riunisce molti soci e varie cooperative. L’allevamento di cozze e vongole veraci, grazie anche alla salubrità delle acque rinnovate e ossigenate continuamente dalle maree, ha raggiunto un alto livello tanto che oggi il consorzio è leader della molluschicoltura.
Il prodotto viene commercializzato in Italia, nella grande e piccola distribuzione, e all’estero, soprattutto in Spagna. Una particolare confezione sottovuoto consente il mantenimento della freschezza e delle qualità organolettiche del contenuto per cinque giorni.


