Torrevilla festeggia 106 anni. Incremento del fatturato del 30%
Soddisfazione per l’andamento delle vendite di Torrevilla, nonostante i tempi di crisi. 3 milioni le bottiglie prodotte, oltre 8 milioni il fatturato. Si punta sempre più all’export e si guarda con fiducia all’Expo 2015
TORRAZZA COSTE (PV) - Un’azienda in salute Torrevilla, che festeggia i suoi 106 anni di vita con ottimismo, nonostante la crisi che morde anche il settore vitivinicolo. Seicento ettari di estensione dei vigneti sparsi lungo dieci Comuni dell’Oltrepò Pavese, 53mila quintali di produzione uva nella scorsa vendemmia, 268 aziende viticole associate, 3 milioni di bottiglie prodotte, un fatturato 2012 che si aggira sugli 8 milioni e 300mila euro, 15 dipendenti che ruotano attorno alle due sedi di Torrazza Coste e Codevilla.

I numeri presentati dal presidente Luigi Ferrari sono confortanti, soprattutto per i soci presenti alla assemblea annuale presso la cantina di Torrazza Coste, insieme a tanti rappresentanti delle istituzioni locali, provinciali e regionali. «Le cronache giornaliere sono piene di notizie tristi in merito all’andamento economico - ha spiegato Ferrari - Torrevilla è invece una piccola azienda che fa parte di una grande comunità e ne rappresenta l’immagine territoriale per eccellenza, quindi è un tutt’uno con il patrimonio locale. Oggi stiamo vivendo un momento felice grazie al lavoro svolto sin qui».
Certo, non si può nascondere che c’è anche l’altra faccia della medaglia: «Guardandoci attorno i problemi ci sono, anzitutto per una crisi d’identità come tipologia di vini dell’Oltrepò, poi i prezzi bassi delle uve e dei terreni, i costi che superano i ricavi in molte aziende del settore, crisi dettata anche da dissidi e incomprensioni tra operatori. Ma smettiamola - chiede il direttore di Torrevilla, l’enologo Guerrino Saviotti (nella foto sotto) - di piangerci addosso e cerchiamo piuttosto di risolvere i problemi. Avevamo anche fatto una proposta di aggregazione alle Cantine di Casteggio, Canneto e Tortona ma ci è stato risposto negativamente. Invece, in questo tempo di crisi, è ora di fare squadra. Cosa che noi facciamo da tempo qui a Torrevilla e le vendite del 2012/2013 ne stanno dimostrando i benefici, con un incremento del fatturato del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Stiamo raccogliendo dunque quanto seminato in tanti anni di sacrifici. Il ricavo delle vendite deriva per il 46% dalla grande distribuzione, ma c’è anche un buon 18% che viene alimentato dalle nostre botteghe aziendali di Torrazza Coste e Codevilla (quest’ultima aperta anche la domenica). A proposito di vendite, Torrevilla, oltre a lavorare bene su scala nazionale, guarda anche con un occhio particolare all’estero, in particolare al mercato d’Oriente, come Hong Kong, la Cina, senza dimenticare Brasile, Inghilterra, Irlanda, piuttosto che Paesi in via di sviluppo come Colombia e Venezuela».
«Anche se siamo molto in ritardo sui mercati orientali - precisa Stefano De Paoli, reduce da un tour in Cina nei distretti di Canton e Shangay - con Torrevilla comunque si sta lavorando bene, tanto che siamo riusciti a far conoscere ed apprezzare anche il Moscato e il Sangue di Giuda».

La conferma è arrivata anche dal responsabile vendite di Torrevilla, Patrizio Zambruni: «Per ora ci assestiamo sul 4% di fatturato con il mercato estero, ma vogliamo arrivare presto al 10%. I nostri successi sono stati costruiti nel tempo, grazie anzitutto all’onorabilità del nostro marchio, e poi alla capacità di agenti e collaboratori esterni, al rispetto delle risorse umane e delle regole del mercato. Entro fine anno raggiungeremo i 50 venditori su scala nazionale, giriamo tra ristoranti, bar, enoteche, abbiamo anche aperto un ufficio-agenzia di distribuzione in Cina, dove il vino è un prodotto molto richiesto, non tanto a tavola ma in locali dove si fa musica, come karaoke e altro».
«Il problema delle vendite con l’estero è legato soprattutto alle accise, basti pensare - fa notare il direttore Guerrino Saviotti - che in Brasile c’è un aggravio del 156% rispetto al prezzo iniziale. E anche in Cina ci sono queste problematiche». «Ma il posizionamento sui mercati esteri in questo momento è strategico - incalza il presidente della Camera di commercio di Pavia, Giacomo De Ghislanzoni Cardoli - e il nostro territorio è ora che si dia una scrollata. Non posso essere io a dover quasi pregare i produttori a partecipare alle grandi fiere come l’Autunno Pavese. Ora bisogna pensare ad Expo 2015, è sicuramente una grande opportunità, ma i produttori vitivinicoli devono legare i loro vini ad uno sviluppo turistico del territorio. E poi facciamo brindare in tutte le aziende, in tutti i bar, in tutti i ristoranti con il buon vino dell’Oltrepò, teniamo alta la nostra bandiera».
Assicura Paolo Massone, presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese: «È vero, si è creato un solco con alcune aziende, ma stiamo lavorando per diventare profeti anche in patria, cerchiamo anzitutto di posizionare bene i nostri prodotti sul territorio nazionale e di pari passo portiamo avanti tutti i discorsi con l’estero. Certo, dobbiamo far conoscere meglio le nostre colline, i salumi, la mostarda e tutti quei prodotti tipici di cui il nostro Oltrepò deve andare orgoglioso. Il Consorzio ha messo in atto anche controlli costanti in enoteche, ristoranti, proprio per evitare che qualcuno spacci qualche altro vino con le nostre etichette, dobbiamo favorire le persone oneste».
D’accordo il presidente dell’Amministrazione Provinciale, Daniele Bosone: «Bisogna lavorare nel segno dell’unità, basta frammentazioni, la Provincia ha già dato un segnale in questa direzione con l’ideazioni di itinerari turistici che valorizzino anche le valli del vino in Oltrepò». Per il consigliere regionale Pd Giuseppe Villani «bisogna superare questo momento difficile mostrando che nella nostra regione non c’è solo la Franciacorta ma anche qui in Oltrepò, con un po’ di sforzo da parte di tutti per integrarsi, promuovendo magari in abbinata riso e vino, si possono fare buone cose in vista di Expo».
«Alla Commissione attività produttive del commercio - spiega un altro consigliere regionale, il leghista Angelo Ciocca - è tempo di riordinare i criteri della distribuzione del commercio in Lombardia per dare segnali concreti nei confronti degli imprenditori che stanno attraversando momenti difficili, anche nel settore vitivinicolo. Bisogna rimanere sul territorio a fare impresa aiutando anche questo comparto».
Per Angelo Zucchi, ora in forza al sottosegretariato presso il ministero dell’Agricoltura, «Expo 2015 non è il Vinitaly, è molto di più, è un messaggio forte che il nostro Paese può e deve dare in questo particolare momento di crisi della sicurezza alimentare: come garantire cibo per i prossimi decenni ai popoli della terra. Sono già 130 i Paesi che hanno aderito a questa grande scommessa universale che si terrà a Rho-Pero, ma altri se ne aggiungeranno ancora nei prossimi mesi».
Presenti all’evento anche il professor Giuseppe Fogliani, fondatore del centro Riccagioia, il presidente regionale dell’Associazione italiana sommelier, Fiorenzo Detti, e Serafino Bassanetti, presidente di Banca Centropadana, che ha inaugurato la nuova struttura logistica destinata a magazzino di Cantine Torrevilla. A tutti, infine, l’omaggio della bottiglia del 106° anniversario, oltre alla cartolina celebrativa e ad una degustazione di prodotti tipici dell’Oltrepò Pavese.

I numeri presentati dal presidente Luigi Ferrari sono confortanti, soprattutto per i soci presenti alla assemblea annuale presso la cantina di Torrazza Coste, insieme a tanti rappresentanti delle istituzioni locali, provinciali e regionali. «Le cronache giornaliere sono piene di notizie tristi in merito all’andamento economico - ha spiegato Ferrari - Torrevilla è invece una piccola azienda che fa parte di una grande comunità e ne rappresenta l’immagine territoriale per eccellenza, quindi è un tutt’uno con il patrimonio locale. Oggi stiamo vivendo un momento felice grazie al lavoro svolto sin qui».
Certo, non si può nascondere che c’è anche l’altra faccia della medaglia: «Guardandoci attorno i problemi ci sono, anzitutto per una crisi d’identità come tipologia di vini dell’Oltrepò, poi i prezzi bassi delle uve e dei terreni, i costi che superano i ricavi in molte aziende del settore, crisi dettata anche da dissidi e incomprensioni tra operatori. Ma smettiamola - chiede il direttore di Torrevilla, l’enologo Guerrino Saviotti (nella foto sotto) - di piangerci addosso e cerchiamo piuttosto di risolvere i problemi. Avevamo anche fatto una proposta di aggregazione alle Cantine di Casteggio, Canneto e Tortona ma ci è stato risposto negativamente. Invece, in questo tempo di crisi, è ora di fare squadra. Cosa che noi facciamo da tempo qui a Torrevilla e le vendite del 2012/2013 ne stanno dimostrando i benefici, con un incremento del fatturato del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Stiamo raccogliendo dunque quanto seminato in tanti anni di sacrifici. Il ricavo delle vendite deriva per il 46% dalla grande distribuzione, ma c’è anche un buon 18% che viene alimentato dalle nostre botteghe aziendali di Torrazza Coste e Codevilla (quest’ultima aperta anche la domenica). A proposito di vendite, Torrevilla, oltre a lavorare bene su scala nazionale, guarda anche con un occhio particolare all’estero, in particolare al mercato d’Oriente, come Hong Kong, la Cina, senza dimenticare Brasile, Inghilterra, Irlanda, piuttosto che Paesi in via di sviluppo come Colombia e Venezuela».
«Anche se siamo molto in ritardo sui mercati orientali - precisa Stefano De Paoli, reduce da un tour in Cina nei distretti di Canton e Shangay - con Torrevilla comunque si sta lavorando bene, tanto che siamo riusciti a far conoscere ed apprezzare anche il Moscato e il Sangue di Giuda».

La conferma è arrivata anche dal responsabile vendite di Torrevilla, Patrizio Zambruni: «Per ora ci assestiamo sul 4% di fatturato con il mercato estero, ma vogliamo arrivare presto al 10%. I nostri successi sono stati costruiti nel tempo, grazie anzitutto all’onorabilità del nostro marchio, e poi alla capacità di agenti e collaboratori esterni, al rispetto delle risorse umane e delle regole del mercato. Entro fine anno raggiungeremo i 50 venditori su scala nazionale, giriamo tra ristoranti, bar, enoteche, abbiamo anche aperto un ufficio-agenzia di distribuzione in Cina, dove il vino è un prodotto molto richiesto, non tanto a tavola ma in locali dove si fa musica, come karaoke e altro».
«Il problema delle vendite con l’estero è legato soprattutto alle accise, basti pensare - fa notare il direttore Guerrino Saviotti - che in Brasile c’è un aggravio del 156% rispetto al prezzo iniziale. E anche in Cina ci sono queste problematiche». «Ma il posizionamento sui mercati esteri in questo momento è strategico - incalza il presidente della Camera di commercio di Pavia, Giacomo De Ghislanzoni Cardoli - e il nostro territorio è ora che si dia una scrollata. Non posso essere io a dover quasi pregare i produttori a partecipare alle grandi fiere come l’Autunno Pavese. Ora bisogna pensare ad Expo 2015, è sicuramente una grande opportunità, ma i produttori vitivinicoli devono legare i loro vini ad uno sviluppo turistico del territorio. E poi facciamo brindare in tutte le aziende, in tutti i bar, in tutti i ristoranti con il buon vino dell’Oltrepò, teniamo alta la nostra bandiera».
Assicura Paolo Massone, presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese: «È vero, si è creato un solco con alcune aziende, ma stiamo lavorando per diventare profeti anche in patria, cerchiamo anzitutto di posizionare bene i nostri prodotti sul territorio nazionale e di pari passo portiamo avanti tutti i discorsi con l’estero. Certo, dobbiamo far conoscere meglio le nostre colline, i salumi, la mostarda e tutti quei prodotti tipici di cui il nostro Oltrepò deve andare orgoglioso. Il Consorzio ha messo in atto anche controlli costanti in enoteche, ristoranti, proprio per evitare che qualcuno spacci qualche altro vino con le nostre etichette, dobbiamo favorire le persone oneste».
D’accordo il presidente dell’Amministrazione Provinciale, Daniele Bosone: «Bisogna lavorare nel segno dell’unità, basta frammentazioni, la Provincia ha già dato un segnale in questa direzione con l’ideazioni di itinerari turistici che valorizzino anche le valli del vino in Oltrepò». Per il consigliere regionale Pd Giuseppe Villani «bisogna superare questo momento difficile mostrando che nella nostra regione non c’è solo la Franciacorta ma anche qui in Oltrepò, con un po’ di sforzo da parte di tutti per integrarsi, promuovendo magari in abbinata riso e vino, si possono fare buone cose in vista di Expo». «Alla Commissione attività produttive del commercio - spiega un altro consigliere regionale, il leghista Angelo Ciocca - è tempo di riordinare i criteri della distribuzione del commercio in Lombardia per dare segnali concreti nei confronti degli imprenditori che stanno attraversando momenti difficili, anche nel settore vitivinicolo. Bisogna rimanere sul territorio a fare impresa aiutando anche questo comparto».
Per Angelo Zucchi, ora in forza al sottosegretariato presso il ministero dell’Agricoltura, «Expo 2015 non è il Vinitaly, è molto di più, è un messaggio forte che il nostro Paese può e deve dare in questo particolare momento di crisi della sicurezza alimentare: come garantire cibo per i prossimi decenni ai popoli della terra. Sono già 130 i Paesi che hanno aderito a questa grande scommessa universale che si terrà a Rho-Pero, ma altri se ne aggiungeranno ancora nei prossimi mesi».
Presenti all’evento anche il professor Giuseppe Fogliani, fondatore del centro Riccagioia, il presidente regionale dell’Associazione italiana sommelier, Fiorenzo Detti, e Serafino Bassanetti, presidente di Banca Centropadana, che ha inaugurato la nuova struttura logistica destinata a magazzino di Cantine Torrevilla. A tutti, infine, l’omaggio della bottiglia del 106° anniversario, oltre alla cartolina celebrativa e ad una degustazione di prodotti tipici dell’Oltrepò Pavese.

